Sulla scrittura oggi. La lista della spesa.
di Francesca Pacini

La scrittura cambia, si evolve, segna i tempi. Dunque dal classico occorre fare una puntatina sulla scrittura contemporanea, soprattutto se si lavora nell’area editoriale o se si è aspiranti scrittori in erba. Invece, guarda caso, molti “scrittori” domestici continuano a proporre cose senza avere nessuna idea della narrativa che li circonda. E, a voler essere proprio cattivi (ma pure onesti) spesso ignorano anche i grandi nomi della narrativa “classica”, quella che arriva almeno fino a Italo Calvino, per parlare di “casa nostra”.
Allora, vorrei suggerire – stavolta – una lista di letture consigliate. Si tratta di testi eloquenti in funzione di una significativa panoramica della narrativa contemporanea. Scritture nuove, voci italiane e non, fenomeni letterari ma anche singoli libri, utilissimi per penetrare meglio le valenze che può assumere oggi la letteratura.

Bene, ecco qua:
Bassotuba non c’è di Paolo Nori
Seta (o un altro titolo a scelta) di Alessandro Baricco
Io non ho paura (o Branchie) di Nicolò Ammaniti
Treno di panna di Andrea De Carlo
Nocciolo d’oliva di Erri de Luca
I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante
Non ti muovere di Margaret Mazzantini
Notturno indiano di Antonio Tabucchi
Q dei Luther Blisset
Stefano Benni (un titolo a scelta)
Andrea Camilleri (un titolo a scelta)
Havana Glam dei Wu Ming
Blu di Carlo Lucarelli
Mosche a Hollywood di Paolo Fabbri
Il maestro di nodi di Massimo Carlotto
Sarah di J.T.Leroy
American Gods di Neil Gaiman
Amabili resti di Alice Sebold
Infinite Jest di David Foster Wallace
Un segno invisibile e mio di Aimée Bender
Il nuotatore di John Cheever
Metafisica dei tubi di Amelie Nothomb

Ecco, questa è una lista “minimalista”, direi, ma interessante per carpire stili e tendenze. Alcuni autori (come, ad esempio, Camilleri e Baricco, ma anche Tabucchi e Benni) sono ormai considerati dei riferimenti quasi imprescindibili, se si parla di narrativa contemporanea italiana. Altri, invece, sono scintille di talento nel panorama letterario (come l’esordiente Alice Sebold e J.T.Leroy, entrambi americani), libri interessanti che ancora oscillano tra l’isola…e la catena montuosa: non si sa, infatti, se rimarranno fenomeni isolati o si inseriranno progressivamente in un corpus letterario più ampio, per ogni singolo autore. Ci sono anche casi letterari come quello dei Luther Blisset.
Tutti questi libri, comunque, formano un orientamento per chi vuole lavorare in questo settore o, come detto all’inizio, scrivere. Mancano molti autori all’appello, ma la scelta è caduta su alcuni consigli mirati, utili per capire meglio le scritture di oggi. Che non possono essere trascurate, né da lettori, né da aspiranti scrittori.

Francesca Pacini è consulente editoriale dell'agenzia letteraria iL segnalibro

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Commento n° 1
Ignorare l’insegnamento dei grandi Maestri letterari?
Esistono altri autori contemporanei, oltre quelli elencati nella “nota della spesa” da Francesca Pacini nell’ultimo numero di NSP, ben più difficili, meno ammiccanti, meno digeribili, ma sicuramente migliori maestri letterari.
Che dire ad esempio di Baricco e della sua prosa? Perdoni chi ama l’autore. La prosa di Baricco è la classica "lista della spesa", non intesa, in questo caso, come elenco di consigli di lettura o di derrate alimentari, ma per stile narrativo. Ammetto però che per giungere a narrare come Baricco bisogna aver attraversato i mari tempestosi della letteratura classica ottocentesca per arrivare poi, stremati, a contemporanei quali Bufalino, Saramago, passando naturalmente per Calvino, Buzzati, Pavese tanto per citarne alcuni per poi finire, ad esempio, a Carver definitivamente liquidato come autore minimalista. Come affermare: "Anch'io saprei dipingere come Picasso!". Si sente dire spesso… No, nessuno dall'oggi al domani saprebbe o potrebbe dipingere come Picasso perché il percorso artistico di Picasso iniziò dall'accademismo più “stucchevole”, ma necessario per arrivare all'ideazione della scomposizione cubista. Insomma come affermare che per togliere completamente la punteggiatura da un componimento letterario, come Josè Saramago - leggi “Storia dell’assedio di Lisbona - prima bisogna apprendere le regole della punteggiatura.

