Internet e la libertà di scrivere
CRITICA, SAGGISTICA, POESIA
vuoto, solitudine e morte della cultura
di Reno Bromuro
Quando nel ’76, dopo anni di fitta corrispondenza, riuscii a portare
a termine il «Primo Convegno Nazionale A.I.A. “Poesia della Vita”
», ebbi la gioia di conoscere una raccolta di poesie «Prismi di
smog» di Selim Tietto, edito da l’Aquilone Mantova ne rimasi subito
incantato e lo recensii. Ero talmente su di giri per aver incontrato ancora
sul mio cammino una poesia aulica che non pensai minimamente di inviare la
recensione ad un solo giornale o rivista, ma la inviai a più giornali
e riviste compreso l’ANSA. La recensione fu accolta e pubblicata da
“Messaggio d’Oggi” di Benevento, “La voce nuova della
Regione” di Bari, “Il letterato” di Cosenza. Il primo diretto
da Giuseppe De Lucia, il secondo da Armando Rositani e il terzo da Francesco
Bruno dell’edizioni Pellegrini.
Tietto oggi è considerato uno dei maggiori poeti contemporanei, sta
facendo incetta di premi fino a cinquemila euro. L’ho risentito per
telefono, in occasione dell’uscita del mio libro di saggistica «Narciso
e la totalità dell’esistere nella poesia di Giuseppe Selvaggi
e altri saggi» Edizione Antares di Vincenzo Ursini Catanzaro 1994; gli
proposi di partecipare con una relazione sulla «poesia su carta stampata
e poesia telematica», mi disse semplicemente: «L’ascensore
l’avemmo nel 76, ora il tuo tempo è passato, perché non
ci volesti salire? Io lo feci senza rimpianti, anche se eri stato il primo
a recensirmi, ad accorgerti di me».
Rimasi afasico perché mi resi conto che aveva ragione. Ripensando alle
parole di Selim Tietto mi vennero dinanzi agli occhi le immagini evocate da
una poesia di Montale «La carrucola del pozzo»:
«Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchi,
appartiene ad un altro…»
Non bastò perché si accavallarono altri pensieri che mi riportarono
alla mente i concetti sull’arte di Benedetto Croce: “L'intuizione
pura, non producendo concetti, non può rappresentare altro che stati
d'animo. E gli stati d'animo sono la passionalità, il sentimento, la
personalità, che si trovano in ogni arte e ne determinano il carattere
lirico”. (Problemi di estetica)
Quindi dovetti ancora una volta riconoscere che l'arte, pur essendo un momento
conoscitivo dell'individuale, reca in sé il carattere dell'universalità,
perché sempre don Benedetto afferma: “Ogni schietta rappresentazione
artistica è se stessa e l'universo, l'universo in quella forma individuale,
e quella forma individuale come l'universo”. (II carattere di totalità
dell'espressione artistica, 1918)
Infatti, in ogni creazione individuale del poeta «c'è tutto l'umano
destino, tutte le speranze, le illusioni, i dolori e le gioie, le grandezze
e le miserie umane, il dramma intero del reale...»
Ma l'arte essendo espressione si deve identificare col linguaggio, non intellettualisticamente,
ma come prodotto della fantasia commossa dal sentimento. In questo modo espressione
ed arte si identificano, ma non potranno mai essere classificate in generi
letterari o pittorici, ma solo in relazione ai mezzi di comunicazione e non
in nome dell’espressione o della diversità del linguaggio.
Il Croce volle anche chiarire i rapporti tra poesia e moralità, e tra
poesia e storia. «E' vero che la poesia è autonoma rispetto alla
morale, in quanto non predica verità né suggerisce valori etici,
ma rispecchiando essa la personalità dell'artista, che è essenzialmente
un ente morale, non può non essere rivolta anche alla moralità».
Quindi la critica dovrebbe, secondo Croce, mirare a mettere in luce il «mondo
poetico» dell'artista, distinguendo in un'opera la «poesia»
dalla «non poesia», oppure le parti poetiche da quelle strutturali
di un'opera d'arte.
Il Croce tuttavia avvertì che «se la critica d'arte è
critica storica, ne consegue che l'ufficio di discernere il bello dal brutto
non potrà in essa restringersi al semplice approvare e rifiutare»,
deve anche «innalzarsi a quella che si chiama "spiegazione",
individuando e definendo la natura delle parti non poetiche».
Non avevo intenzione di annoiarvi con la critica crociana bensì volevo
raggiungere l’obiettivo di socializzazione tra artista e artista, tra
uomo e uomo.
Le ferie estive, di cui ormai il progresso offre la possibilità ad
una grande maggioranza di uomini, sono senza dubbio un'occasione ottima di
incontro, un’occasione per riallacciare quei rapporti umani spezzati
o allentati dalla fredda, distaccata e frenetica vita cittadina; sono un mezzo
per avvicinarsi agli altri e sentirsi parte di una comunità e partecipi
di una vita con orizzonti più vasti. Questo avevo inteso trovare attraverso
Internet e le ML, ma mi sono accorto che solo l'uomo libero, sa e può
utilizzare il progresso a vantaggio proprio e dell'intera umanità.
La libertà, in conclusione, è causa ed effetto del vero progresso.
Per questo il criterio per giudicare quanto accade in rete (Internet) è
la conquista di una libertà più alta e più vasta, mi
porta ad analizzare il comportamento di «non libertà»,
in quanto il progresso è reale e genuino solo se è perfezione
dell'uomo. Ora in rete sta accadendo che questa «non libertà»
mette in evidenza un «non progresso» annullando quel processo
di liberazione, che è accrescimento di libertà da parte dell’uomo.
