Professione: redattore - Intervista a Francesca pacini
a cura di Assunta Veneruso

A Francesca Pacini, responsabile ufficio stampa dell'agenzia "Il segnalibro" e curatrice di corsi professionali per Redattore, abbiamo rivolto alcune domande.

1 - Ormai da anni si parla di crisi dell'editoria, eppure di case editrici ne nascono e ahime' ne muoiono nel numero di diverse decine all'anno. A cosa è dovuto questo continuo rivolgersi al mercato editoriale, anche in chiave imprenditoriale?

Più o meno nascono un centinaio di case editrici all'anno, ma ne muoiono altrettante. In mezzo a queste, alcune tentano una chiave editoriale nuova attraverso la proposta di collane specifiche, fortemente caratterizzate, contenenti elementi innovativi. Altre, invece, speculano su generi di largo consumo (tendenze, mode) o improntano la loro attività sulla speculazione guidata dall'ansia di pubblicazione di gente che - pur di conquistare la "patente" di scrittore - paga somme esorbitanti.

2 - IN una casa editrice, come in qualunque impresa, quello che conta per il raggiungimento degli obietivi prefissati, sicuramente sono un chiaro progetto, gli investimenti in strutture e pubblicità, ma sicuramente è importante anche l'investimento in risorse umane. Come scegliere le collaborazioni?

Occorre circondarsi di persone affidabili, che garantiscano una certa continuità, ma che siano soprattutto in sintonia con la politica editoriale della casa editrice. Insomma, sono necessarie alcune "affinità elettive" basate su un comune gusto per un certo tipo di letteratura, di stile. Specie se si tratta di un editore con un'identità molto robusta, come - ad esempio - minimum fax, Fanucci, la collana Sintonie della Rizzoli ecc...In questo modo l'attività si basa su una comune visione letteraria che agevola il lavoro di team. Ecco, a porposito di team, qualunque lavoro redazionale presuppone un'apertura mentale e una buona disinvoltura nella comunicazione interpersonale. Il redattore non è un "cane sciolto" ma è parte di un gruppo fondato su una continua interazione. Naturalmente, maggiore è la dimensione di una casa editrice (penso a Mondadori, ad esempio), maggiore è la capillarizzazione di ogni singolo ruolo, di ogni attività al suo interno. Da questo punto di vista, le realtà minori permettono di fare un'esperienza molto incisiva proprio perché ci si trova a svolgere più ruoli radunati nell stessa personale. Fondamentale, comunque, è sempre la capacità di comunicare.


3 - E per una maggiore qualificazione delle persone, di cosa ci sarebbe bisogno?

Di una maggiore conoscenza di questa realtà professionale. Spesso si immagina la figura del redattore, e si pensa di poter tentare questa strada solo perché si è appassionati di letteratura. Ma questa è un'idea vaga. E', appunto, un'idea, un'immagine riflessa di una realtà che non si conosce affatto. Non esistono altre basi concrete con cui confrontarsi. Purtroppo i neo-laureati non hanno competenze specifiche per quanto riguarda questo settore (a meno che non facciano in seguito un master specifico), e soprattutto mantengono un'atteggiamento mentale di impronta "accademica" mentre qui è tutto veloce, rapido, bisogna stare in prima linea, macinare idee, essere propositivi. L'abbiamo visto spesso anche al Segnalibro, quando per comprendere come fare una scheda di valutazione professionale (analisi editoriale di un testo) anche un pluri-laureato non riusciva a "staccarsi" dalla sua forma mentis, dalle tracce di un certo tipo di analisi letteraria che invece, in questo caso, diventa davvero fuorviante. Insomma, ovviamente la preparazione universitaria fornisce l'humus su cui innestare competenze specifiche, ma è anche importante adattare queste conoscenze rendendole efficaci in un settore specifico. Infatti l'insegnante di lettere fa un lavoro molto diverso da quello di un redattore o di un ufficio stampa, ad esempio. Ma la matrice da cui provengono gli studi è analoga. Il problema è che spesso le persone devono imparare a sviluppare certi requisiti "sul campo", però oggi, con le difficoltà presenti nell'occupazione, è certamente agevolato chi è già in grado di utilizzare gli strumenti base di questo mestiere.