I consigli di lettura di Francesca Pacini per imparare a scrivere sono utili, ma elementari e suppongo, volutamente, provocatoriamente, elementari. Bisogna a mio avviso spronare l'autore dilettante a chiedere di più a se stesso confrontandosi con la vera letteratura. Non che Baricco, Camilleri, Lucarelli e tanti altri siano autori di serie “B” e non producano vera letteratura, ma ne creano un genere definibile come leggera, d’intrattenimento, commerciale. Lo so che un’affermazione del genere farà gridare allo scandalo, al sacrilegio, ma sono quasi certa che alcuni hanno letto, dei citati, solo i titoli di copertina. Pertanto non indugiamo in moralismi.
Impegno, costanza, determinazione sono gli elementi necessari per affrontare letture non certamente e immediatamente fruibili. In sostanza prima si smette di scrivere pagine di media/bassa qualità, prima si affronta la lettura della vera letteratura, prima, probabilmente, si riuscirà a produrre un’operina dignitosa. Poi l'esperienza, l'esercizio costante, la scintilla creativa (se esiste) e perché no la vocazione (a volte manca e non si può acquistare) faranno il resto. Lo scrittore dilettante dovrebbe tenere presente che meno si fa del male alla letteratura meglio è... per tutti. Lo scrittore dilettante dovrebbe tenere presente che in Italia milioni di persone scrivono, milioni di persone pensano di raggiungere l’olimpo della pubblicazione e milioni di persone non sono consci che mentre raccontano una storia, stanno scrivendo una pagina del diario personale. Poi la realtà editoriale è già difficile di per sè, se da qualche parte del mondo è nato un nuovo Dante Alighieri lo ignoreremo per sempre perché nessun editore lo scoprirà. Finiti i tempi di Elvira Sellerio a caccia di manoscritti inediti... (ma forse è una leggenda). Rendiamoci conto che già sarebbe positivo farsi leggere da parenti e amici senza provocare irreversibili danni fisici e mentali agli stessi. Per questo i nostri testi letterari debbono contenere solide basi e non solo per la salute di chi c’è caro e si presta alla lettura volontaria, dettata dall’affetto, delle nostre produzioni.
Affermava Virginia Wolf che si può leggere di tutto, bisogna leggere di tutto, è un dovere, un diritto (il concetto è stato ripreso in tempi recenti credo da un certo Pennac) ma è solo attraverso la frequentazione di autori grandi, piccoli, medi, conosciuti o sconosciuti che si crea il gusto letterario diventando dei veri e propri “somelier” della pagina stampata, assaporando l’armonia e la pastosa voluttà di certi stili narrativi.
A volte si rimane lettori per tutta la vita, altre volte capita di voler provare l’ebbrezza del composizione letteraria. Evidente che la responsabilità aumenta in proporzione. Da una sorta di “passiva fruizione”, di regalato godimento nasce il fatale scarto, il cambio di ruolo… il lettore diventa creatore di storie, si mette alla prova, entra in discussione con se stesso, scopre spesso e volentieri parti di sé ignote. E’ una nuova grande esperienza. Emozionato parte di corsa su di un terreno il quale però se non ha le solidi basi – la lettura quella buona e difficile, quella fatta di gusto e raffinatezza - gli franerà ben presto sotto i piedi. Il parto risulterà, oltre che doloroso, produttore di una brutta e malata creaturina.

L'Italia degli ultimi cinquant'anni si è evoluta dal punto di vista scolastico, ma sotto certi aspetti si è risolto solo il problema dell'analfabetismo. Un nuovo tipo di analfabetismo. E' un grave limite da parte di chi si cimenta nella scrittura il non riuscire a sostenere la lettura di autori da molti considerati "difficili" ed è ancora più grave consigliare (per iniziare a scrivere bene) autori che a mio avviso sono di successo solo per il motivo che vendono e fanno incassare denaro alle case editrici. In questa maniera si verificano i seguenti fenomeni, elenco i più evidenti:

· Le persone acquistano sempre e solo gli stessi autori contemporanei vuoi perché di facile lettura e di moda, in altre parole opportunamente pubblicizzati.
· I dilettanti di scrittura credono di saper scrivere e non è vero. Leggono Baricco, credendolo uno "facile", lo "scimmiottano" e si convincono di saper scrivere
· I dilettanti di scrittura si convincono che l'unica letteratura è quella esistente e ben in evidenza nella prima sala, quella di accesso, di una grande libreria cittadina.
· La qualità della letteratura in Italia rischierà di appiattirsi sempre di più. Umberto Eco non vivrà in eterno... Sciascia, Buzzati, Bufalino, Morante, Pavese, Fenoglio, Gadda, Pasolini, tanto per citare a caso qualche gloria nazionale, sono morti da qualche lustro, per non parlare poi di Manzoni (lui è sempre il primo ad essere citato), Verga, Hugo, De Roberto, Poe... e perché no di Lovecraft, Tolstoj... si sa che l'elenco sarebbe interminabile. Solo con l'elencazione degli autori più noti si possono coprire chilometri di pagine...
· I depositi, grandi quando hangar, sono attualmente stracolmi di letteratura di autori commerciali e passati di moda. Saranno venduti sulle bancarelle dei mercati con lo sconto del cinquanta per cento.

