Recensione
al libro "Voglio che dio mi mostri il suo volto" (Fabrizio
Manini)
a cura della Redazione
Edizioni Il Foglio
ISBN 88-88515-15-1
Pagg.153
€ 7.50
Dopo le due precedenti pubblicazioni "Briciole d'eternità"
e "Ballate di vita, di morte e d'amore", Fabrizio Manini ci propone
una nuova raccolta di poesie. Scritti in versi liberi che sviluppano una incursione
nella teologia eretica ma che presto rientrano su quel personalissimo percorso
verso la ricerca di qualcosa che ancora non si ha o che in qualche modo ci
è appartenuto e poi sfuggito di mano.
Quello che apparentemente sembra una raccolta di scritti blasfemi, in cui
la figura del dio si alterna a quella del diavolo, nel ripetersi dicotomico
bene - male, ben presto, nella poesia di Fabrizio Manini, cede il passo ad
una ricerca sofferta ben superiore: l'amore terreno e sublime fuso in tutt'uno,
escludendo pian piano, come presenza di un certo peso, le due figure simbolo
della dicotomia bene-male, in quanto appartenenti ad una stessa matrice, deististica
e per certi versi fantastica di cui se ne denuncia l'assenza, per restituire
fisicità terrena al sentimento.
Un anticlericlalismo apparente che denuncia un'assenza divina, piu' come qualcosa
di conosciuto , rivelato e perduto (Voglio che Dio mi mostri il suo volto),
che non come negazione fine a se stessa, invitando il lettore, attraverso
una lettura tutta personale, ad un percorso altrettanto individuale che, attraverso
i versi rimetta in moto quella riscoperta dell'amore terreno, coniugato all'amore
platonico quale forma di perfettibilità verso cui protendere, unica
forma di salvezza dell'uomo: la ricerca ed il compimento dell'amore.
Il testo è accompagnato da una prefazione di Taylor Grant Hawkes, poeta
e saggista americano indipendente e da una introduzione di Alberto Peruzzi,
docente di Filosofia teoretica.
a cura della redazione di NonSoloParole.com
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