Gli italiani e i libri
dati di vendita dei libri nel 2002
di Marcello Tucci
La domanda da un milione di dollari che ora si pone, come direbbe qualcuno,
è:possiamo capire, o almeno cercare di intuire, come sta il nostro
Paese scorgendo il bilancio 2002 delle vendite dei libri? Insomma senza scomodare
il Censis oppure l’Istat, che puntualmente ogni anno ci danno la fotografia
reale della nazione, possiamo capire dai dati di vendita nelle librerie a
che punto l’italiano medio si trova in questo nuovo secolo appena nato,
dove avvenimenti cruenti e significativi si succedono così velocemente?
Se è vero come recita un vecchio slogan ‘dimmi cosa leggi e ti
dirò chi sei’ da questi dati possiamo ricavare informazioni tali
da farci supporre che dopo tanti continui accadimenti, che vanno dall’11
settembre alla questione israelo-palestinese, dall’attacco terroristico
in Russia alla crescente minaccia di nuova guerra in terra irachena, dalla
questione ambientale ai no global, dalle manifestazioni spontanee dei girotondini
alla richiesta di un nuovo modo di fare politica, dalla grave situazione economica
mondiale al crescente dilemma della fame nel mondo, e via dicendo, si possa
capire se l’italiano chiede maggiore informazione o preferisca piuttosto
chiudere gli occhi cercando nel libro evasione oppure consolazione.
A parer mio la richiesta di libri non è quasi mai casuale, il più
delle volte è dettata da un bisogno ad una risposta che viene dall’esterno,
qualunque essa sia. Per questo motivo assistiamo in certi periodi ad una fiorente
vendita di libri di saggistica e narrativa d’autore, in altri momenti
all’esplosione di fenomeni di pura evasione rappresentata dai libri
di comici di tutte le risme. Non a caso.
I dati di cui disponiamo sono ottimistici prima di tutto poiché in
Italia in questo anno appena trascorso i conti degli editori per la prima
volta non sono in rosso (i dati riferiti a dicembre sono tratti da "Tirature
2002" edit. saggiatore, a cura di Raffaele Cardone. Il trand è
confermato dai dati dell'Istituto Demoskopico - n.d.a) . In controtendenza
ad altri paesi europei e non sia le grandi case editrici che le piccole segnano
a loro vantaggio incrementi di vendita che vanno da un più 3,6% della
Mondadori ad un più 10% della Rizzoli, Feltrinelli, Longanesi, Adelphi,
e per continuare da un più 15% della Guanda, più 46% di Ponte
alle Grazie fino ad un positivo 140% della Salani.
Dunque già da questo si ricava un prezioso dato che ci segnala un chiaro
bisogno d’informazione, evasione, intrattenimento ed approfondimento.
Per avere un quadro d’insieme più soddisfacente non ci resta
che gettare uno sguardo sul resoconto finale elaborato da uno dei più
attendibili istituti di statistica del settore come il Markam che per il settimanale
Tuttolibri-La Stampa fornisce i suoi preziosi servigi.
Quello che già dall’inizio salta agli occhi è la vendita
di saggi che muovono dall’attentato alle Twin Towers al fenomeno dilagante
del terrorismo di matrice integralista, per arrivare ad una critica generale
sulla globalizzazione, l’imperialismo, la guerra afgana e quella imminente
in Iraq. Dunque la sensibilità del lettore è catturata maggiormente
dal libro della Fallaci: ‘La rabbia e l’orgoglio’, campione
assoluto in libreria, che tante polemiche ha suscitato tanto da portare in
evidenza un altro libro scritto da Terzani in polemica con l’autrice
toscana: ‘Lettere contro la guerra’. Di seguito altri libri su
questa falsariga hanno mietuto notevoli consensi come i due libri del medico
d’Emergency Strada: ‘Pappagalli verdi’ e ‘Buskashi’,
‘La guerra infinita’ del giornalista Giulietto Chiesa, ‘La
menzogna dell’impero’ del maggior saggista politico statunitense
Gore Vidal, cui s’affianca ‘L’incredibile menzogna’
di un altro americano come Meissan e ‘Impero’ scritto a due mani
con Hardt e Toni Negri. Per proseguire sullo stessa filone impegnato vanno
ricordati saggi che auspicano una nuova concezione dello sviluppo per una
diversa globalizzazione come il ‘La globalizzazione e i suoi oppositori’
di Stiglitz e ‘L’economia all’idrogeno’ del guru dei
No-global Jeremy Rifkin.
Per completare il settore saggistica spinto dalla grande richiesta d’approfondimento
sulle materie che abbiamo visto segnalo autori che si sono occupati di faccende
più interne al nostro paese come Giorgio Bocca con il suo ‘Piccolo
Cesare’( un saggio sulla nuova era berlusconiana), ed a seguire i vari
Biagi, Stella, con il suo saggio sugli extracomunitari: ‘L’orda’,
Bruno Vespa, Alberoni, Severgnini, Serra, Veltri, Deaglio e Marcello Veneziani,
fine intellettuale che dalla sua posizione rivendica un ruolo nobile agli
intellettuali della destra: ‘ La cultura della destra’.
