Editoriale n° 10 - 15 marzo 2002

Tra il cielo e la terra

di Ciro Riccardo

Che il regno dei cieli è lontano da questa nostra terra è una verità arcinota e amara. Che vi sono a questo mondo donne e uomini impegnati nel ridurre tale distanza, diffondendo parole e opere di bene e di speranza, è un fatto che consola e rincuora. Ognuno deve averlo già provato, almeno una volta. Pur tra tante miserie e afflizioni la gioia della speranza si riaccende ad ogni viva, concreta, genuina testimonianza di fede (religiosa o laica) nella bontà di fondo del genere umano e, dunque, nella perfettibilità delle sue condizioni reali di esistenza.
Se tutto ciò è vero suona alquanto strana e ingiusta la notizia dell'ultimatum ricevuto da Don Vitaliano della Sala. È inutile chiamare "invito" la richiesta che l'abate di Montevergine, Tarcisio Giovanni Nazzaro, ha inviato al parroco di Sant'Angelo a Scala (Avellino).di rinunciare "entro quindici giorni all'ufficio di parroco della comunità di San Giacomo Apostolo, in Sant'Angelo a Scala". In caso contrario sarà avviata la procedura di rimozione prevista dal diritto canonico. Un invito, se è tale, non può avere limiti di tempo così perentori e, soprattutto, può non essere accolto senza che ciò abbia delle conseguenze. Diciamo pure pane al pane e vino al vino, come qualche libro ci invita a fare.
Il parroco don Vitaliano è noto perché intende il suo sacerdozio come un militante della fede: sempre attivamente presente laddove si tratta di perorare cause giuste e a favore degli umili e degli emarginati. Ha sempre offerto generosamente il suo appoggio alla causa della pace. Ricordiamo le sue iniziative contro la guerra nella ex Jugoslavia, la sua risoluta partecipazione alle marce per la pace. La sua coraggiosa partecipazione alle manifestazioni contro il G8 a Genova gli ha procurato qualche intimidazione e dato adito a tentativi di diffamazione sul suo conto.
Ma tutto ciò deve averlo turbato poco. Don Vitaliano è uomo di profondi principi morali e di grande concretezza. Come dimostra la lettera aperta che scrisse al segretario di stato della Santa Sede, Angelo Sodano, quando il Vaticano perorava presso la camera dei lord d'Inghilterra la causa di Pinochet, invitando il Regno unito a non estradarlo in Spagna. Motivando la richiesta "sulla base di motivazioni umanitarie e in considerazione della salvaguardia della stabilità politica e civile del Cile." Vitaliano della Sala commentò con queste parole l'iniziativa: Gli appelli umanitari e ogni tentativo praticato per evitare fratture e spaccature nella vita civile sono sempre giusti in linea di principio. A volte, però, non sono altrettanto opportuni e finiscono per apparire come prese di posizione che fanno pericolosamente inclinare dalla parte sbagliata la bilancia della giustizia e della verità" (vedi "Il Manifesto", 23 febbraio 1999)
La sua partecipazione a numerose battaglie civili e sociali gli hanno fatto guadagnare considerazione e stima da parte di molti movimenti, cosi come dei suoi parrocchiani. Eppure il suo abate superiore così motiva l'invito ad abbandonare la parrocchia in Sant'Angelo a Scala: "Il tuo modo di agire arreca continuo turbamento alla comunione ecclesiale. E' ormai scontata la perdita della tua buona considerazione da parte di cristiani onesti e seri".
Davvero strane cose accadono tra il cielo e la terra!
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