UNA SISTEMAZIONE PER L'ARCHIVIO MASSIMO CONSOLI
di Raffaele Calafiore

Dopo anni di trattative, tira e molla, veti che ne limitavano l'uso in quanto considerato di "interesse nazionale" ma allo stesso tempo non ne attribuivano una giusta e degna sistemazione, l'Archivio Massimo Consoli finalmente trova la sua collocazione, nell'Archivio Centrale dello Stato.
La trattativa per l'assorbimento dell'intera raccolta da parte del Ministero dei Beni Culturali è giunta alla fine. Tutto l'archivio di Massimo Consoli, considerato il fondatore del movimento gay italiano, verrà acquisito dallo stato e diverrà una raccolta pubblica. Negli oltre quarant'anni di attività, Consoli è riuscito a mettere insieme migliaia di pezzi che vanno dai libri ai gadget, dalle riviste ai ritagli di articoli di tutto cio' che riguarda e spazia intorno al mondo gay, lesbico e trans, testimoniandone la cultura, il fenomeno e le istanze. Una raccolta che parte da lontano, quando l'omosessualità in Europa come in America era perseguita dalla legge fino ad arrivare ai nostri giorni, alla legittimazione dei matrimoni gay in Olanda, con un passaggio importante, anche sotto il profilo sanitario oltre che culturale, col materiale raccolto negli anni ottanta, in merito alla diffusione dell'AIDS e sosprattutto per l'opera di informazione.
Dopo l'acquisizione da parte del Ministero dei Beni Culturali, di una delle piu' importanti collezioni sul mondo gay, si avvierà a breve il delicato lavoro di catalogazione delle migliaia di libri, opuscoli, volantini, gadget, degli oltre 50.000 ritagli di giornale, foto, filmati, cartoline, relazioni di conferenze, corrispondenze e quanto altro ancora Massimo Consoli, pezzo dopo pezzo, ha raccolto nei decenni. Tempo qualche anno e la raccolta sarà disponibile al pubblico per la consultazione presso l'Archivio Centrale dello Stato a Roma, Piazzale degli Archivi.
Nel prossimo numero di giugno di "Guidemagazine" in un articolo che ripercorre le tappe, i sacrifici e le amarezze, lo stesso Consoli si racconta, nella completezza della storia, non senza un pizzico di meritato orgoglio.
Raffaele Calafiore