Un
presepe particolare (Archivio Massimo Consoli) di Roberta Corbo da TIME OUT
23 DICEMBRE 1999
N. 51-53 12 gennaio 2000 Anno 111
Nota introduttiva di R. Calafiore
Due culle per un presepe.
Anche quest'anno , all'EVENT'S di Roma, Massimo Consoli ripropone, a
cavallo tra provocazione e rilettura delle scritture e testi antichi delle civiltà
pre-indoeuropee, il "suo" presepe. Lontano dalla sacralità
delle chiese e dall'ufficialità delle piazze, dal 12 dicembre riprende
forma la rappresentazione della natività secondo Consoli, col coraggio
della rilettura lontana dalla storia ufficiale. Un coraggio quanto mai attuale
in un tempo in cui la cronaca, per emotività e susseguirsi di drammatici
eventi, male si presta ad una lettura lontana da condizionamenti e censure.
R.Calafiore
| Ci riserva qualche sorpresa il
presepe che l'Archivio Massimo Consoli espone durante le feste natalizie:
a guardar bene, infatti, notiamo qualche assenza importante e qualche aggiunta
che potremmo definire senz'altro originale, se Consoli non chiarisse immediatamente
che la nuova disposizione non e' frutto di un suo capriccio, ma il risultato
di anni di ricerche che hanno indagato nelle tradizioni delle civilta' pre-indoeuropee
e hanno attinto a fonti autorevoli come i Manoscritti del Mar Morto. Un
presepe con molti Giuseppe, nessuna Madonna e, soprattutto, due culle che
attendono, la notte di Natale, di essere occupate: si', avete capito bene,
due culle perche' le ricerche di Consoli hanno portato all'emersione dl
due Messia, una figura di autorita' spirituale incarnata da Aronne e un
messia temporale incarnato da Davide, scissione poi che ritroviamo nelle
successive teorie ereticale monofisite e manichee sulla natura solo umana
o solo divina del Cristo. La vera storia di Gesu' come ce la tramandano questi scritti - spiega Consoli - e' la storia di una comunita' maschile che produce due messia - altre conferme sono fornite dal nome stesso di Barabba - colui che muore sulla croce accanto a Gesu' - che nelle antiche lingue semitiche vuol dire, per l'appunto, figlio del padre. Una rappresentazione storco/religiosa che si vuole dunque filologica: Senza per questo aderire - precisa Consoli - al messaggio di una comunita' che nei Manoscritti si rappresenta idealmente, cancellando le donne e descrivendosi falsamente come dedita esclusivamente allo studio, documenti successivi come «Il rotolo della guerra» ne hanno infatti svelato la componente piu' profonda di violenza e misoginia. Una provocazione contro le storie ufficiale, devoti mariani permettendo... Roberta Corbo |
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