Editoriale n° 11 - 18 aprile 2002

Sopra le macerie, sotto le macerie

di Raffaele Calafiore

Cosa sarà dopo le macerie? Cosa rimarrà di questo "eccidio" senza testimoni? A Janin, città distrutta, ormai stanno intervenendo i bulldozer israeliani per seppellire l'immane tragedia consumata senza testimoni, senza che giornalisti, vari gruppi di pacifisti, osservatori, politici dei vari paesi, potessero frapporsi tra gli schieramenti o essere testimoni di quanto realmente accadeva e accade a Janin come in altre citta'.
All'origine dell'attacco e dell'assedio, dopo gli attentati dell'11 settembre, e dopo gli innumerevoli attacchi suicidi dei Kamikaze che hanno fatto non poche vittime tra i civili nello stato di Israele, Sharon, col beneplacido americano e col silenzio assenzo degli altri paesi si è sentito in dovere ed in diritto di "estirpare" il terrorismo, portando avanti la sua politica di soluzione finale. I morti ormai sono a centinaia, migliaia...gli abusi non si contano ed i bulldozer stanno facendo pulizia delle tracce dei massacri....dei morti!
Mentre la comuniutà internazionale tra timidi tentativi politici di mediazione, laconici comunicati ufficiali, cosi deboli da non essere sentiti nemmeno fuori dai palazzi dove vengono sussurrati, risoluzioni ONU mai prese in considerazione, in palestina o meglio in quello che dovrebbe essere uno stato sovrano sul proprio territorio si continiua a morire di fame, di sete...di pallottole e granate. E si continuano a fare macerie che, dopo il passaggio dei bulldozer, saranno solo e solamente mute macerie.
IN questo quadro provo ad immaginare la crescita di un bambino che poi diviene ragazzo. In questo clima di paura, sopraffazione, negazione di ogni forma elementare del diritto che provo ad immaginare la crescita del bambino che chi sa mai se diverrà adulto. E provo ad immaginare le ragioni dell'odio. Odio che non puo' non alimentare ancora le file degli aspiranti kamikaze, assassini secondo bush e sharon, martiri secondo i palestinesi. Comunque persone che hanno deciso di stroncare la propria vita e quella degli altri, in virtu' di una idea, una causa, una speranza e forse aggiungerei in virtu' dell'odio.
Se non interverrà la comunità internazionale, partendo proprio dalle risoluzioni Onu, con posizioni economiche e politiche nette, chiare e realmente incisive, non credo si riuscirà a porre fine al massacro e nemmeno all'odio. Solo intaccando vecchi modelli culturali di guerra perenne ed altrettanto perenne situazione di diritti negati, si potra' arrivare ad arginare l'odio. Non è con lo sterminio della popolazione che si combatte il terrorismo. Gli attacchi israeliani produrranno solo e solamente ancora odio.
Le attuali macerie, come le macerie dell'82 di Sabra e Chatila, per il cui eccidio ancora nessuno è stato condannato per crimini contro l'umanità, lasceranno sorgere ancora odio ed il modello culturale di riferimento sarà e resterà ancora l'essere martire per la propria terra.
Col sopruso, la violenza, lo stermio...le macerie, si sta seppellendo la civiltà del diritto. Quello che viene permesso a Sharon è sì un problema di politico, ma è anche un problema di coscienza. E nessuno puo' sentirsi assolto!
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