"Impero" di Antonio Negri
Recensione di Antonio Visone
L'ultimo libro di Negri, Impero, scritto recentemente in collaborazione
con Hardt, ha riscosso un ampio consenso in tutto
l'Occidente,
soprattutto in ambito universitario.
Il linguaggio, non più sulla falsariga della precedente produzione
politica, caratterizzata da una forma di scrittura a tratti criptica oppure
ristretta ad un pubblico specializzato, si presenta aperto e di non difficoltosa
comprensione. Accanto al nuovo taglio del linguaggio, un'altra significativa
divaricazione rispetto al recente passato, gli anni '70, la si riscontra nell'analisi
teorica proposta e nelle tematiche che da essa scaturiscono. Si nota l'ampia
influenza che nell'elaborazione del pensiero di Negri viene apportata dal
marxismo francese contemporaneo, dalle personalità di Deleuze e Guattari
nonché dall'imponente impianto teorico proposto da Michel Foucault.
Quest'ultimo autore, in maniera preponderante, ha influito sulla concezione
politica di Negri.
Infatti secondo lo studioso francese non esiste un elemento, sia esso il politico,
l'economico, il sociale, rispetto al quale tutti gli altri elementi sono sottoordinati.
Non esiste perciò un punto gerarchico nei confronti del quale tutti
gli altri punti ruotano intorno.Un momento cruciale dell'analisi di Negri
verte proprio su un nuovo concetto, quello di biopolitica intesa come produzione
della stessa vita. E nell'attuale momento storico ciò che si produce
in maniera preponderante è la dimensione sia corporea, sia sociale
che comunicativa dell'individuo inteso come singolo e come collettività.
Diventa essenziale nell'analisi di Negri il passaggio che avviene dall'ambito
della produzione industriale, relegata attualmente ai margini del mondo del
lavoro, alla produzione immateriale ed a quella dell'affettività. A
dare ampio respiro a queste nuove dimensioni produttive sono state sia l'emergere
dell'informatizzazione che dei nuovi modelli della comunicazione.
L'autore inquadra l'attuale momento storico ponendolo a raffronto con l'antico
impero romano, anzi scoprendo notevoli analogie fra le due diverse epoche
storiche. Ed infatti il titolo del libro ,Impero, vuole indicare una lettura
in chiave postmoderna dell'antico impero romano. A formare una piramide dall'alto
verso il basso si presentano gli Stati Uniti - questa potente nazione che
opera sotto l'egida dell'ONU, e che impone un equilibrio mondiale fatto di
pace, per conseguire la quale occorrono operazioni di polizia militare - dotati
del monopolio della forza. A seguire troviamo un gruppo di stati che determinano
le politiche monetarie come è il caso del G8. Nella parte sottostante
di questa piramide, al cui vertice ha sede il comando globale, c'è
un secondo livello che fa capo alle multinazionali le quali strutturano i
territori e le popolazioni e distribuiscono tecnologie. Le associazioni, soprattutto
le ONG, hanno il compito di rappresentare gli interessi popolari in termini
universali ed in difesa della vita. Si delinea anche una perdita della centralità
della singola nazione a favore di una nuova entità, l'Impero, che si
avvicina sempre più all'antico modello imperiale romano dove la monarchia
è la massima espressione del potere imperiale, l'aristocrazia rappresenta
il momento della giustizia e della virtù e la democrazia rappresenta
e soddisfa i bisogni del popolo. La monarchia, in questo schema, si identifica
con gli Stati Uniti, l'aristocrazia viene ad identificarsi con le multinazionali
mentre la democrazia coincide con le ONG. Nello scenario contemporaneo, secondo
l'autore, diventa anacronistico parlare di imperialismo poiché nella
dimensione attuale non vi è un assoggettamento delle popolazioni e
dei territori in termini di violenza e di scambio di merci ineguali. Invece
l'Impero, di cui gli Stati Uniti rappresentano il vertice non gerarchico,
si è sempre espresso attraverso una relazione di assorbimento non violento
dell'Altro. Infatti le altre popolazioni devono godere tutte di diritti in
termini di democrazia e di sviluppo economico. E' proprio questo il senso
caratteristico della democrazia espansiva degli Stati Uniti.
Gli obiettivi più immediati dei quali si fa promotore l'autore ruotano
intorno ai concetti del diritto di cittadinanza libera ed universale per tutti
gli uomini, estensione di un salario sociale a tutta la popolazione soprattutto
a quella coinvolta indirettamente nel mondo del lavoro e la comunione dei
mezzi produttivi proprio perché esiste un forte senso di cooperazione
lavorativa di tutti gli individui.
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