Titolo Editoria senza editori
Autore Schiffrin André
Prezzo
ISBN 88-86842-55-4
€ 12,39
Dati 114 p.
Anno 2000
Editore Bollati Boringhieri
Collana Temi
Titolo Editoria condizionata
Autore Brémond Janine; Brémond Greg
Prezzo
ISBN 88-339-1210-8
€ 9,50
Dati 128 p.
Anno 2003
Editore Sylvestre Bonnard
Collana Fuori collana
Titolo Senior Service
Autore Feltrinelli Carlo
Prezzo
ISBN     88-07-81663-6
€ 7,23
pp. 431 p.
Anno 2001
Editore Feltrinelli
Collana Universale economica

Libri che parlano di libri senza editori


di Raffaele Calafiore

Cinquemila editori presi d'assalto da piu' o meno un milione di aspiranti scrittori. Lettori latitanti. I best seller e il print on demad. Editoria a pagamento si/no. La libertà di espressione ed il pensiero unico. Il libro di qualità e le concentrazioni editoriali. Tutti temi che infervorano a vario titolo gli addetti ai lavori ed i lettori (pochi) incalliti.
Tutte domande valide e questioni alte. Sicuramente, a patto però che non si perda di vista l'evoluzione del mercato editoriale. Come in altri paesi anche in Italia, a partire dagli anni 80, c'è stato un drastico riassetto, caratterizzato dalle concentrazioni delle sigle editoriali in gruppi industriali sempre più forti (gruppi con interessi nei vari campi merceologici dove l'editoria in alcuni casi rappresenta solo una esigua percentuale rispetto a tutto il resto), che, nell'operazione di accorpamento e razionalizzazione dei costi, spesso hanno sacrificato l'aspetto puramente culturale che è attinente proprio al libro. All'editore e ai suoi stretti collaboratori che ne determinavano la linea editoriale, si sono affiancati i manager, spesso provenienti da altri settori, col preciso mandato di far quadrare i conti prima ed ampliare i margini di redditività subito dopo. Il massimo risultato col minimo sforzo, vecchia regola sempre valida nelle società capitalistiche e che oggi investe per intero anche il settore libro. Ma è questa una regola che poco calza al settore librario, sebbene l'editoria non può sottrarsi alle regole imprenditoriali di far quadrare i conti.
E' questo un aspetto ben individuato nel pamphlet di Schiffrin André "Editoria senza editori", Bollati Boringhieri, 2000 dove viene analizzata la parabola discendente del libro di qualità negli Stati Uniti. Una realtà apparentemente lontana per ampiezza di mercato ed operatori ma che porta in sé una dinamica riscontrabile, in un'epoca di comunicazione globale, anche in Italia. Il testo è preceduto dalla presentazione di Alfredo Salsano che ci regala un'acuta analisi del mercato editoriale italiano: dai grandi gruppi editoriali alle librerie indipendenti passando per la perdita di qualità dei contenuti, oltre che degli spazi di praticabilità per porre idee a confronto.
E' quello delle idee a confronto e della libera circolazione del pensiero, oltre l'ostacolo legato alla pubblicazione materiale di un libro, un problema che attiene anche alla distribuzione, cioè a tutti quei passaggi che portano un libro dalla tipografia a contatto col consumatore finale, lasciando poi a lui la scelta di acquistarlo o meno. O perlomeno così dovrebbe essere. Problemi che apparentemente riguardano il settore librario, al pari di un qualunque altro settore merceologico ma che, per caratteristiche del prodotto, attengono sicuramente ad un problema più ampio: la democrazia.
E' in questa problematica che si colloca il secondo libro scelto per questa rubrica: " Editoria condizionata" di Janine e Greg Brémond, Edizioni Sylvetre Bonnard, 2003.
Uscito in Francia nel 2002 è stato riadattato dagli autori per l'edizione italiana e denuncia come le concentrazioni editoriali e le soluzioni di mercato finiscano per condizionare quelle scelte più propriamente culturali, oltre a porre il problema reale del controllo dell'informazione (quando la concentrazione diventa oligopolio), e quindi del funzionamento delle democrazie.
Di altro tono è invece l'escursus nei ricordi di famiglia di Carlo Feltrinelli "Senior service", Feltrinelli, 2001, interessante ricostruzione dell'editoria italiana negli anni '50 e '60 attraverso la figura di Giangiacomo Feltrinelli: l'infanzia, il dopoguerra, la militanza nel Partito Comunista Italiano, la Cooperativa del libro Popolare, la nascita della casa editrice, il caso "Dottor Zivago". I libri "osceni" e quelli "necessari".
Raffaele Calafiore

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 Commento di Chicca Cacca "Sono in commercio in Italia 479.580 titoli di 4.729 editori e di 178.554 autori"