Quindi venendo a mancare la vera libertà dello spirito non abbiamo
che l'angoscia e la tristezza, non abbiamo che la rovina e il suicidio dell'umanità.
Essere liberi non significa fare quello che si vuole, ma fare quello che la
coscienza impone di fare. L'atto veramente libero e sempre conquista di un
bene: è questo, infatti, l'oggetto proprio della volontà.
«E’ meglio subire ingiustizia che compierla» affermò
Socrate.
L'avvenire della civiltà, come risultato del progresso, dipenderà
dalla educazione alla libertà che noi sapremo dare alle nuove generazioni.
Dobbiamo tener presente che lo stesso tempo libero può essere causa
di depravazione o di elevazione spirituale, a seconda che sia dedicato alla
formazione culturale, scientifica, morale, oppure all'ozio, al gioco o al
vizio. Anche per questo è indispensabile educare le nuove generazioni
al gusto e al culto della libertà, altrimenti quello che dovrebbe essere
un mezzo per elevare lo spirito e raccogliere i frutti migliori del progresso,
rischia di essere uno strumento di ulteriore abbrutimento e l'uomo.
Ebbene, chi non vuol morire soffocato dalle cose, chi vuole sfuggire alla
disperazione e alla morte, chi vuole conservare e accrescere la propria libertà,
chi vuole godere dei frutti di questo meraviglioso processo, deve allargare
lo sguardo al di là della materia, verso i valori dove trova l'uomo
con tutta la sua ricchezza.
Internet e la società evolutiva dovrebbero negare i processi dissociativi.
«L'uomo ha una sua integrale autonomia nella creazione, ha una sua forma
di sviluppo, sua e unica, irripetibile, irriscontrabile nelle altre forme
di vita».
L'uomo - e l'artista in particolare – deve agire e operare in un ambiente
di libertà. Il solo condizionamento, la sola determinazione gli è
data dalla sua condizione di uomo, e basta. Certe particolari condizioni,
certa delimitazione del suo ambiente sociale o culturale o familiare o sentimentale
non devono agire mai sull'artista per condizionarlo o deprimere la forza produttiva,
ma al contrario devono liberarla, esaltandola. Penso a Lucrezio, a Leopardi,
a Mozart, a Chopin, a Gaughin, a Van Gogh, e cito alla rinfusa, a Beethoven,
a Manzoni.
Ma, dicevo, l'opera di dissociazione, di disintegrazione che ha sconvolto
la letteratura contemporanea e non solo italiana, come già aveva sconvolto
la personalità dello scrittore, dell'artista, deriva dal fatto che
troppi «maestri» improvvisati nell’intera rete in italiano,
vogliono e lo fanno, insegnare a scrivere racconti, poesie e quanto altro
salta loro per la mente, come se l’arte dello scrivere si potesse insegnare,
come se questa non fosse una dote acquisita alla nascita. L’arte dello
scrivere, a mio avviso la si può «affinare», perfezionare
leggendo e leggendo e leggendo i grandi, anche se Montale afferma che «la
storia non è magistra di niente».
Con gli infiniti «Siti» sorti nell’intera rete nazionale,
le facoltà del creatore hanno cessato da tempo di sperare nel loro
insieme di forza unitaria, l'una integrata all'altra, compenetrata nell'altra,
per cui a produrre era lo scrittore nella sua interezza, nella sua pienezza
di capacità e di equilibrio produttivo. Con l’avvento degli infiniti
«maestri” e degli «scrivitori» di versi e di racconti
o novelle (non capisco poi perché, questi «maestri» vogliono
dissociare la scritture telematica dalla scrittura su carta stampata), hanno
fatto sì che le facoltà subissero un processo di dissociazione,
operando, nella maggior parte dei casi, una indipendentemente dall'altra.
Di qui anche la crisi della fantasia. Poiché la fantasia e l'immaginazione
sono correnti che zampillano e si sviluppano nella misura che coinvolgono
tutte le facoltà dell'uomo: intelligenza, cuore, sensibilità,
sensi ... si rende necessario un equilibrio psichico per lo scrittore che
sia veramente tale. Se ciò non avviene, Patrizio Pinna, Franco Principato,
Navarra e Guin, e qualche altro giovane valente scrittore, continueranno ad
«incazzarsi» ed hanno ben ragione di farlo, visto che gli scrivitori
esaltano i discepoli, dimenticando i capostipite di quello stesso stile che
ha fatto arricchire il discepolo, mentre l’iniziatore di quella corrente
letteraria, il quale per vivere ha dovuto accontentarsi di scrivere novelline
sentimentali per riviste di fumetti.
Fino a quando avremo «scrivitori» che passano il loro tempo libero
davanti al PC per intasare la rete con le loro elucubrazioni, e «maestri»
che vogliono insegnare a scrivere o a poetare, non ci sarà spiraglio
di luce per i giovani e valenti Scrittori. Ho usato la esse maiuscola perché
la meritano e hanno ragione di essere rabbiosi. Li apprezzo anche perché
la loro grandezza d’animo non gli permette di essere «rancorosi»
e di non sentirsi in credito con la società o l’umanità:
esplodono la loro rabbia solo contro «quel Racket dell’arte»
che non permette loro la possibilità di vedere i propri libri in libreria;
invece il rancore e l’invidia insorge negli «scrivitori»;
gli stessi che mettono a repentaglio il successo di una ML.
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