Best seller, ricettari di pronto consumo
di Francesca Pacini
Per "best seller" si intende, generalmente, un romanzo che vende parecchie copie. In genere, comunque, anche se un Bruno Vespa o un Giobbe Covatta stravendono, iI best seller è solitamente riferito a un genere preciso, di matrice solitamente anglosassone. Stehen King, Crichton, Ken Follett, Grisham, Patricia Highmsith...Romanzi che invadono il mercato e creano tendenza anche nel cinema. Non pochi, infatti, i film tratti da libri di successo, basta pensare a "Il socio" e "Il rapporto Pelican" di John Grisham. Non è un caso: in genere, infatti, si tratta di storie che mescolano thriller e avventura, sesso e potere. Colpi di scena, suspence, intrighi vari (dalla politica ai narcotrafficanti). Ingredienti eccellenti per un film di cassetta. Purtroppo, però, per quanto ben scritti, questi libri mancano di originalità e non si sollevano dal terreno - un po' arido - di una lettura disimpegnata che, nonostante le varianti, racconta sempre le stesse storie. Ma sono prodotti di successo, e continuano a influenzare un mercato che risponde molto bene. Come non pensare alle saghe faraoniche di Christian Jaq, ad esempio, vero e proprio esempio "trendy" di ambientazioni d'epoca per un largo consumo? Queste tendenze influenzano il mercato, spingendo gli editori - da bravi imprenditori - a ricalcare gli schemi di portafoglio già collaudati, e con successo. Così capita che altri romanzi, pur brillando per contenuti e scrittua, restano "offuscati" o, addirittura, a volte non vengono pubblicati. Non bisogna incriminare il best seller, per carità, però occorre capire come questo genere riesca a influenzare tutta la produzione letteraria mondiale. La letteratura è anche innovazione, ricerca...il best seller americano, invece, segue schemi specifici su cui si innestano trame diverse. Basta pensare a Ken Follett, maestro nel suo genere, che dichiara serenamente di "scrivere pensando al pubblico, a cosa potrebbe piacergli", esattamente come un manager d'azienda. E, in effetti, è un bravissimo imprenditore della letteratura, di un certo genere letterario. Nel ricettario del best seller il linguaggio deve essere "basic", scorrevole ma privo di balzi particolari. Grande attenzione all'incipit, che spesso ammicca direttamente al lettore, rivolgendosi a lui in prima persona per trascinarlo dentro la storia (come in alcuni romanzi di Anne Rice), e uno studio pianificato di atmosfere allusive che da subito lasciano intendere grandi colpi di scena e inciuci di varia natura. L'incipit è sempre importante, è l'ingresso nella finzione letteraria, quello che ci introduce nel suo universo, ma soprattutto in questi casi diventa strumento astutissimo di conquista e promesse per il lettore, frutto di uno studio a tavolino. Non a caso, infatti, le scalette con i capitoli segnano - solitamente - la stesura di questo genere di romanzi. Lo scrittore sa già cosa scriverà, ha le idee chiare, deve solo effettuare un corretto "montaggio". Non accade mai che 'ispirazione che guida la penna si lasci sorprendere da imprevisti sviluppi durante l'elaborazione del romanzo, solitamente ogni elemento è già incasellato, predisposto, studiato. Insomma, questi scrittori - bravissimi, lo ripeto - sono vere e proprie "fabbriche di romanzi", prodotti in serie e con frequenza annuale. Grisham scrive tutti i giorni al suo computer, per quasi sei ore. Un esercizio mostruoso, rivelatorio di un vero e proprio "contratto di produzione" nei riguardi del pubblico di lettori. Le storie, dunque, pur con trame e personaggi diversi, riflettono una sorta di "deja vu" in un lettore attento alle varianti possibili della letteratura. Il punto, comunque, è che il lettore di questi romanzi non si aspetta, e non vuole, queste sorprese. E' affezionato a questo modello, sa già, più o meno, che genere di storia lo attende in quelle pagine. Una storia appassionante, accattivante, con i buoni e i cattivi, gli amanti e i fuorilegge, i ricchi e i potenti...E morte, sangue, labirinti di intricati misteri. Una lettura che scorre, sempre, e fa evadere i pensieri legati al quotidiano per penetrare invece questi mondi pieni di suspence, navigando sulle pagine insieme ai personaggi (sempre ben costruiti, caratterizzati)...si potrebbero quasi leggere tutti d'un fiato, fino alla fine. Inutili attardarsi troppo sulle considerazioni socio-culturali che decretano il successo di questi libri. Sappiamo bene che oggi la cultura massificata, sponsorizzata dai mass media, toglie fiato ai contenuti più incisivi, profondi. La riflessione è sempre subordinata all'evasione, il cervello è spesso in vacanza, e non solo nel mese di agosto. Anche il libro fa da specchio alla società, ne indica gusti e tendenze. Le starlette della televisione vendono bene, la cultura "cabarettistica" si riflette quindi anche nei libri, il cinema e la televisione influenzano la produzione letteraria che li influenza a sua volta. La società dei consumi invoca libri di consumo, è chiaro. E il best seller detta legge nell'editoria, e lo fa anche perché ha un pubblico che è un esercito, ed è fedele, fedelissimo. Ogni tanto, comunque, qualche "diserzione" in letterature diverse non farebbe male.
Francesca Pacini è addetto stampa dell'agenzia letteraria iL segnalibro
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