Quattrocentosettantanovemilacinquecentottanta titoli di quattromilasettecentoventinove editori, gli autori sono solo centosettantottomilacinquecentocinquantaquattro. Le cifre parlano, anzi urlano da sole. I lettori, anche questo è sconcertante, sono meno di un milione. In pratica ogni dieci lettori ci sono due scrittori.
Il mercato, almeno in questa fase storica, è intasato, saturo, satollo come un maiale prima di essere sgozzato. Perché?
La concentrazione del potere nelle mani di pochi, in passato, funzionava come controllo delle espressioni sociali. In Cina, con effetti disastrosi, hanno tenuto a bada anche le nascite. Come mai in Italia non si riesce a controllare il flusso interiore degli scrittori?
Dall’ottimo articolo di Calafiore si desume il contrario: L’italia, oligarchica e un tantinello corrotta, controlla la creatività nostrana.
Eppure 4729 editori è un dato che fa presumere il contrario. Coesistono e esercitano, più o meno liberamente, centinaia di migliaia di Dante, Petrarca e Boccaccio. Tutti, ma proprio tutti, degni di essere decorati da qualche concorso letterario, oppure decantati dalla critica, o ancora coccolati dalle case editrici.
In realtà è il contrario. E’ il mercato che in questa fase storica non riesce a garantire nemmeno a se stesso quella visibilità che (praticamente) controlla. Mondadori con le uscite che ha (quasi cinquemila all’anno) dovrebbe comprarsi una decina di magazine come Panorama per poterli recensire tutti. Feltrinelli, pur tentando con una politica aggressiva di monopolizzare la critica militante a sinistra, si scontra, quasi quotidianamente, con migliaia di etichette editoriali che rosicchiano spazi e visibilità. Insomma un’oligarchia all’italiana. Quello che si controlla, più che gli sfinteri onirici dei nostri talenti, sono gli scaffali impolverati dei poveri librai. Stanchi e impossibilitati a reggere una mole di capolavori di tale portata.
Strangolati da logiche inique e devastanti.
Un caffè sotto casa vostra costa al barista circa dodici centesimi e viene rivenduto a settanta. Con un libro di dieci euro un bravo libraio porta a casa tre euro. E’ tanto più facile vendere un libro?


 Commento di Ciro K "Grazie Calafiore"

Donnaiolo o gay, lo scrittore nostrano è di razza buona. Come dimostra il breve ma intensissimo articolo di Calafiore. E’ semmai la macchina da guerra delle italiche case editrici a non reggere il confronto planetario al quale, ognuno di noi, è chiamato. La distribuzione, l’Ufficio Stampa, la comunicazione integrata è l’anello debole della catena di carta che porta (sempre più raramente) un libro tra le mani del lettore.Calafiore con un colpo di fioretto mette a nudo il problema. Grazie.
Il Suo articolo mi ha turbato come non mi succedeva da anni.
Aggiungerei, se mi è consentito, che oggi più di ogni epoca precedente il processo creativo è al servizio delle altissime deficienze di noi scrittori. Le nostre lacrime, come quelle di Calafiore, sono d’oro. Un flusso magmatico e magnetico che attira, attrae e distrae. I capolavori della letteratura odierna, da Baricco a Vespa passando per Veltroni e Rondolino, resteranno per secoli sulla scena stampata. Questo è un bene per tutti.


 Commento di Wallis"In risposta al... "

Bene. Il nostro eroe editore di Pollena Trocchia ha voglia di fare il trombone? Bene: non sarà l’ultimo. Tante, tanti palloni e palloncini gonfiati di gas puzzolenti seguiranno a ruota. Ci siamo: le nullità cercano voce e che fanno? Selezionano libri editi da signorini oligopolisti che criticano gli oligopolisti e intortano il tutto con qualche inutile commento.
Il problema è un altro ed è altrove.
Io, il vostro immenso Wallis, vi darò un poco di luce. Poca però che oggi ho da fare.
Mancano i lettori perché mancano i libri. In Italia si stampano e ristampano solo le pippe mentali dei benpensatialtolocati o dei finti sottoproletariholdeniani. Nelle case editrici i manoscritti “non presentati” non vengono nemmeno letti. I piccoli editori fanno soldi sulle spalle di autori sfigati con il “pizzocontributo” alla stampa. I grandi se ne fottono: stampano solo ai Vespa e ai Barricco. Tanto si sa: basta ingarrare dieci libri l’anno. In questo il povero lettore che fa?
A) Smette di leggere.
B) Compra libri non italiani.
Provate, se non ci credete, ad entrare nell’ultima libreria di provincia. Poi, se non siete ancora convinti, nell’immenso megastore della vostra città.
La scrittura, in quanto parola scritta, ha perso ogni centralità. Si ci dibatte su altro.
Torniamo a pensare che c’è un mondo da raccontare e raccontiamolo. C’è una guerra, un occidente senz’anima, un oriente senza futuro. Poi ci siamo noi, mezzi stramazzati dall’ansia. Ma ci siamo. Inutili fari senza luce. Corriamo ai quattro angoli del mondo e pisciamo sulla neve fresca. Ai tromboncini di provincia…a loro basta un cono di spot tutto per loro. Bene: a noi non serve più.