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Amplesso reale di M. Merone

Lunedì 29 Novembre 2010 09:46 Margherita Merone
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Amplesso reale


Vengano pure, signori, vengano:
questa che state per visitare è una delle regge più belle del mondo, non teme paragoni, può reggere il confronto con qualunque altra dimora di sovrani o Dei che sia mai stata costruita. E qui inoltre, in queste stanze, non molto tempo fa ma, pensate, appena la settimana scorsa, Lilly e Marco si sono amati. Si, è così, davanti a tutti, senza curarsene anzi senza nemmeno accorgersene: in loro si sono reincarnati gli spiriti della regina Maria Carolina e del suo giardiniere Antonio, che era stato anche il suo amante per un giorno, e l'incanto si è ripetuto , in uno splendido,caldo pomeriggio di settembre.
Lilly e Marco sono entrati, e si sono mescolati tra la folla dei turisti: ma in verità quella mattina non c'era una gran folla, anzi! Un gruppo di ragazzi, giovanissimi, venuti da Nola:si sentivano ridere e scherzare tra di loro parlando in dialetto, a squarciagola per farsi notare. Poi c'erano un paio di famiglie, molto discrete, un gruppetto, immancabile, di turisti venuti dall'Estremo Oriente.
Dal portone si accedeva a 4 cortili grossi come piazzette, e i turisti venivano fatti passare, a destra, su una scalinata che conduceva agli appartamenti regali. Quando sono saliti, giunti nella sala del trono, Lilly ha indicato a Marco l'affresco che ricopriva, maestoso, l'intero soffitto: lì c'era la sua "antenata", con quel meraviglioso abito celeste. Era imponente la sala del trono, Marco non faceva che guardarsi attorno, incantato da quelle mura, quei pavimenti, quei ritratti e quegli stucchi dorati, mentre Lilly già li conosceva, e tuttavia continuava a godere di quella bellezza attraverso lo sguardo e l'espressione ammirata del suo compagno.
Ecco, passavano nella stanza da letto, con quel giaciglio con baldacchino posto al centro di una camera così grande: non dava affatto l'idea di una privacy, anzi sembrava che chiunque si poteva trovare di passaggio proprio mentre la regina e il suo consorte erano a letto a trastullarsi…Oddio, considerando le 16 gravidanze di Maria Carolina d'Asburgo, l'ubicazione della stanza non doveva averli scoraggiati poi tanto, lei e il re: è pur vero che qui ci venivano solo d'estate, ma qualcuno di quei 16 figli sarà stato concepito qui sicuramente. E poi, suvvia, chi si permetteva di entrare nella stanza da letto dei re? Siamo…realistici, signori!
Marco e Lilly ammiravano le stanze in cui aveva dimorato la regina con le dame addette alla sua persona,una tutta in verde, una tutta in rosa, o tutta celeste come quella con il letto a baldacchino, infine dedicate alle 4 stagioni, un tripudio di fiori e figure allegoriche. A volte Marco storceva il naso di fronte a qualche pannello troppo vistoso: non era stata una scelta della regina, replicava Lilly, quella decorazione le era stata senz'altro suggerita dalla suocera (ma se la povera Maria Amalia Carolina non l'aveva mai conosciuta?!). La regina, lei, di buon gusto ne aveva da vendere: proveniva dalla corte più colta ed illuminata, progressista diremmo oggi, d'Europa, da piccola aveva persino accolto Mozart bambino, Mozart, il genio più sublime!
Ecco le sale della lettura, con volumi e volumi, e quel curioso mobiletto a forma di cono;e poi la stanza del presepe, con quei pastori così espressivi nei loro visi di terracotta, e così lucenti nei loro abiti di seta di S. Leucio, in questo scorcio della Napoli settecentesca, sguaiata, opulenta e colorata, riprodotto come se il Bambinello avesse scelto di nascere proprio lì in mezzo. Lilly si fermava sempre davanti a quelle statue in miniatura con i vestiti, quelle colline di cartapesta e vaschette d'acqua limpida: ma Marco aveva fretta, voleva vedere il giardino, uscire fuori, troppa gente attorno a loro, troppi sguardi che si posavano sugli stessi oggetti contemporaneamente.
- Ecco il giardino, mio signore, un'unica via che si apre diritta davanti a noi, circondata da natura ed arte: solo un genio può aver tratto, da poche linee essenziali e tuttavia semplici tracciate su un foglio, un'armonia così avvolgente, come Mozart è riuscito a fare con poche note. Non mi rispondi, sei rimasto senza parole?
