Piccoli redattori crescono
di Francesca Pacini

La figura professionale del redattore affascina chi ama i libri, e vorrebbe dunque fare della propria passione un mestiere. Molti lettori cronici, infatti, ambiscono a diventare redattori. Ma chi è, esattamente, il redattore? E cosa fa all'interno di una casa editrice? Il redattore è, innanzitutto, un buon lettore. Non si può prescindere da questo aspetto a cui segue, poi, una necessaria dimestichezza con la scrittura. Dunque saper leggere, e saper scrivere. Perché arrivano romanzi e saggi, in casa editrice, e bisogna saperli analizzare con occhio critico e un rigore che nasce dalla conoscenza delle variabili editoriali che formano il mercato. Bisogna "separare il grano dalla crusca", come dice il protagonista di "Una storia vera" di David Lynch, isolando la letteratura - o la saggistica - di qualità dalla marea di carta inutile, o di dubbia efficacia. Non basta questo valore, però, perché i testi devono anche essere idonei alle collane e alle politiche editoriali di ogni singola casa editrice.
E poi? Che si fa? Ci si riunisce in comitati di lettura dove ognuno riassume - e commenta - i testi che ha esaminato. Si scrivono schede di valutazione in cui si commentano le opere esaminate, lettere agli autori, si correggono le bozze, e poi si scrivono le quarte di copertina, summa della sintesi e della capacità di cogliere i nodi cruciali di un libro.
Sì, si legge, tanto, e si scrive. Si lavora in team. Il buon redattore deve essere veloce, deve avere un pensiero rapido come un fulmine, capace di fare associazioni, di distribuirsi su più compiti da portare avanti nello stesso tempo. La velocità, ovvio, non è intesa come superficialità; è invece un requisito indispensabile che si concretizza in pronti interventi per tamponare imprevisti, risolvere problemi dell'ultima ora, trovare idee. Perché in questo settore non funziona l'atteggiamento "passivo", in cui aspettiamo che altri ci dicano cosa fare: ben venga, invece, essere propositivi, seguire gli stimoli, l'onda di un'idea da proporre…Insomma, militare e non languire.
Che altro serve al buon redattore? La sintesi. L'esercizio della sintesi è uno strumento prezioso. Guai a scivolare nella prolissità, sia quando si parla che quando si scrive. Soprattutto quando si scrive. Ecco che allora ci tornano in mente "Le lezioni americane" di Italo Calvino,. Con quelle smaglianti perle di saggezza tranquillamente trasferibili anche alla pratica del redattore. Velocità, leggerezza…Un gioco di equilibri, contrappesi, giuste misure.
Oggi, tra l'altro, le nuove figure professionali prevedono anche il trasferimento del redattore dalla carta stampata al web. Scrivere per internet, lavorare sui siti, diventa un'occasione per "rivendere" la capacità di gestire contenuti, operare sui testi. L'era di Internet favorisce così l'impiego di persone capaci di scrivere; non riguarda solo l'area letteraria ma ogni settore.
Ci stiamo avviando verso il rafforzamento della multimedialità, in cui le contaminazioni, le intersezioni tra campi diversi si faranno via via sempre più marcate; le frontiere sempre più sottili della comunicazione lasceranno spazio a nuove formule. Così la scrittura passa sempre di più attraverso mezzi diversi, come, del resto, accade anche per la lettura.
Il mestiere del redattore si trasforma, si adatta, convive con le formule tradizionali e quelle più all'avanguardia. Senza perdere mai il suo indiscutibile fascino.

Francesca Pacini è addetto stampa dell'agenzia letteraria iL segnalibro

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