Turismo: fonte di reddito e sviluppo o fonte di ulteriore degrado e asservimento?
di Raffaele Calafiore
Alla vigilia degli incontri dei forum sociali a Firenze, previsto per i primi
di novembre e lontani nel tempo e nello spazio dagli echi del vertice di Johannesburg
per uno sviluppo sostenibile, sfogliando dei vecchi giornali, mi son balzati
tra le mani alcuni articoli con le tesi emerse negli ultimi giorni di dibattito
in Sudafrica: il turismo come forma di reddito e di sviluppo sostenibile per
quelle aree depresse. Già, il turismo!
Per portare qualche beneficio economico, il turismo per forza di cose deve
essere di massa. Ma il turismo di massa poco si sposa con la sostenibilità
dello sviluppo. L’impatto ambientale diviene in ogni caso eccessivo,
sia nella trasformazione fisica dell’ambiente, sia nell’impatto
culturale. Purtroppo i singoli viaggiatori, anche se moltiplicati tra loro,
non daranno mai un beneficio economico tangibile. Per natura, i viaggiatori
tendono a mimetizzarsi con l’ambiente circostante, si pongono in una
condizione di rispetto sia per l’ambiente sia per la cultura e le tradizioni,
quasi a rendere invisibile il loro stesso passaggio. Altro è lo sviluppo
sostenibile del turismo. Della massa. Dei grandi numeri.
Provate a fare un giro in aeroporto. Negli scali nostrani, agli ingressi,
spuntano evidenti quegli strani marchingegni che per rendere piu’ sicuro
il nostro bagaglio, lo incellophanano con decine e decine di metri di quella
plastica schifosa. E magari si è diretti proprio in uno di quei paesi
non propriamente organizzati nello smaltimento dei rifiuti. Soprattutto per
quel tipo di rifiuti. E non è che il primo passo. Si parte. Volo charter.
Un tipo di volo reso necessario dalla sempre crescente domanda, almeno fino
alla vigilia dell’11 settembre, per tenere basse le tariffe dei vettori
e rendere sempre piu’ abbordabile l’intero pacchetto di viaggio.
Un moltiplicarsi dei voli che non poco incidono sull’inquinamento atmosferico.
Ma il problema vero della sostenibilità comincia in loco. Migliaia
di persone, per non dire decine o centinaia di migliaia periodicamente affollano
luoghi, a volte con un ecosistema delicato, che per quanto rispettosi vogliano
essere, comunque intaccano quell’equilibrio stesso costruitosi nei tempi.
E oltre all’equilibrio naturale, parliamo anche di un equilibrio socioculturale.
Dinanzi alla domanda, l’offerta non puo’ che adeguarsi. E allora
si mette in moto quel triste spettacolo dei riti ed usanze svenduti o in alcuni
casi creati apposta, con qualche variazione sul tema, ad uso e consumo dei
turisti, che alla fine sono li’ “anche per vedere qualcosa di
diverso” e non per vivere la diversità come altro da se con cui
intimamente dialogare. Paccottiglia. Cosi’ come paccottiglia diviene
l’arte culinaria, la cultura alimentare, modificata a secondo dei casi,
per avvicinarsi di piu’ al gusto dei turisti, siano essi europei, americani,
asiatici, africani o australiani. Per aiutarli a “sentirsi un po’
piu’ a casa”. E poi … e poi c’e’ la questione
dei capitali. Quanto di quei soldi spesi per un soggiorno in paesi ricchi
solo di bellezze naturali e cultura, restano in quei luoghi? E i grandi tour
operator che ruolo giocano? E le comunità locali, in che percentuale
avranno vantaggio da questi movimenti di genti e capitali? Un po’ come
per il commercio equo e solidale forse vanno sensibilizzate le comunità
locali, verso una presa di coscienza del patrimonio di cui sono possessori,
sia culturale sia naturale e fare sì che il turismo, se proprio deve
essere di massa, segua uno sviluppo realmente sostenibile. Non possiamo dimenticare
che nulla ci appartiene e solo la salvaguardia del patrimonio culturale e
naturale, nella sua diversità, puo’ assicurare la nostra sopravvivenza
e quella delle generazioni a venire. Solo in “un mondo dove convivono
molti mondi” possiamo sperare ancora di viaggiare e incontrare la diversità
come elemento originale con cui misurarsi e non solo paccottiglia, paccottiglia,
paccottiglia, svilita di ogni connotazione culturale ad uso e consumo dei
turisti, ultimi predatori in un deserto di omologazioni globali. Ma anche
per questo credo un vademecum con nuove regole per i governi, i tour operator
ed i turisti sia necessario.
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