Il 2002 appena trascorso tuttavia non è stato solo questo ma ha visto
consolidarsi una narrativa d’autore con numerosi romanzi molto interessanti.
La folta pattuglia vede premiati molti italiani come la Mazzantini con il
suo ‘Non ti muovere’, di cui presto avremo la versione cinematografica,
gli esordienti Faletti con ‘Io uccido’, e ‘La Mennullara’
di Simonetta Agnello Hornby. Ottimi riscontri anche per l’ultimo Baricco,
Manfredi, De Carlo, Ammanniti, Benni e Bevilacqua. Folta la pattuglia sudamericana
che vede il grande ritorno di Marquez: ‘Vivere per raccontarla’,
seguito dai libri della Allende e la cilena Marcela Serrano. Da segnalare
come veri e propri eventi i romanzi, non facili, di due esordienti statunitensi
che ben ci fanno sperare sulla sorte del Romanzo, dato per spacciato da molti
critici e studiosi letterari, ‘Ogni cosa è illuminata’
di Jonathan Safran Foer e ‘Le correzioni’ di J. Franzen.
Per quanto riguarda la narrativa fantastica, genere che spazia dal romanzo
giallo, horror, fantascienza, fantasy ecc…qui troviamo i maggiori compiacimenti.
Nel romanzo giallo un autore come Camilleri, ormai una certezza nel settore,
non poteva mancare con il suo libro fortunatissimo ‘La paura di Montalbano’,
trainato dall’effetto televisivo di Zingaretti, anche se per la verità
non ne ha bisogno. Non si vive però solo del bravissimo autore siciliano,
lo stanno a dimostrare i successi dell’esordiente Faletti, che abbiamo
già visto, Scott Turow, John Grisham, King, Cornwell e Connelly. Mentre
invece per il genere fantasy continua a raccogliere i favori di tutti l’inglese
Rowling, creatrice di Harry Potter, che ormai da qualche anno intrattiene
piacevolmente un pubblico che va dagli otto agli ottanta anni. L’effetto
cinematografico ne ha maggiormente amplificato l’interesse tanto che
l’uscita di ogni suo romanzo è atteso come un appuntamento da
non perdere. Possiamo dire le stesse cose di John Ronald Reuel Tolkien, cui
quest’anno corre il trentennale della sua scomparsa, con in più
che questo mirabile autore sta appassionando i suoi lettori da mezzo secolo,
se si considera che la sua opera maggiore ‘Il signore degli anelli’
ormai conta più di cinquanta milioni di acquirenti. Anche qui il volano
cinematografico è un valore aggiunto soprattutto quando un film ne
rispetta i contenuti e la passione dell’autore.
Per concludere non si può non menzionare il folto drappello di comici
che anche in libreria raccoglie il giusto riconoscimento. Questo fenomeno
non è recente, da vari anni libri di attori, cabarettisti e giù
di lì vanno a far compagnia agli autori di romanzi, saggi e quant’altro,
a volta senza nessun timore reverenziale e con giusto merito. Ricordo solo
per fare qualche nome la bravissima Litizzetto e la sua ‘Principessa
sul pisello’ , ‘Il momento è catartico’di Oreglio,
‘L’incontinente bianco’
di Giobbe Covatta oltre ai fortunati Luttazzi, Proietti, e Guzzanti.
Unica nota dolente quasi mai la poesia raccoglie proseliti, questo genere
vive ai margini del grande successo, anche quando gli anni di vendita sono
più fortunati di altri, coltivandosi un pubblico di nicchia in un paese
come il nostro che si vanta di essere una nazione di ‘Navigatori, poeti
e santi’.
Resiste invece la fiction di evasione e semplice intrattenimento, che si rivolge
ad un pubblico con minori pretese coltivando un filone commerciale che vede
primeggiare il ‘Wahlalla’ di Clive Cussler, ‘Le gazze ladre’
di Ken Follet ed i nuovi romanzi di Forsyth, Deaver, Clancy e Carter. Tuttavia
a mio parere il piacere di leggere e di informarsi non ha confini e non può
avere limiti, leggere ci rilassa, è vero, a volte ci aiuta a conoscere
il mondo e noi stessi. Tutto quello che le librerie ci offrono meritano pari
dignità, semmai se vogliamo recriminare qualcosa ci dobbiamo rivolgere
agli editori, chiedendo loro una migliore politica sui prezzi e sulla distribuzione,
poiché con l’avvento dell’euro anche in questo settore
troviamo ‘indicibili’ arrotondamenti che ci fanno male e ci offende,
proprio per rispettare le ragioni del leggere e quello che rappresenta in
termini d’accrescimento, intrattenimento, ma non solo.
Per approfondimenti leggi
Il
mercato librario italiano - Rapporto 2002 - sintesi
a cura dell'Associazione Italiana Editori
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