Editoriale n° 7 - 31 gennaio 2002

IL MERCATO DEL MALE

I gas di scarico delle auto appestano le nostre città, non solo le grandi metropoli, ma anche centri urbani di media grandezza come Brescia o Bergamo. L'inquinamento, divenuto insostenibile per la salute e la qualità di vita dei cittadini, impone soluzioni radicali. Quelle che vengono prese sono purtroppo grottesche, evidentemente risibili, capaci al massimo di alleviare temporaneamente il problema, ma che sono palesemente inefficaci sul lungo periodo.
Ricordo il primo di questi palliativi. Fu adottato a Napoli all'inizio degli anni Ottanta: far circolare un giorno le vetture con targhe pari e quelle con targhe dispari l'altro. Sembrava allora una stramberia partenopea che potesse essere partorita soltanto ai piedi del Vesuvio. Da allora in poi questa soluzione stravagante è stata adottata anche da altre città solitamente considerate meno buffonesche.
In questi giorni sta avanzando una nuova soluzione ugualmente grottesca ma anche discriminante, sostenuta da opinionisti e amministratori. Si tratta dell'idea di far pagare agli automobilisti un pedaggio per l'accesso ai centri cittadini. Immagino già cittadini automuniti, la cui capacità di spesa è alquanto alta, mostrare ritto il medio della mano agli automobilisti tapini sul cui bilancio familiare peserà sensibilmente il pagamento del pedaggio. La qualità dell'aria che risulterà da questa soluzione sarà però condivisa da entrambi.
Il massimo della depressione si raggiunge però quando si segue il dibattito su quelle che dovrebbero essere le soluzioni sul lungo periodo. È tutto un gran vociare sulla necessità di svecchiare il parco auto. Dimenticando che negli ultimi anni esso è già stato svecchiato a più riprese, grazie alle varie agevolazioni per la rottamazione. La colpa dell'aria irrespirabile dei centri urbani in Italia è, in sostanza, addossata a quei tre milioni (dicono) di auto non catalitiche. Scommetto che buona parte delle quali già non circola a pieno regime.
Vendiamo dunque tre milioni di auto nuove a questi incivili e attardati automobilisti inquinatori, non sfiorati dal verbo dell'ecologismo di maniera!
Altra soluzione di cui si discute (o si chiacchiera) è la miracolosa introduzione delle cosiddette auto capaci di ridurre al minimo l'emissione di gas nocivi. Ci vuole poco a capire che più che di una soluzione all'inquinamento provocato dai mezzi di trasporti si prospetta qui un nuovo grande affare: promuovere, attraverso un'azione combinata di persuasione mediatica e di imposizione legislativa, la vendita di nuove vetture ecologiche o sedicenti tali.
Si privilegia insomma, per far fronte a problemi generali e ineludibili, quelle soluzioni che generano business, senza valutare l'effettiva efficacia degli stessi. Gli opinionisti e i politici quotidianamente interpellati nei mass media su questi problemi sembrano non accorgersi che il nostro caro Belpaese è afflitto dall'inquinamento dei mezzi di trasporto semplicemente perché esso è vergognosamente sottostrutturato per le esigenze di mobilità in un moderno centro urbano. Difatti, nel nostro Paese, l'interesse prioritario per ogni soluzione di mobilità e di traffico è stato quello di vendere automobili.
Un unico, semplice dato può dare la misura del voluto ritardo nello sviluppo della rete di trasporti pubblici su rotaia in Italia. Sapete quante linee di metropolitane sono in funzione nella nostra penisola, dalle Alpi fino alla Sicilia? Sette, semplicemente sette: tre a Milano, due a Roma e due a Napoli. Esattamente tante quante ve ne sono a Barcellona (Spagna), città in cui ho provato vergogna per la nostra nazione. Dopo che avevo già costatato l'invidiabile grado di efficienza della rete di trasporto pubblico di Colonia o Tolosa.
Ciro Riccardo



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