Perderà. E non sarà una sconfitta di misura. Lui, la "faccia
sporca" della destra francese, ma almeno "onestamente sporca",
occorre dargliene atto, perchè non è sua abitudine darle una
lavata giusto per guadagnare alleanze nel resto dell' estrema destra europea,
l' inossidabile Jean-Marie Le Pen,
considererebbe un successo anche il 30% delle preferenze. Sarà una
batosta: se gli andrà bene, dicono i sondaggi, otterrà il 20%,
se gli andrà male anche molto meno. Non abbiamo, però, niente
di cui rallegrarci: è già grave che un simile individuo goda
di consensi tali da potersi candidare alle elezioni presidenziali di una nazione
dell' importanza e della potenza della Francia, ed è ancora più
grave che gli riesca di misurarsi al ballottaggio con l' "intoccabile"
Chirac, superando uomini politici di provata esperienza e caratura, oltre
che di ben superiore spessore umano, quali Lionel Jospin. "Le Monde",
sabato 27 aprile 2002, titola: "Les dirigeants des principaux partis
d' extreme droite jugent son discours trop raciste", superflua la traduzione.
Ed in effetti Jorg Haider, presidente del malfamato FPO austriaco che partecipa
ad un governo di coalizione, Pin Fortuyn, a capo d' una formazione d' estrema
destra olandese che ha rastrellato ben il 34% di suffragi alle amministrative
di Rotterdam ed il norvegese Karl Hagen che ha raggranellato un non disprezzabile
15% di consensi alle politiche del suo paese nel 1997, hanno rifiutato le
felicitazioni del "nostro", in occasione dei loro exploit elettorali,
ritenendole troppo compromettenti. Altri tentativi d' alleanza con formazioni
politiche razziste d' estrema destra europee non hanno avuto miglior fortuna.
Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, dopo un primo periodo improntato ad
una certa cooperazione, ha interrotto ogni rapporto con il FN di Le Pen quando
questi strinse accordi con i Republikaner tedeschi dell' anziano SS Franz
Schonhuber. Incredibile: Schonhuber stesso prese le distanze da Le Pen dichiarando:
"Noi siamo contro il razzismo, l' antisemitismo e la xenofobia".
Si sarà morso ripetutamente la lingua, ma ha reso questa dichiarazione
ufficiale. Molti leader dell' ultradestra europea, alcuni con trascorsi vergognosi,
hanno ufficialmente preso le distanze da Le Pen. Così, mai domo, il
"nostro" tenta di riunire i partiti "amici" dei paesi
europei, tra quelli non rappresentati in parlamento: nel 1995 nasce "Euronat",
che raggruppa il Vlaams Blok fiammingo e alcuni partiti dell' ultradestra
dell' Europa centrale ed orientale, ad esempio serba e slovacca. Per Le pen
si tratta di darsi una statura d' uomo di Stato, come per i suoi alleati.
La scissione del partito lepenista del 1998 decreta anche la fine di Euronat.
In patria questo ex paracadutista ha saputo pescare con molta astuzia nel
malcontento popolare: nel 1995 il FN piazza le liste del Fronte Nazionale
dei Locatari in 30 organismi HLM ("habitations à loyer modéré",
appartamenti di proprietà pubblica locati a cittadini) su 600, rivendicando
la priorità delle locazioni alle famiglie francesi; nelle scuole ricorda
agli insegnanti (900.000, un bacino di voti di tutto rispetto) ed ai genitori
degli alunni i problemi della sicurezza. Tra le forze di polizia cerca accoliti
tra gli iscritti alla Fédération Professionelle Indépendante
de la Police (FPIP, un cui dirigente, Jean Paul Laurendeau nel 1995 presentò
una lista dal nome inquivocabile: FN Police!), federazione a forte componente
di estrema destra, cinque accoliti della quale, tra cui il Segretario Generale
Serge Lecanu, nel 1990 vengono incolpati per associazione a delinquere in
un' inchiesta su degli attentati razzisti. Nel mondo del lavoro crea FN EML,
incaricata di reclutare adepti tra i "padroncini", la FN RATP per
sfruttare il malcontento dei lavoratori del trasporto pubblico: solo la presenza
di organizzazioni sindacali "storiche" e ben radicate nel tessuto
dei salariati e la scissione del 1998 ad opera del suo braccio destro Bruno
Mégret (fonderà l' anno dopo il MNR -Mouvement National Républicain-)
hanno evitato un eccessivo rafforzamento del partito di Le Pen.
Ecco: a quest' uomo che ha definito la Shoah "un dettaglio della storia"
ed a quest' ideologia i Francesi stanno dando una nuova possibilità
di ritagliarsi un' ulteriore
fettadi popolarità. Ed in 4.804.713 lo hanno già fatto. Dovremmo
gioire? Se ci andrà di lusso, all' Eliseo continuerà a dormire
lo Chirac
degli esperimenti atomici sottomarini. E lo stesso primo ministro francese,
il socialista Lionel Jospin, per iscritto e senza mai nominarlo, ha invitato
i suoi elettori a "tapparsi il naso" e votare per Chirac.
