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Alexsandr CAJANOV: Lo specchio veneziano. A cura di Luigi Alviggi

Venerdì 30 Maggio 2014 00:00 redazione nonsoloparole
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Cajanov

LO  SPECCHIO  VENEZIANO

di  Alexandr  Cajanov

 

 

Questo racconto, breve ma intenso, risale al 1921, scritto dall’Autore insieme con altre quattro novelle “romantiche”, tutte nel filone del fantastico russo che ci darà il grande capolavoro “Il maestro e Margherita” del medico ucraino Michail Bulgakov, terminato prima della sua morte (1940) ma pubblicato solo nel 1973. È da segnalare la “fantastica” coincidenza che un personaggio di una di queste novelle di Cajanov si chiama proprio Bulgakov: incredibile ma vero, la realtà giunge a superare la fantasia.

Economista agrario – l’agraria era una passione dei genitori -, Cajanov ebbe una sorte sventurata. Nato nel 1888 a Mosca, incappò nelle purghe del regime staliniano. Arrestato una prima volta nel 1930, nonostante un’abiura dei suoi principi del 1929, finirà fucilato in Kazakistan nel 1937. Sulle sue opere scese un lungo silenzio, rotto dalla riabilitazione del 1987 e dal crollo dell’URSS nel 1989. Socialmente brillante e ben inserito negli ambienti moscoviti, aveva idee e progetti troppo innovativi per non richiamare l’attenzione della potentissima polizia segreta -  allora OGPU, l’antenata del KGB -, il cui principale precetto era il conformismo ai canoni approvati e propagandati dal regime. Cajanov promuoveva la cooperativa contadina, giusto all’opposto della collettivizzazione statale imposta nel paese dal Governo.

Il romanzo si apre sui riflessi a specchio, increspati dalle piccole onde delle imbarcazioni, dei mille canali di Venezia. Il ricco Aleksej è in visita ad un negozio d’arte alla ricerca delle raffinate cose di cui è acceso estimatore per il suo nuovo palazzo sulla Jauza, piccolo fiume moscovita. Ed è qui che incontra il vero protagonista, un antico specchio che entrerà da padrone nella sua vita, riducendolo ad uno schiavo quasi fuor di ragione. L’incontro tra i due è un funesto colpo di fulmine:

 

La Sindrome di Stoccolma

Giovedì 29 Maggio 2014 08:43 Micco07
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Sembrano manichini, figli dei giornaletti patinati, essi non ridono mai ma vivono come oggetti sottomessi al mercato del superfluo; si fanno chiamare “ARTISTI” ma quello che vendono conta più di quello che fanno o non sanno fare, e non riescono a farlo perché chiusi in un’immagine perenne di duri. Sono oggetti da marketing, bianchi ma con la lampada abbronzante sempre accesa come i riflettori della società vacua che rappresentano…il nulla gioioso ma efficace per vendere cose che butteremo nel cesso il mese prossimo e poi sotto con la nuova inutile pubblicità: automobili, occhiali firmati, abiti per anoressici mai malati…e noi? Finti borghesi senza mai un centesimo pronti ad osannare, a scannarci per un autografo e difendere i carnefici del nuovo millennio, mentre inauguriamo la “guerra dei poveri” costretti ad acquistare beni di lusso a rate ad interessi zero. Amiamo il nostro carnefice, non vi è dubbio, come una sorta di Sindrome di Stoccolma non riusciamo ad amare chi sta peggio di noi ma solo biasimare la povertà, siamo pronti a scagliarci contro tutti quelli uguali a noi, poveri scemi, che acclamano il vuoto ed odiano il prossimo come se stessi…

stoccolma

 

La proporzione delle cose.

Mercoledì 28 Maggio 2014 17:30 Micco07
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La cosa che maggiormente mi ricorda l’infanzia è “la proporzione delle cose” che ti fa apparire inevitabilmente come tutto sia estremamente grande, sproporzionato rispetto ad un corpo esile da bambino che passa la sua breve infanzia sulle punta delle dita dei piedi per arrivare ad un citofono messo troppo in alto per poterlo raggiungere da solo. È come sentirsi minuscoli e tutto ti appare difficile da superare; mani esili macchiate eternamente di cioccolata e una gran voglia di crescere per poi misurarsi con quel mondo ingiusto, vorremmo tornare tutti ancora bambini, eternamente piccoli e non poter soffrire più, piccole braccia protese verso nostra madre e nessuna sofferenza!

Provo una grande empatia per tutto ciò che guarda il mondo dal basso verso l’altro, come se fosse un posto differente, onirico, un misto d’innocenza e voglia di superare se stessi ma rimanendo sempre innocenti. Perciò amo gli animali e i bambini, essi hanno il coraggio di guardare il mondo come lo vedevamo noi, rispettando tutto ciò che era più piccolo ma ancora più grande di noi, perché osservare il mondo dal basso più aiutare tutti gli uomini a diventare un giorno più grandi ancora…ci credo.

Nella foto un bambino saluta il suo amico bovino perché condannato alla macellazione. Sempre la stessa sentenza di morte.

macello

 

Europa Rapita di Piero Soave - Recensione di Luigi Alviggi

Giovedì 30 Gennaio 2014 00:10 redazione nonsoloparole
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Europa1

 

EUROPA   RAPITA

di Piero Soave

 

 

Il “Ratto d’Europa” è un soggetto raffigurato in innumerevoli tele, molte delle quali di celebri pittori. Nel mito greco, di Europa figlia del re di Tiro si innamora Giove che, sotto forma di toro, nuota con lei sul dorso fino all’isola di Creta. Dai due nascerà  Minosse e lei diventerà regina dell’isola. In seguito si chiamerà Europa tutto il territorio a nord di Creta. Questa leggenda è fondamento della costellazione del Toro, ed è ricordata sul recto della moneta da due euro della Grecia.

 

 


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