MOSCA: IL GOLPE SCONFITTO DAI GAY (di Massimo Consoli)

Il 19 agosto, ricorre il 10. anniversario del golpe «che segno' la fine dell'URSS». Poche persone al mondo sanno che la scomparsa dell'autoritarismo sovietico e' dovuta in maniera determinante anche all'aiuto della comunita' gay di Mosca. "Rome Gay News" l'aveva pubblicamente ricordato gia' dall'anno successivo, grazie ad una corrispondenza da New York del nostro compianto collaboratore Amerigo Marras (morto il 14 ottobre 2000). Ma all'epoca i tempi non erano sufficientemente maturi, ed i media italiani non se la sentirono di riprendere la notizia. Ripubblichiamo qui di seguito l'articolo in oggetto, seguito da un
commento tratto dal libro ancora inedito di Massimo Consoli, "Fotoromanza".

da Rome Gay News # 36, del 23 marzo 1992, p. 10: CRONACHE DALL'ESTERO

ELTSIN SALVATO DAI GAY

MOSCA. I gay russi sono stati indispensabili a Boris Eltsin nel poter trasmettere le sue dichiarazioni, d'attacco contro il tentato putsch dei
generali dello scorso agosto (19 agosto 1991, ndr), prestandogli il computer e la stampante del giornale gay TEMA, la sola organizzazione che ancora possedeva un computer al momento del colpo di stato. Il computer era stato ricevuto due settimane prima come dono dell'International Gay and Lesbian Human Rights Commission, di San Francisco. Tale atto di eroismo degli editori di TEMA precedeva la grande protesta dei gay sovietici nello scorso settembre e che rivendicava i propri diritti chiedendo l'abolizione dell'articolo 121 del Codice Penale Sovietico. Seguiva la candidatura di Roman Khalinin, gay quarantenne che si era opposto a Eltsin come il primo gay politico sulla scena sovietica. Il riconoscimento del ruolo positivo dei gay nella democratizzazione sovietica avviene pero' lentamente e sinora solo con l'Ucraina che ha riconosciuto i diritti gay per prima, eliminando le infami leggi che sinora condannavano fino a 8 anni di prigione. La mutata atmosfera politica apre le porte al riconoscimento dei diritti dei gay sovietici che possono ben dire di aver partecipato in diretta alla creazione democratica del Paese. AMERIGO MARRAS

da "Fotoromanza", di Massimo Consoli, Kaos Ed., Milano, inedito

«... (il 121) e' il famigerato articolo che ha spedito in Siberia o in manicomio migliaia di cittadini e che cosi' si esprime: «I rapporti sessuali tra uomini (pederastia) sono puniti con la privazione della liberta' fino a cinque anni. La pederastia commessa mediante violenza fisica o minaccia, ovvero nei confronti di un minorenne, o abusando dello stato di dipendenza della vittima, e' punita con la privazione della liberta' fino a otto anni». Ma l'abrogazione di questo articolo ha una storia curiosa. Nell'agosto del 1991 un putsch militare cerca di rovesciare Eltsin. I generali sembrano sul punto di vincere ogni resistenza, anche perché il primo ministro non sa come comunicare con le truppe che gli sono rimaste fedeli. Vengono in suo aiuto i gay del giornale Tema, che gli prestano il loro computer e la loro stampante, ricevuti appena due settimane prima come dono dell'International Gay and Lesbian Human Rights Commission di San Francisco, l'organizzazione gay piu' capillare e diffusa in tutto il mondo, diretta da Tom Di Maria. I gay di Tema gli chiedono, in cambio, di abrogare la legge che avvelena la loro vita fin dal 17 dicembre 1933. Eltsin lancia il suo contrattacco via computer "gay" (!) e sconfigge ogni opposizione. Per pagare il suo debito nei confronti della comunita' russa senza creare problemi e senza che si costituisca una opposizione, decide di agire in segreto. Questo comportamento gli e' suggerito dai problemi che ha dovuto affrontare Bill Clinton negli Stati Uniti, con un Colin Powell che gli ha impedito di adempiere alle promesse fatte in campagna elettorale di ammettere i gay nell'esercito. Cosi', nel maggio del 1993, il mondo apprende che con una precedente deliberazione (di qualche mese prima!), il governo russo ha abrogato l'art. 121. In questo modo Eltsin riesce senza tanti problemi e senza sollevare troppa polvere, laddove Clinton ha miseramente fallito, dimostrando la debolezza dell'amministrazione USA che, con la sua insicurezza, si e' attirata una certa antipatia da parte di gay e di non-gay.»

NOTA: Un'osservazione per quel che riguarda il mio intervento sul "Golpe sconfitto dai Gay". L'unico giornale che lo ha ripreso (a quel che ne so) e' stato l'International Herald Tribune (Italy Daily). I media italiani sembrano sempre in imbarazzo quando devono attribuire un merito ai gay, al di la' del genio scontato di un Leonardo o di un Michelangelo! E comunque, anche l'Herald ha commesso un errore, affermando che «computer e stampante vennero usati per pubblicare opuscoli e lettere dal tono incendiario per sollevare le masse anti-sovietiche»! Ma quando ne avrebbe avuto il tempo, uno Eltsin assediato dentro il suo palazzo e che aveva poche ore a disposizione?! In realta', impossibilitato a comunicare con l'esterno perche' privo di telefono e completamente isolato, il computer fu l'unico strumento con il quale riusci' a dare l'ordine di attacco alle truppe che gli erano fedeli. Mi sembra che questo fatto sia piuttosto chiaro dall'intervento di Amerigo Marras ed anche dal mio. O no? Buon lavoro, Massimo Consoli

Pubblicato su "Italy Daily", International Herald Tribune, Monday,
August 20, 2001

People

August 19 marked the 10th anniversary of the failed uprising that delivered the coup de grace to the Soviet Union. In his soon to be published book, "Fotoromanza," Massimo Conso1i, one of the historic leaders of the Italian gay movement, recalls the important role the Russian gay community played during those tumultuous days. During the August 1991 military putsch the country was in turmoil, bordering on complete chaos. According to Consoli-who picks up a decade old report by the late journalist Amerigo Marras-the only working computers in Moscow belonged to the gay paper "Tema", and had arrived just two weeks earlier from the Intemational Gay and Lesbian Human Rights Commission in San Francisco. The paper lent Borin Yeltsin, at the time president of the Russian Federation, its computers and printers, which were used to publish incendiary pamphlets and letters to rally Yeltsin's anti-Soviet masses. In exchange, the gay community demanded the abrogation of a law that made homosexuality a crime. The Duma kept its promise in early 1993, but Yeltsin never publicly thanked the gay commuriity, perhaps to avoid the brouhaha that then President Bill Clinton had to deal with when he tried to have gays admitted to the U.S. army.