4 - Lei, oltre ad essere responsabile dell'ufficio stampa del segnalibro, è anche curatrice e coordinatrice di corsi professionali rivolti a creare e/o qualificare figure da inserire nel mondo dell'editoria.
Come pianificate i vostri corsi?


C'è un programma di base che, ad ogni edizione, viene continuamente aggiornato. Infatti, scopro sempre nuovi stimoli, metto a punto esercitazioni diverse proprio in base a quello che emerge in ogni corso. Ma il calendario delle lezioni rimane integro nella sua struttura portante, si tratta di inserire qualche idea nuova man mano che si presenta. Ecco, non è un lavoro di "routine", ma gli stimoli sono così numerosi che si scopre sempre qualche brillante supplemento teorico o pratico. Anche piccole cose, che so, un articolo di giornale su cui discutere, una top ten dei libri più venduti in cui appaiono novità che bisogna analizzare, ecc...

5 - La diffusione massiccia dell'uso di internet, di certo non ha sostituito il vecchio sistema della carta stampa, siano essi libri o gio r nali, e il redattore è comunque una figura essenziale nella scelta e nella lavorazine dei materiali. Si profila una nuova figura di redattore affiancato a quelle già esistenti, o è in atto la trasformazione di questo ruolo ?

No, direi piuttosto che c'è un'integrazione, che nuove competenze si affiancano a quelle "storiche". Il redattore è - in sintesi - una persona che si occupa di contenuti. E proprio per questo può farlo utilizzando strumenti diversi tra loro, ma sempre affini. Leggere, valutare, fare dei tagli oppure un editing, scrivere a un autore, fare una quarta di copertina. Ma anche scrivere un articolo per il sito internet, aggiornare le rubriche, le newsletter...E' un'evoluzione, ma il mestiere rimane lo stesso.

6 - In che si differenzia il redattore di una casa editrice, di un giornale o di un sito web?

Beh, ovviamente tutti devono saper valutare i contenuti, approvandoli o meno, e passare attraverso eventuali tagli, editing e correzione di bozze. E poi tutti e tre lavorano in team, comunque. Il redattore di un giornale e di un sito web devono anche saper gestire rubriche specifiche, saper fare titoli, occhielli e sommari. Ma, ancora una volta, spesso questi aspetti si intersecano. La casa editrice ha anche un sito web. Ad esempio, la nostra agenzia letteraria pubblica anche Il Laboratorio, una rivista di cultura e informazione editoriale, e sta trasformando il sito in un portale che contiene rubriche, articoli e notizie varie. Quindi i redattori lavorano in più settori. Ma tutti analoghi. Cosa si differenzia davvero, è la capacità di scrivere in modo breve, chiaro ed efficace per quanto riguarda internet. Ma, di nuovo, la capacità di sintesi, la velocità e la chiarezza sono comunque le caratteristiche di base del mestiere del redattore. Dunque questo non fa che confermare gli aspetti principali, che sono comunque comuni in tutte e tre le aree.

7 - Prima abbiamo parlato di corsi di formazione e/o qualificazione professoinale. A chi si rivolgono principalmente? Si riesce a tracciare un profilo dei corsisti?

