Libri: la vittoria delle edicole
di Francesca Pacini
Funziona. E parecchio. Stiamo parlando della nuova iniziativa editoriale
della Repubblica. Che ogni settimana, in allegato al quotidiano, vende i classici
della letteratura (da Màrquez ad Amado, da Allende a Miller, da Steinbeck
a Eco, Calvino ecc
) al prezzo di 4 euro e 90. La Biblioteca di Repubblica,
questo il nome della collana, vanta una veste grafica pregevole, una buona
rilegatura e ottime traduzioni. Un'idea che il pubblico italiano ha davvero
apprezzato. "Cent'anni di solitudine", il capolavoro di Garcìa
Màrquez, ha venduto cinquecentomila libri in due ore, andando in ristampa
dopo un giorno.
Beh, che dire? L'efficacia di una campagna pubblicitaria a suon battuto, insieme
al prezzo allettante, ha vinto anche i lettori più pigri. Certo, in
libreria si trovano edizioni economiche, ma non a questo prezzo. Tuttavia,
se i vantaggi economici hanno avuto il loro peso, è anche vero che,
lo abbiamo detto, l'idea di trovare queste pubblicazioni in edicola, insieme
al quotidiano, ha dimostrato di essere una felicissima scelta strategica.
Che, non a caso, collima con la necessità, oggi, di fare acquisti veloci,
mirati, risparmiandosi, per mancanza di tempo ma pure di voglia, una spedizione
specifica in libreria, con il rischio di attardarsi in quegli spazi colmi
di libri. In fondo, in edicola ci si va comunque, ci si va per comprare il
quotidiano che, nonostante i tg telematici e gli aggiornamenti dell'ultima
ora, resiste all'informazione televisiva. Un'occasione ottima, quindi, per
comprare proprio lì anche i libri.
L'idea non è nuova, e va ad arricchire la folta schiera di gadget che
sta trasformando le edicole in sfavillanti bazar. Un po' troppo, comunque,
ma questa è un'altra storia. Del resto, se queste iniziative contribuiscono
ad avvicinare i lettori ai libri, sono comunque benvenute. E rientrano in
quei "traslochi" che adattano un prodotto, e il suo consumo, alle
dinamiche di una società che cambia. Romano Montroni, responsabile
delle 40 librerie del gruppo Feltrinelli, dichiara: "L'importante, nel
libro come in tutti i prodotti, è creare abitudine al consumo".
Una dichiarazione abbastanza lapalissiana, ma comunque azzeccatissima. E l'abitudine
all'acquisto, facilitata dall'appuntamento in edicola con un quotidiano, lo
conferma in pieno. Resta un po' di amarezza nel constatare, però, come
l'antico fascino delle librerie in cui si sostava, si cercava, si dibatteva
e si chiacchierava, stia perdendo la sua forza, incalzato da spazi che sempre
più vicini ai megastore, efficientissimi, organizzatissimi e commercialissimi,
votati interamente alla quantità più che alla qualità.
Ricordate la commedia "C'è posta per te", con Meg Ryan e
sua la piccola libreria sul bilico del fallimento? Faceva la guerra a Tom
Hanks, il ricco proprietario della sfavillante e ultramoderna libreria che
catturava, man mano, gli affezionati clienti della sua concorrente. Beh, la
situazione è orientata, oggi, verso le grandi catene, le librerie come
Mel, a Roma. Sempre più vicina, questa concezione, all'impronta americana
di cui subisce l'influenza. Un tempo, la libreria era davvero un luogo d'incontro
e di scambio, oggi invece è ridotta perlopiù a un negozio come
tanti altri, con il commesso che risponde prontamente alla domanda di merce.
Non a caso, spesso ci si imbatte in figure non propriamente qualificate, che
ti chiedono - perplesse - come devono digitare Borges al computer per effettuare
la ricerca del testo che gli hai domandato. Si intuisce che è una realtà
che sta cambiando radicalmente. Sparisce, o quasi, la figura del commesso,
o del libraio, intesa come consigliere, come persona esperta in grado di indirizzare
verso un libro piuttosto che un altro. Semmai, si cerca da soli, spulciando
nelle vaste aree espositive. E se si vuole qualcosa di originale, lontano
dai soliti best seller che scalano le classifiche, occorre addentrarsi negli
scaffali, piegarsi in basso, frugare negli angoletti. Perché nei banconi
ci sono solo loro, i soliti noti. O i libri più richiesti in base alle
mode, o alle esigenze, del momento. Come la inflazionata saggistica sull'Islam
subito dopo l'undici settembre. Insomma, anche qui c'è una virata sempre
più vigorosa verso il marketing del commercio, che non sempre fa conciliare
la qualità con la quantità (ma non sarebbe impossibile). Dunque
le librerie sono sempre più asettiche ma efficienti, come il pronto
soccorso di un ospedale (americano, però).
Se il libro approda in edicola e riesce a conquistare i lettori, composti
da chi avrebbe comunque, prima o poi, comprato questo o quel classico e da
chi, invece, in libreria non ci sarebbe comunque mai andato, se non per fare
un regalo, dobbiamo comunque rallegrarci. Sperando di non trovare in edicola,
un giorno, anche un paio di pantofole
Francesca Pacini è addetto stampa dell'agenzia letteraria iL segnalibro
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