MISSING
regia di Lucio Colle
a ½ Teatro dal 14 febbraio al 3 marzo 2002
I dispersi della vita
di Ciro Riccardo.
Misurato oggettivamente il palcoscenico dove CRASC mette in scena Missing
è piccolo; all'ingrosso appena due metri quadri per ognuno degli otto
attori, tutti costantemente presenti sulla scena. Appaiono, tuttavia, sconfinate
le distanze che si percepiscono tra di essi, al pari della visione dei quadri
di Yves Tanguy, dove l'occhio può vagare senza mai incontrare oggetti
su cui posarsi, poiché ogni corpo, chiuso in sé, estraneo agli
altri e all'ambiente, appare infinitamente lontano. Così sono anche
gli otto personaggi - ma conviene, più propriamente, dire le otto diverse
istanze di un unico personaggio - irrigiditi nella loro presenza assolutizzata,
bloccati nella loro autoreferenzialità.
Tra gli attori non si sviluppa alcun dialogo, alcuna azione; tutta la loro
energia esplosiva, la loro volitività ribelle si consuma pateticamente
in atti e atteggiamenti omoerotici (i giochi con la bambola gonfiabile), nella
goffa esaltazione narcisistica del proprio sé (le grida ripetute di
"quanto tutto il mio esistere mi piaccia"), nell'ostentazione, tutto
sommato compiaciuta, del proprio vittimismo fanciullesco. Di grande carica
espressiva ci è sembrata, a questo proposito, l'invenzione della candelina
accesa in una gabbietta per uccelli, che è portata in proscenio accompagnata
dalle note di "Happy birthday to you", che suonano insolitamente
meste e beffarde. Nella negazione dell'innocenza perduta, si sprecano gli
improperi a "quella troia di Alice".
La tanto invocata Alice ha tradito -giustamente- la loro attardata e solipsistica
adolescenza, una adolescenza che rifiuta di perdere l'innocenza, propria dell'infanzia,
per aprirsi al mondo. La ribellione alle convenzioni sociali a beneficio dell'affermazione
dell'alterità si stempera e si annulla nell'autodistruzione dell'immagine
di sé. Per un eccesso di cure, di autocompiacimento l'immagine di sé,
paradossalmente, è indisponibile ad essere percepita dall'altro da
sé: non vi sono alternative all'annientamento.
Tutti i personaggi ostentano un atteggiamento edonistico che, tuttavia, non
riesce a liberarsi dell'amarezza per la condizione di isolamento e di irrelazione.
Insomma, professano l'edonismo ma sono talmente disincantati da essere incapaci
di divertirsi (nel significato proprio di "divergere") veramente
dal proprio sé autistico. Pertanto, si assiste ad una parodia della
coralità giocosa; come quando, ad esempio, giocano tutti assieme si
avverte troppo palesemente che il giubilo è solo apparente e fin troppo
programmato, dettato dal principio di "anestetizzarsi e sorridere".
A dispetto della recitazione monologante, non dialogica, la coesione dello
spettacolo è assicurata dalla sapiente partitura ritmica, la quale
rivela, oltre alla sagacia della regia, anche le potenzialità virtuosistiche
di questi giovani attori. Diciamocelo pure, è veramente audace impersonare
non un ruolo in una trama, bensì una soggettività alienata in
una fitta tessitura ritmica e alienante, rendendo tutto ciò intellegibile
e godibile da parte del pubblico.
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