I nostri corsi nascono proprio dalla constatazione di una carenza di competenze specifiche - per quanto riguarda questo settore - e del tempo speso in redazione per trasmetterle. Non a caso non ci sono "docenti", nell'accezione tradizionale di questo termine, ma professionisti del settore che trasmettono le loro competenze, basando la teoria sull'esperienza. E anche i nostri allievi non rispondono a una catalogazione precisa, come il titolo di studio, mai discriminante. Interessante, inoltre, notare come molte figure professionali di questo settore provengono da contesti diversi da quelli letterari (ad esempio da studi giuridici, o di comunicazione d'impresa , scienze politiche ecc...) ma spiccano per preparazione e talento. Questo significa che, al di là di ogni titolo di studio, ciò che conta è il singolo rapporto con il mondo dei libri, la capacità di saper usare una certa sensibilità unita a determinati strumenti. I corsisti sono tutte persone che aspirano a confrontarsi con questo settore, ad approfondirlo. L'età oscilla tra i venticinque e i trent'anni, ma ci sono anche persone più grandi, che desiderano migliorare la loro formazione o tentare un nuovo lavoro.

8 - E dopo i corsi, una suo parere sulle evoluzioni del mercato del lavoro del redattore

E' già emerso da quanto detto, credo. Internet e l'editoria multimediale offriranno nuove risorse per il redattore classico, che sarà sempre e comunque necessario anche nello svolgimento del lavoro tradizionale. E poi ci sono diversi aspetti redazionali, di comunicazione. Una nostra ex allieva è ora responsabile dell'ufficio stampa di Fanucci, qui a Roma. Altri collaborano con varie realtà editoriali, assunti o in qualità di collaboratori. A minimum fax, un altro brillante ex allievo - che ora lavora nel loro team - si occupa anche del loro sito internet, ricco di spunti e notizie. E poi, ovviamente, contano le risorse personali, la capacità di penetrare il mercato offrendo nuove idee e spunti a realtà già esistenti. Bisogna anche pensare alle agenzie letterarie e ai service. Nello staff del Segnalibro ci sono alcune persone che provengono proprio dai corsi, e che abbiamo deciso di tenere con noi anche dopo lo stage. E poi c'è il lavoro come free-lance, consulente o editor che sia. Le riviste cartacee e on line sono un altro settore in cui portare queste competenze.

9 - e delle case editrici?

Il libro non muore, nonostante le crisi e le "estreme unzioni" che spesso lo accompagnano (come nel caso della politca terroristica riguardo l'ingresso di internet e dell'e-book nelle nostre vite). Ciò che farà la differenza, comunque, sarà la capacità di offrire scelte precise, linee editoriali curate, guidate da intenti specifici, come il recupero di letterature perdute, l'angolazione prospettica delle metropolite, i disagi generazionali ecc...Molto interesse riscuotono gli "inediti" di scrittori famosi, insieme ai fenomeni (però sempre temporanei) legati a una certa moda (i faraoni per i best seller, ad esempio). Il libro dovrà integrarsi con i supporti multimediali, con internet, con le nuove forme di lettura e comunicazione. Spero vinceranno anche le sfide della qualità sulla quantità, ma questa è un'altra storia.

Francesca Pacini è addetto stampa dell'agenzia letteraria iL segnalibro


Commento n° 1:

segnalato da Di salvo editore

Cari Signori,
mi sono laureata da poco in lettere moderne, ma
trovando qualche difficoltà ad inserirmi nel mondo
lavorativo ho deciso di frequentare uno di quei corsi
finanziati dal Fondo Sociale Europeo e dalla regione
Lombardia.
I corsi però sono davero tanti e dalle nomenclature
più variegate!

Il settore che mi interesserebbe è quello
dell'editoria
ma non sapendo nel concreto cosa distingue un EDITORE
MULTIMEDIALE da un REDATTORE MULTIMEDIALE, da un WEB
CONTENT MANAGER rischio di perdermi!
Per questo vi contatto sperando che siate così gentili
da darmi qualche delucidazione su queste figure
professionali.

Vi chiedo anche un consiglio personale: c'è mercato
lavorativo per queste professioni?
Sapete io non credevo che la laurea in lettere fosse
così bistrattata..

