Il Likud supera le posizioni di Ariel Sharon e pende dalla parte di Benjamin
Netanyahu, ovvero: al peggio non c' è mai fine.
di Paolo Mazzotta
Il mondo va a destra. Per motivi differenti da una parte all' altra del Globo,
ma va, ahinoi, ahitutti quelli che la pensano come noi, a destra. L' Europa
va a destra perchè il centrosinistra, laddove è andato al potere,
ha perduto parte della sua identità. Resta da vedere se sono preferibili
governi di centrodestra che, per loro natura, hanno come primo obiettivo quello
di rendere più lunga la loro vita, a governi di centrosinistra che
non intendano strozzare, appena messo piede nella stanza dei bottoni, le voci
minoritarie (centriste) della loro coalizione. Ma tant' è. E poichè
al peggio non c' è mai fine, spostato a destra il baricentro elettorale
del vecchio continente, inizia a far capolino, e neanche tanto timidamente,
l' estrema destra. C' è di che preoccuparsi. Ma non è della
destra di questa parte del mondo che intendiamo scrivere.
Israele è andato a destra per paura. Paura delle bombe, sicuramente,
ma anche di veder rimodellati, e non certo verso l' esterno, i proprio confini.
Probabilmente chi in Israele ha votato a destra pensando di porre un freno
alle "concessioni territoriali" ai Palestinesi, ha visto giusto.
Se Sharon non avesse gli occhi di tutta l' opinione pubblica mondiale (e,
soprattutto, quelli dell' "amico americano") puntati addosso, probabilmente
non si sarebbe fermato alla Palestina. Ma chi ha votato a destra pensando
che un governo "forte" avrebbe eliminato la piaga del terrorismo
palestinese ha sbagliato, e drammaticamente, i suoi conti. Sharon non ha combattuto
il terrorismo, se l' avesse fatto, con i mezzi d' intelligence e militari
di cui dispone,l' avrebbe sicuramente spuntata. Sharon ha tentato e sta tentando
di eliminare un popolo. Di cancellare una nazione dalle mappe mondiali.
Ed un popolo che rischia di scomparire, di essere annientato da una forza
bellica immensamente superiore alla propria, reagisce. Con i mezzi che ha.
Anche con quelli deprecabilissimi del terrorismo. Con il martirio, il proprio
e quello di centinaia di vittime civili israeliane innocenti, che noi piangiamo
almeno quanto i civili palestinesi innocenti caduti sotto le cannonate dei
carri armati di Sharon.
Ma, pur con la durezza della sua politica e l' aggressione dei suoi carrarmati,
con l' arroganza di chi vuol stabilire quale sia la leadership politica di
un popolo sovrano (o almeno quale non debba essere, ma cambia poco),
Sharon non ha mai voluto precludersi del tutto margini futuri di negoziato.
Ed ecco che, poichè, ribadiamo, al peggio non c' è mai fine,
il suo partito, il Likud che, ricordiamo, ha la maggioranza relativa, supera
le sue posizioni ed approva, durante un burrascoso congresso, la mozione più
oltranzista
dell' ex premier Benjamin Netanyahu: NO ALLO STATO PALESTINESE.
Contro il parere dello stesso premier, il quale avrebbe preferito ottenere
questo stesso risultato senza che venisse ufficializzato, il Likud si è
impegnato ad opporsi alla nascita di uno Stato Palestinese.
Sharon, anche e soprattutto pensando alle reazioni a stelle e strisce, ha
definito il voto dei militanti del suo partito "pericoloso per lo stato
di Israele, perché ne complicherà gli sforzi negoziali".
Come si può pensare, ora, di arginare il fenomeno del terrorismo palestinese?
Non nasce, spontaneo, il sospetto che quest' ulteriore giro di vite nei confronti
delle legittime aspirazioni del popolo di Palestina alla nascita di un proprio
stato abbia come scopo quello di buttare benzina sul fuoco del fondamentalismo
islamico per poter, piangendo poi ufficialmente i proprio morti, far scendere
il gradimento dell' opinione pubblica internazionale nei confronti di Yasser
Arafat e di tutta l' OLP?
"Non potrà esserci uno stato palestinese che abbia tutti i diritti
di uno stato, non sotto la guida di Arafat né sotto un'altra guida,
né oggi, né domani", queste le parole di uno scellerato
Netanyahu, al congresso del Likud. Al peggio non c' è mai fine...
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