Recensione al libro "Pietre sul cuore" (Alice Tachdjian)
a cura di Ninni Radicini

Edizioni Sperling&Kupfer, 2003
Pagg.200
€ 15.00

Genocidio. Termine terrificante, che segna in eterno la storia un popolo.
Il popolo armeno e' stato vittima di un genocidio all'inizio del Novecento
da parte dei turchi: oltre un milione e mezzo di armeni
massacrati e mezzo milione di dispersi. Nel 1915, a Ulas, una cittadina
dell'Armenia, Varvar viveva la sua infanzia: i genitori, i
familiari, la vita del luogo. Fino all'arrivo dei turchi. Da quel momento,
la tragedia. Rastrellamenti, fucilazioni, violenze indicibili. E poi
la deportazione, la fame, gli stenti, le ripetute efferatezze a cui fu
costretta ad assistette. Grazie alla abilita' di sua zia, che riesce a
superare la sorveglianza dei turchi, Varvar e' portata in salvo, a prezzo
pero' della separazione dalla madre, rimasta prigioniera.
Come centinaia di migliaia di suoi connazionali il futuro e' fuori dalla sua
patria. Lei, in Francia.
Ma la memoria non si cancella e Varvar nel 1974 inizia a scrivere la storia
della tragedia che visse tanti anni prima. Ricordi, immagini,
caratteri che ritornano. Lei decide di affidarli alla scrittura, in francese
e in armeno. Fino al 1989.
Oggi questa memoria storica e' pubblicata nel testo curato da sua figlia,
Alice Tachdjian, nata a Parigi e abitante in Italia. Nel 1988 ha
fondato la Associazione di volontariato "Amici dell'Armenia", impegnandosi
per il riconoscimento da parte del Parlamento italiano
del genocidio del popolo armeno, e per il sostegno alla popolazione di
origine.

I prodromi del genocidio del popolo armeno risalgono alla fine
dell'Ottocento. Nell'impero turco ottomano, gli armeni abitavano nel
territorio della Grande Armenia, al confine con la Russia e nella piccola
Armenia, in Cilicia. Nel 1896, trecentomila armeni furono
uccisi. Le proteste dagli stati europei non fermarono le intenzioni degli
ottomani che circa dieci anni dopo avviarono un'altra fase di
attacchi e di massacri nei confronti degli armeni. L'Europa era in procinto
di entrare nella Prima guerra mondiale. Il 24 aprile 1915
inizia il genocidio. Il primo atto: settecento intellettuali armeni vengono
prelevati dalle loro case: scomparvero per sempre. Dopo, gli
uomini arruolati a forza nell'esercito turco. Anche per loro era la fine.
Poi fu la volta degli anziani, degli adolescenti, delle donne.
Deportati nel deserto della Siria, costretti a marce forzate di centinaia di
chilometri, privi di tutto, senz'acqua, sottoposti a violenze.
Chi non mori' nel deserto, fu lasciato in luoghi isolati dove era vittima di
aggressioni da parte di criminali. Altri furono messi su
barche che poi venivano affondante.
Una nazione devastata: tre quarti della popolazione armena annientata.
Un massacro il cui riconoscimento da parte della comunita' internazionale ha
proceduto con modalita' spesso appesantite e rallentate
da fattori di realpolitik.

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