Intervista ad Angela Buccella

A cura di Donatella Placidi

 

 

Angela, raccontami un po' di te: chi sei e che cosa fai nella vita oltre a scrivere.

Sono un manichino. La ragazza che chiunque vorrebbe conoscere. Quella che sogni la notte. Che ti bussa alla porta di casa tenendo tra le mani un coniglio decapitato.

Sei giovanissima, ventitré anni appena, e già autrice di “Glamodama. Milligrammi di assuefazione”, una raccolta di racconti editi da Michele Di Salvo Editore, e di numerosi racconti presenti in rete e in antologie. Vorrei chiederti da quanto tempo scrivi, e come nasce il tuo amore per la scrittura.

Scrivo da anni. Da quando ho incominciato una terapia che mi chiedeva di consegnare i miei mostri nelle mani di chi li aiutasse a decomporsi.

“Glamodama” colpisce per lo stile intenso e frammentato e per le sensazioni forti che trasmette. Che cosa è per te Glamodama?

Glamodama è vomito.

Rigettato dopo che il suo ristagno continuava a creare dolore. Si è travestito da bambola per essere cullato.

I tuoi racconti sono ambientati nelle periferie e nella metropolitana di una Milano fredda e distante; i tuoi personaggi vivono al margine della “normalità”, sofferenti e fragili. Quanto c'è di autobiografico in queste storie?

Le mie parole sono parte di me. Sono state respirate. Sono croste staccate da ferite che non riescono a rimarginarsi. I miei personaggi sono angeli puri a cui sono state staccate a morsi le ali.

Di te, nella prefazione all'antologia “Tua con tutto il corpo” edita da LietoColle, Francesca Mazzucato dice: “Angela Buccella è il nostro presente frantumato, masticato, violento e romantico e restituito con parole.” Tu che ne pensi?

Io sono la contraddizione. Amo la violenza del poetico. Amo la dolcezza della sofferenza. Il suo distruggere lentamente.

Hai dedicato “Glamodama” a Lavinia, che è anche uno dei personaggi del racconto “Eroine”. Chi è Lavinia?

Lavinia è un fiore. Una rosa bianca. E' stata mia. Vivevo per guardarla cadermi tra le braccia. Respiravo per sentirmela addosso. Ho raccontato di lei in “Eroine”. Di due angeli lapidati dalla noia. Io e lei. Rimangono solo ricordi e amen. La signora delle illusioni l'ha portata via. E' stato come iniettarsi l'amore prima di affrontare la morte.

Parlami dei tuoi riferimenti letterari e dei tuoi autori preferiti.

Marie L. Il suo “Acqueforti” è qualcosa che penetra come ago nella carne. Oggi solo lei.

Da tempo hai un blog, molto curato e anche molto visitato. Come sei passata dalla scrittura in rete a una pubblicazione cartacea?

Io sono passata dalla scrittura cartacea a quella in rete. E poi sono tornata nuovamente a quella cartacea. Io non amo la rete. La gente non mi piace troppo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio futuro è Leda. E' così bella. Mi capita di accarezzarle i capelli di notte. Di sussurrarle che la vita prima o poi finisce. Lei è stata abbandonata mentre aspettava di dire “sì”. Io ho ancora chi mi attende all'altare.

Ciao Angela, grazie per questa intervista, e in bocca al lupo!

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