Ma quali sono le reazioni "della strada" a tutto ciò? Il
25 aprile oltre 300.000 antilepenisti hanno sfilato in tutta la Francia. 20.000
nella sola Lione, 15.000 a Nantes e Tolosa, 12.000 a Caen, 11.000 a Tours.
Ai liceali ed agli universitari iniziano ad aggiungersi anche i salariati.
Noi abbiamo girato in lungo ed in largo la Francia e Parigi in questi giorni
e, pur confermando la presenza di numerose manifestazioni, spontanee ed organizzate,
non ci sentiamo di parlare di sacro furore antilepenista. La stessa manifestazione
a Parigi del giovedi 25 aprile ha mantenuto abbastanza bassi i toni (se si
eccettua una vetrina di un notissimo ristorante infranta). E nei bar, nelle
brasserie, nele stazioni del Metro e negli altri luoghi d' incontro le presidenziali
non hanno riscosso maggior successo dei campionati mondiali di calcio. Più
che da Chirac o da Le Pen, questa tornata elettorale più delle altre
è stata vinta dal partito degli astensionisti: 28.498.471 suffragi
espressi su 29.495.733 votanti e ben 41.194.689 iscritti alle liste. Quasi
12 milioni di voti (non-voti) rappresentano circa il doppio di quanto ha preso
lo stesso Chirac. Tanto disinteresse, ed una città, Parigi, il cui
tran tran quotidiano non è stato scosso più di tanto ne dall'
affermazione elettorale di Le Pen, ne dalla notizia dell' abbandono della
vita politica da parte dell' attuale primo ministro del governo francese;
però una nazione, la Francia, per di più potente ed importante,
che svolta ulteriormente a destra (e se sommiamo i voti di Le Pen con quelli
del suo ex braccio destro Mégret
possiamo
affermare che oltralpe un elettore su cinque ha scelto l' ultradestra). Un
ulteriore campanello d' allarme per la sinistra francese e, sopratutto, europea.
A nostro avviso non esiste un pericolo reale che in un paese europeo possano
andare al governo formazioni di estrema destra (anche se il partito di Haider
rappresenta, in Austria, una parziale smentita a questa nostra affermazione)
quanto un pericolo, molto più plausibile, che il rafforzamento di partiti
filo nazisti, razzisti e xenofobi possa caratterizzare agli occhi dell' elettorato
le formazioni di centro destra come una stabile e sicura difesa contro gli
estremismi devastanti (qualcosa di simile alla teoria degli opposti estremismi
di democristiana memoria, ma più spostata a destra), dando vita ad
un lungo periodo in cui l' Europa sarà rappresentata da Berlusconi,
Fini, Chirac, Aznar...
Si moltiplicano le manifestazioni contro Le Pen
dal nostro inviato a Parigi Paolo Mazzotta

Ancora non possiamo parlare di mobilitazione di massa ma qualcosa inizia
a muoversi. Anche i centri più piccoli (ma il cui suolo è stato
calcato dai piedi di uomini che hanno cambiato il corso della storia) come
Fontainebleau registrano un numero sempre crescente di manifestazioni contro
Le Pen. Ordinate, senza (quasi) incidenti, gli slogan mai troppo urlati.
Giovani e giovanissimi, generazioni lontane decenni dagli
eccidi
nazisti, dal "dettaglio della storia", così come Le Pen ha
chiamato la Shoah, ma accomunati da un comune sentimento di paura. Paura che
la barbarie nazista possa non fare più paura. E rabbia, tanta. Quella
rabbia che ti esplode dentro quando vedi assurgere agli onori della cronaca
e calpestare le passerelle della politica chi ha calpestato la memoria di
milioni di martiri. Fontainebleau è un piccolo centro, in pochi minuti,
a piedi, lo hai girato tutto. Ed allora loro, gli "arrabbiati educati"
tornano ripetutamente sui loro passi, non hanno
intenzione
di sciogliersi: non hanno "marinato" la scuola, vogliono dimostrare.Calcano
le stesse strade più di una volta. La polizia li segue, abbastanza
da presso, ma i gendarmi possono chiacchierare del più e del meno tra
di loro, ingannando il tempo che li separa dalla fine della
manifestazione.
La loro unica preoccupazione è bloccare l' accesso delle automobili
alle strade percorse dai dimostranti. E così davanti al bellissimo
castello, famoso per aver dato alloggio a re ed imperatori e per gli stucchi
del Primaticcio e gli affreschi del Rosso Fiorentino, il corteo urla gli ultimi
slogan prima di abbassare i cartelli e gli
striscioni
per disperdersi. Poche centinaia di ragazzi, il grande cuore antifascista
francese.

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