Quando le parole pesano piu' del piombo
Napoli, 13/10/2006
di Raffaele Calafiore

 

E' notizia di stamane: il giornalista e scrittore Roberto Saviano è sotto scorta, in regime di protezione, per aver osato scrivere di camorra, per aver osato ricostruire pubblicamente quelli che sono gli interessi dei clan, per aver dato un contributo all'analisi del “Sistema” e aver tracciato il confine sottile, sottilissimo, a volte impercettibile, tra legalità e illegalità, quella zona di confine che tanto fa collusione.

Ci ha regalato un bel libro, una storia scritta bene, come un bel romanzo, e al contempo un saggio sulla storia recente della camorra ed i suoi sogni di potere, un testo che è un grande contributo all'analisi. Uno strumento di cui i politici dovrebbero far tesoro, e lo stesso la società civile, quella che crede ancora nello stato di diritto, nella libertà di parola, di pensiero e …di movimento.

Un libro, le cui parole hanno un peso specifico tre, dieci, cento volte superiore a quello del piombo.

Se per un attimo ipotizzassimo, inseguendo la piu' contorta delle fantasie, che il libro di Saviano si trasformasse in una pistola, con dentro un caricatore pieno…chesso' sei, otto…dieci colpi, e tutti i colpi fossero andati a segno eliminando un uomo, piu'uomini…, come in una qualunque faida tra clan, probabilmente staremmo ancora a parlare solo e solamente di emergenza criminalità… ennesime vittime della faida di camorra…ennesima vittima dal… escalation di… tutte frasi che rimanderebbero a dei numeri, a delle statistiche per sottolineare una emergenza, ma poi piu' niente. Come le tante emergenze in cui si sono visti i clan scannarsi tra loro. Quelle emergenze senza soluzione di continuità dall'incredibile puzzo di paura e di morte. Le parole invece, non hanno fatto vittime, non hanno colpito nessuno, almeno fisicamente, eppure sono li, pesanti come piombo, ad aprire un varco nelle coscienze.

Appena ho finito di leggere il libro di Saviano, questa estate, sono rimasto muto in una condizione quasi lobotomica. Mi dicevo tra me, con rammarico, con rabbia, con dolore… “tutto è perduto, tutto”. La coscienza civile, lo stato di diritto, la possibilità di determinare il proprio futuro, abitando in terra di camorra. Ma poi guardavo il libro. Quel libro ce lo avevo ancora in mano e lo stringevo. E oltre i fogli stringevo le parole, le analisi, i concetti…le denunce. E allora al senso di sconfitta si dipanava lentamente dando spazio ad una rinata fiducia: esisteva il libro, esisteva la denuncia, la ricostruzione e dietro a tutto questo c'era qualcuno che l'aveva fatto. Si, Saviano. Il suo lavoro. E allora, sin tanto ci saranno persone disposte a rischiare pur di denunciare, non tutte le speranze sono finite. La rinascita, a partire dalle coscienze, è ancora possibile. Deve essere ancora possibile. Diviene necessaria.

Oggi Roberto vive sotto scorta, lontano da Napoli ed ha dovuto mutare le sue abitudini per “problemi di sicurezza”. Un prezzo troppo alto per un libro. Un prezzo troppo alto per tutti. Le istituzioni devono intervenire per garantirgli l'incolumità ed una vita quanto piu'normale possibile. Ma è necessario che anche le coscienze si levino, si risveglino e nulla passi sotto silenzio.

Come hanno detto Massimo Parlotto e Giancarlo De Cataldo i primi firmatari di un appello lanciato a sostegno di Roberto Saviano (La Repubblica del 13/10/2006) “Un isolamento fatto da ciò che non ti fanno e che vogliono farti credere ti faranno. Ma intanto ti fermano, creano diffidenza intorno, screditano, insultano, allontanano tutti dalla tua vita perché mettendo paura ti creano attorno il deserto. A questo punto devono venire fuori altre voci”, cosi ribadiamo: altre voci devono venir fuori!

 


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