- E' difficile a volte esprimere quello che si prova di fronte a tali spettacoli. Procediamo a piedi, naturalmente, ti sembra? Non vorrei perdermi nemmeno un passo di questo parco, e poi oggi non abbiamo fretta,e fino a quando non chiuderanno , perché allontanarci da qui?
Giunti a metà del loro percorso, quando hanno incontrato la prima fontana con due rampe di scale attorno sormontate da Eolo, Lilly e Marco si sono fermati, e seduti sull'ultima panchina, quella più vicina alle ninfe di marmo. E lì si sono baciati subito, Marco si è steso poggiando la testa sulle gambe della sua regina, che gli baciava i capelli e lo accarezzava sulle guance, e poi scendeva sul collo, e poi su una spalla, succhiando piano e facendogli venire i brividi al braccio. Marco si alzava, e apriva le gambe facendo sedere Lilly in mezzo, di spalle: quindi, approfittando della lunga camicetta di lei, le ficcava la mano sotto gli abiti, toccandole il ventre e scendendo più giù, nella sua parte più intima, senza mai staccare le labbra dalle sue, mai, solo per prendere fiato…e così passavano le ore, fino a quando il torpore in cui erano piombati non li costringeva ad alzarsi, ed incamminarsi lungo il tragitto che portava alla grande cascata finale del parco.
Passando vicino alle vasche piene di grossi pesci che fanno scorrere l'acqua l'una sull'altra, Lilly e Marco a volte si abbracciavano, a volte si chinavano nel tentativo di toccare qualche pesce con le mani: il sole picchiava a quell'ora, il caldo e la fatica della salita si facevano sentire, anche se nulla poteva essere spiacevole per loro quel giorno.
Poi arrivavano alla grande fontana, dove l'imprudente e lussurioso Atteone era punito orribilmente, dilaniato da cani feroci: oltrepassate le acque, i due giovani si inoltravano nel boschetto fitto che porta alla cima della cascata, e subito si fermavano su un'altra panca di legno, al riparo, per quanto possibile, da sguardi indiscreti.
Marco restava in piedi, di fronte a Lilly: e lei di impulso gli gettava le braccia al collo, mentre lui si apriva la camicia, e cominciava a baciarlo di nuovo, sul petto, e poi con la lingua attorno all'ombelico, leccando fino all'inguine che il giovane lentamente scopriva. A nulla, non si pensava a nulla: a cosa si può pensare in quei momenti? Le loro sensazioni erano così forti, che assorbivano ogni pensiero: ogni nervo, ogni organo era teso solo a sentire ciò che il contatto con l'altro gli procurava…solo dolcezza, solo oblio, solo frenesia…che diventava sempre più impetuosa però, sempre più soffocante. Marco si sedeva sulla panca, e Lilly gli saliva addosso, mettendosi di fronte e scoprendo il suo sesso per congiungersi a lui carnalmente, per avvinghiarsi in un abbraccio totale, per sentirlo dentro sé stessa come se fosse una parte di lei…e non smettevano mai di baciarsi, avrebbe voluto mangiarselo, per ritrovare sempre quel sapore, della sua carne, della sua pelle, dei capelli… lei lo baciava sulla fronte e lui sul seno, lei su un braccio e lui su un capezzolo, e ancora, ancora, sempre, fino a quando non crollavano sfiniti, con le gambe indolenzite per lo sforzo continuo, e con il cuore che batteva ancora furiosamente…Ma nulla è sconveniente, i loro corpi, ormai quasi tutti scoperti , sono giovani e belli come quelle statue che li guardano, i loro respiri affannosi sono vivi come gli alberi che li circondano…
- Domani non sarà più così, mia signora, domani tornerò alle mie occupazioni, e anche tu tornerai ai tuoi affari da sbrigare, domani conserveremo solo il ricordo di questa nostra felicità.
- Ma come potremo pensarci senza starne male, senza provare una nostalgia, un desiderio soffocante di rivederci, di rivivere questi momenti?
- Poiché è impossibile che questo accada, rassegniamoci a considerarlo un bel ricordo e basta. E' stato bello, è vero, ma ora non possiamo far altro che continuare a vivere come prima. Il mio lavoro mi è indispensabile per sopravvivere, questa è la realtà.
- Non riuscirò mai a rassegnarmi con tanta facilità, ad accettare con tanta serenità, quasi indifferenza, come te, che…
- Non è indifferenza, credimi, ma questi sono discorsi sciocchi ed inutili: non possiamo noi cambiare il mondo, questo è quanto ci tocca, e basta!
- E' stato bello, Marco, certo, ma non capirò mai perché, perché debba durare così poco…Gli uomini sono proprio dei pazzi, e non amano affatto sé stessi.

 

M. Merone



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