Editoriale speciale - 03 aprile 2002

La barbarie
(della redazione)

(ripreso dall' homepage) L' immane tragedia che si sta consumando in questi giorni in Palestina obbliga ad una condanna netta e decisa. I carri armati di Sharon stringono d'assedio la sede dell'ANP a Ramallah e le altre città in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Sono sospesi ogni diritto, ogni regola di tutela per i feriti, i giornalisti e la popolazione civile. Il popolo palestinese, umiliato da decenni, sta subendo una durissima e indiscriminata rappresaglia. È ormai chiaro che la strategia del primo ministro dello stato d' Israele punta ad una sorta di soluzione finale, privando i palestinesi della loro autorità riconosciuta a livello internazionale. Noi aborriamo fermamente la politica delle stragi e del terrorismo, e per questo ci sentiamo vicini ai morti civili israeliani, ma non è con il terrorismo di stato che si debella il terrorismo degli estremisti. Di fronte a un piano tanto scellerato e criminale, ciò che fa più rabbia è l'inerzia e l'incapacità della diplomazia internazionale di interporsi validamente tra gli aggressori e le vittime. E non consideriamo, ovviamente, il vergognoso avallo, ormai non più occultabile, da parte della superpotenza americana ad un genocidio pianificato che rischia di aprire nuovi scenari di guerra nella regione e nel mondo. Un motivo di speranza viene dalla diplomazia dal basso: i pacifisti (anche israeliani) e gli attivisti no-global, che a rischio della propria vita con la loro presenza nel luogo cercano di contrastare la logica dell'odio... (continua dall' homepage) ...e della soluzione finale, e alcune centinaia di militari israeliani che, per sottrarsi alla logica dell'annientamento, patiscono oggi il regime detentivo. Sosteniamo il loro esempio coraggioso, e speriamo che esso serva a smuovere i governi e le istituzioni di tutto il consesso civile internazionale ad impegnarsi con determinazione nella condanna dell'aggressione e in una efficace opera di risoluzione politica del conflitto mediorientale. A cominciare dal far rispettare le numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, l'applicazione delle quali può unicamente garantire una coesistenza pacifica ad entrambi i popoli, sovrani nel proprio territorio.
La lotta del popolo palestinese è la lotta di ogni popolo all'autodeterminazione e alla libertà. Una sua sconfitta sarebbe un duro colpo alla civiltà del diritto.


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