E' un conto dare consigli di scrittura e di lettura (imprescindibile leggere per scrivere), è un conto consigliare gli autori delle Hit Parade letterarie.

In ultimo prego l'autrice dell'articolo al quale rispondo, di perdonare la banalità del mio commento, credo che le mie considerazioni si possano considerare ovvie, già lette e udite. Un inutile polemico chiacchiericcio sulla distinzione tra il produrre vera letteratura e business. Un conto è scrivere bene, un conto è vendere e guadagnare con la propria produzione letteraria.
Sarebbe giusto dilettarsi di scrittura esclusivamente perché il "farlo" certamente produrrà un arricchimento interiore. Questo obiettivo di per sé dovrebbe essere già sufficiente per affrontare la fatica dello scrivere. Ancora meglio smettere di scrivere - per sempre - e affrontare l'avventura del leggere. Quanti mondi, meno egoisticamente autobiografici dei propri, si potrebbero scoprire!
Inoltre i grandi letterati hanno già detto tutto. Noi potremmo solo prenderne atto o cercare di salire sulle spalle del Maestro e provare a vedere più lontano.

Questo intervento nasce da esperienze personali vissute avendo frequentato per qualche tempo una realtà composta di molti dilettanti di scrittura. Ho incontrato persone consapevoli dei propri limiti, consapevoli di essere dei veri e propri apprendisti. Al contrario ho conosciuto altri apprendisti che si credevano maestri, naturalmente incompresi. Sono normalmente quella categoria che intraprende la pubblicazione auto finanziata.
A queste persone che hanno fatto, che tutt’ora si affaticano nell’esperienza della scrittura dedico l’intento, evidentemente provocatorio, del mio banale contributo.
Ho colto semplicemente l’occasione sperando di causare non una guerra, ma un dibattito su ciò che normalmente è argomento sentito, discusso, mal digerito da molti fuori e dentro la rete.
Chi se la sente mi contraddica, ma non osi insultarmi. Non amo Barricco, Lucarelli e Camilleri. Lo so è un mio grande limite. Me ne assumo la completa responsabilità.
Nadia Modica
LallaPonka@libero.it

Risposta di Francesca Pacini
Avvertenza: Piccole spese quotidiane da aggiungere alla provvista di Classici.

Gentile Nadia,
mi diverto sempre nel vedere quanta polvere sollevano certe considerazioni.
Ovviamente è una lista della spesa minimalista, senza la pretesa di
estromettere nessuno né, tantomeno, di fare top - ten davvero fuori
contesto. Ma vedo che lo spirito non sempre viene compreso. Chi ha mai
parlato di ignorare la scrittura dei "magnifici" dell'ottocento? I
classici
sono la base su cui partire, questo è lapalissiano e mi spiace doverlo
ribadire ancora (in passato l'ho già fatto). Ma per chi vuole scrivere
oggi,
e ancor più lavorare in questo settore, è utile conoscere anche alcuni
stili
contemporanei. Di cui ho formulato una lista a mio piacimento (ma anche
dalla decennale esperienza in questo settore), con letture che possono
essere, in questo senso, stimolanti. Mi spiace che lei si sia
"scandalizzata" così. E chiedo scusa anche a Saramago, Baricco e altri
signori...esclusi semplicemente perché si presume che il lettore li conosca
già, e quindi abbia già scelto se leggerli o meno. Lavorare a contatto con
editori e libri regala la consapevolezza di testi che possono essere
utilissimi agli aspiranti scerittori e redattori, proprio verificando
continuamente la qualità delle opere che propongono. E per raddrizzare
alcuni stili narrativi possono essere preziosi alcuni testi che non
necessariamente fanno parte degli autori più noti, o più sofisticati.
Questo, era il senso. Orientamenti, non dogmi né classifiche da Nobel.
Pensavo fosse chiaro. Comunque, spesso cose che sembrano scontate non sono
invece così...banali. Come, ad esempio, il fatto che lei giudichi
"scontati"
i consigli sull'importanza della lettura, scrivendo poi nella sua lettera
"pò" e non "po' ". Per carità, questo la accomuna all'80% degli italiani,
ma
come vede, non è sempre tutto così "banale". Ecco perché si insiste
sull'importanza di scrivere e leggere bene, prima di discettare sulla
letteratura o, peggio ancora, pretendere di farla. Spero la mia risposta le
abbia chiarito alcuni dubbi.
A tutti, comunque...buone letture. Con l'augurio di "interpretare" il senso
dei messaggi e dei consigli di altri.
Francesca Pacini