I gas di scarico delle auto appestano le nostre città, non solo le
grandi metropoli, ma anche centri urbani di media grandezza come Brescia o
Bergamo. L'inquinamento, divenuto insostenibile per la salute e la qualità
di vita dei cittadini, impone soluzioni radicali. Quelle che vengono prese
sono purtroppo grottesche, evidentemente risibili, capaci al massimo di alleviare
temporaneamente il problema, ma che sono palesemente inefficaci sul lungo
periodo.
Ricordo il primo di questi palliativi. Fu adottato a Napoli all'inizio degli
anni Ottanta: far circolare un giorno le vetture con targhe pari e quelle
con targhe dispari l'altro. Sembrava allora una stramberia partenopea che
potesse essere partorita soltanto ai piedi del Vesuvio. Da allora in poi questa
soluzione stravagante è stata adottata anche da altre città
solitamente considerate meno buffonesche.
In questi giorni sta avanzando una nuova soluzione ugualmente grottesca ma
anche discriminante, sostenuta da opinionisti e amministratori. Si tratta
dell'idea di far pagare agli automobilisti un pedaggio per l'accesso ai centri
cittadini. Immagino già cittadini automuniti, la cui capacità
di spesa è alquanto alta, mostrare ritto il medio della mano agli automobilisti
tapini sul cui bilancio familiare peserà sensibilmente il pagamento
del pedaggio. La qualità dell'aria che risulterà da questa soluzione
sarà però condivisa da entrambi.
Il massimo della depressione si raggiunge però quando si segue il dibattito
su quelle che dovrebbero essere le soluzioni sul lungo periodo. È tutto
un gran vociare sulla necessità di svecchiare il parco auto. Dimenticando
che negli ultimi anni esso è già stato svecchiato a più
riprese, grazie alle varie agevolazioni per la rottamazione. La colpa dell'aria
irrespirabile dei centri urbani in Italia è, in sostanza, addossata
a quei tre milioni (dicono) di auto non catalitiche. Scommetto che buona parte
delle quali già non circola a pieno regime.
Vendiamo dunque tre milioni di auto nuove a questi incivili e attardati automobilisti
inquinatori, non sfiorati dal verbo dell'ecologismo di maniera!
Altra soluzione di cui si discute (o si chiacchiera) è la miracolosa
introduzione delle cosiddette auto capaci di ridurre al minimo l'emissione
di gas nocivi. Ci vuole poco a capire che più che di una soluzione
all'inquinamento provocato dai mezzi di trasporti si prospetta qui un nuovo
grande affare: promuovere, attraverso un'azione combinata di persuasione mediatica
e di imposizione legislativa, la vendita di nuove vetture ecologiche o sedicenti
tali.
Si privilegia insomma, per far fronte a problemi generali e ineludibili, quelle
soluzioni che generano business, senza valutare l'effettiva efficacia degli
stessi. Gli opinionisti e i politici quotidianamente interpellati nei mass
media su questi problemi sembrano non accorgersi che il nostro caro Belpaese
è afflitto dall'inquinamento dei mezzi di trasporto semplicemente perché
esso è vergognosamente sottostrutturato per le esigenze di mobilità
in un moderno centro urbano. Difatti, nel nostro Paese, l'interesse prioritario
per ogni soluzione di mobilità e di traffico è stato quello
di vendere automobili.
Un unico, semplice dato può dare la misura del voluto ritardo nello
sviluppo della rete di trasporti pubblici su rotaia in Italia. Sapete quante
linee di metropolitane sono in funzione nella nostra penisola, dalle Alpi
fino alla Sicilia? Sette, semplicemente sette: tre a Milano, due a Roma e
due a Napoli. Esattamente tante quante ve ne sono a Barcellona (Spagna), città
in cui ho provato vergogna per la nostra nazione. Dopo che avevo già
costatato l'invidiabile grado di efficienza della rete di trasporto pubblico
di Colonia o Tolosa.
Ciro Riccardo