"E poi
" un romanzo tutto brasiliano
di Rosemary de Oliveira
Parlare di Raffaele Calafiore
mi ricordo del primo incontro, un pomeriggio
di piacevoli chiacchiere al bar della Fiera del Libro a Torino. Parlare con
lui, con l'uomo viaggiatore, mi permetteva di cogliere un animo capace di
percepire le diverse tonalità del genere umano
lui, si
lui
Calafiore.
Quando mi ha chiesto di leggere il suo libro "E poi
", avevo
già letto una sua precedente raccolta di poesie. Ho immaginato qualcosa
di innovativo, ma anche di continuativo e per me uno stimolo alla lettura,
una curiosità intellettiva, anche rispetto alla cultura italiana contemporanea,
avendo trovato delle similitudini nella costruzione della precedente pubblicazione
solo in poeti brasiliani come Ferreira Gullar, Max Martins. Cosi', da curiosa,
anche rispetto alla lingua italiana e rispetto alla costruzione delle poesie,
iniziai a "viaggiare" nel primo libro di poesie e poi
.nel
secondo, primo romanzo di Calafiore.
Come nativa brasiliana e per una questione etnico culturale, ho colto, nel
romanzo di Calafiore, una realtà che mi appartiene. Inizialmente è
stata dura, vedere e cercare di capire con i miei occhi (brasiliani) cosa
voleva dire quello "straniero". Solo abbandonandomi alla lettura,
senza preconcetti, ho potuto costatare che lui, il viaggiatore, non era "solo"
straniero, ma era capace di percepire le sensazione del contatto con un'altra
cultura, problemi di un popolo, realtà diverse della sua "comoda"
terra europea.
La cosa che inizialmente mi ha lasciato perplessa, è stato il modo
con cui l'autore ha introdotto il personaggio, servendosi di una visione un
po' "immorale" della donna brasiliana. Ma è stata una perplessità
durata solo pochi attimi. Superato il duro impatto con l'incipit, ho potuto
percepire che questa "visione" non era una manifestazione di condanna
ad un comportamento "sbagliato" socialmente e cosi condannato, anzi,
mi ha suscitato, tramite, gli occhi del personaggio, la verità che
tutti noi nascondiamo in riferimento alla nostra libertà di scelta,
principalmente sentimentale e sessuale.
Ho visto e ho sentito profondamente nel libro di Calafiore, la forza del suo
personaggio quando si confronta con una realtà di violenza, che noi
(brasiliani) molte volte cerchiamo di nascondere (pachettotuttocompresso =
hotel de lusso, puttane, caipirinha, spiaggie e molto ma molto divertimento)
ai turisti e al resto del mondo.
Parlare dei "bambini di strada" vuol dire vedere e constatare una
infanzia abbandonata a se stessa, in un paese "in via di sviluppo"
come il Brasile. IL dramma, ma anche la poesie di questa realtà e dell'incontro
del "gringo" con questi bambini/uomini e tutta la sua battaglia
per cercare di rimanere ed avere il bambino accanto a se. Una storia sicuramente
romanzata ma anche tanto tanto reale quando si parla di burocrazia, di adozioni
e di tutti i limiti culturali e giuridici ad essa connessi.
Interessante è anche la figura di Don Antonio, e di come lui la descrive,
lui Calafiore che ha le sue origini in un paese cattolico di tradizione, dimostrando
in modo sottile, la necessita di vedere con altri occhi la chiesa cattolica
e forse l'altro da se.
Anche parlare degli "esquadrao da morte", polizia organizzata, e
vedere che in una città si convive con due stati dentro di un solo,
rende la cartolina di Rio de Janeiro meno cartolina, dove, "i poveri"
stanno sopra (morros) e i ricchi sotto. Dove il controllo della vita, lo sfruttamento
sessuale, il traffico delle droghe e l'organizzazione all' interno dei "morros",
che io preferirei chiamare di piccoli stati nello stato, vengono lette nel
libro di Raffaele Calafiore, in una maniera cruda, soprattutto quando si parla
dei gruppi di sterminio che, comandati dalla polizia, si occupano di eliminare
le persone dette "al margine della società".
Il "gringo" del pachettotuttocompreso, non sapeva che il destino
gli aveva incluso anche questa sorpresa: un incontro con la realtà
dei sentimenti.
Credo che parliamo sempre poco delle nostre realtà sentimentali, i
desideri, le aspirazioni, forse per paura di vedere che i sentimenti, contano
poco e l'odore dei soldi e quello che muove di più qualsiasi tipo de
relazione. Marco, il personaggio del romanzo, si sveglia, si ritrova per un'altra
realtà: la realtà dei sentimenti, del riconoscimento di una
relazione affettiva, amorosa, e credo che anche se il libro è duro,
e inizialmente un po' stravolgente per i ritmi della narrazione e per i contenuti,
alla fine finisce per "togliere le bende" e riuscire e leggere la
nostra realtà. E credo una buona maniera di vedere questo sia la distanza
e gli occhi di un "straniero"
Non dirò grazie a Raffaele, pero dirò OBRIGADA, per aver fatto
vedere in maniera sottile le diverse sfumature del mio paese, e principalmente,
OBRIGADA, per fare vedere che la parola SAUDADE trova un posto nella parola
Ricordare
perché credo che la saudade sia anche questo, il ricordare,
ma non il ritornare
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