Vi ringrazio per la gentile attenzione e spero che mi
rispondiate presto al fine di fare una scelta più
consapevole
Annalisa (alisadef@......)
Risposta:


Ummammamia..
vediamo se possimo essere pratici oltre che sintetici:

Editore Multimediale - dovrebbe così definrsi colui che, nel mondo
dell'editoria e seguendone leggi e regole, si distingue da un editore
tradizionale per non utilizzare i consueti mezzi-strumenti di diffusione ma
sviluppa ed evolve le sue scelte attraverso le nuove tecnologie.
Un esempio per tutti i supporti e-text e CDRom in sostituzione dei libri; i
siti internet in sostituzione dei giornali, e così via...

Redattore Multimediale - la figura dovrebbe interpretare lo stesso ruolo del
redattore di una casa editrice, dala progettazione e definizione di una
linea editriale, di una collana, di un settore specifico, sino alla
correzione delle bozze.
In pratica in un sito come "ilnuovo.it" dovrebbe essere il "giornalista
multimediale", mentre in siti come quelli istituzionale in genere è colui
che coordina i collaboratori di una sezione (si pensi ad esempio a portali
come libero, virgilio, etc...)

WEB CONTENT MANAGER - nell'era della net-generation sono tutti managers per
definizione ma chissà come mai occorrono spazzini, infermieri, operai,
invece di manager (che poi son quelli che sfasciano la Fiat a scapito degli
operai stessi!).
Bando alla polemica lessicale, la figura dovrebbe essere del "giornalista
multimediale" di cui sopra, o del redattore dei contenuti dei siti e delle
sezioni.
La parola manager riconduce però in genere al fatto che normalmente i siti
internet sono interpretati come vetrine commerciali, e quindi le scelte di
contenuti e linguaggi devono avere una matrice commerciale.

La domanda più concreta:
c'è mercato lavorativo per queste professioni?

...io direi "c'è un mercato lavorativo"?

ma questa è una lunga storia...

Le faccio qualche esempio, e vediamo insieme a risposta.

Nella nostra casa editrice settimanalmente ci si riunicsce e se c'è da afre
delle comunicazioni, delle variazioni si incarica un grafico e si scrive
insieme i testi per variare di conseguenza il nostro sito...
...per noi è uno strumento giocoso di comunicazione e dialogo, è la nostra
vetrina verso i nostri lettori ed autori principalmente...
Abbiamo bisogno di figure esterne neli ruoli mensionati?

Nei portali istituzionali i contenuti sono di tipo istituzionale (documenti)
o descrittivo (nel senson che vengono per la parte di contenuti affidati ai
rispettivi uffici stampa) e la parte di grafica al webmaster.
Occorrono queste figure?

I portali generici (come Virgilio, Libero...) hanno le loro collaborazioni
con altri siti specialistici per avere contenuti, e non appesantiranno mai
le loro strutture con centinaia di collaboratori (anche perchè non ne hanno
le risorse); preferiscono lo "scambio pubblicitario"...
A loro occorrono queste figure?

I portali come Kataweb, IlNuovo, Jumpy... sono legati a gruppi editoriali
che trabordano di collaboratori giornalistici...
Necessitano di queste figure?

La verità è che i mestieri sono antichi, e li sichiama con termini nuovi per
illudere di dare spazi occupazionali in luoghi e posti professionali che
sono già occupati.
Un buon redattore saprà redigere un testo in un linguaggio diretto e veloce
come richiede il web, ma deve sapere fare il redattore.
Un buon giornalista saprà scrivere un "contenuto" per il web, ma deve saper
fare il giornalista.
Così un editore, multimediale o meno, su carta o su CD, è resta un editore.

La verità è che oggi si confonde il termine "flessibilità con "elasticità
mentale".
La verità è che un lavoro è un lavoro, sempree comunque.
Oggi, al più, è richiesto che si sia aperti e pronti a fare il proprio
lavoro con strumenti sempre nuovi ed in continua evoluzione...
Solo questa è la differenza.

Questa la nostra opinione, che lascia il semplice valore di un consiglio...

A Lei la risposta finale.

;-)

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