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1343 NOTIZIA D’EMERGENZA AGITE CON URGENZA

Domenica 12 Dicembre 2010 21:39
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Occhiosingolare raccontastorie 

Ore 16.45 del 20 luglio 1893, caldo.

Un dispaccio urgentissimo mette a soqquadro la stazione ferroviaria di Poggio Renatico, vicino Bologna.

La notizia è incredibile e, se non fosse per un certo senso del dovere che impone verifiche e per le ulteriori informazioni che arrivano via telegrafo, sarebbe stata archiviata come uno scherzo o errore di battuta:

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio,
con forza cieca di baleno, con forza cieca di baleno, con forza cieca di baleno...

“ ! La locomotiva del merci 1343 si è staccata dal convoglio e corre apparentemente senza guida verso la stazione di Bologna!”.

Ma i messaggi continuano a giungere. Tutte le stazioni sono allertate e le direttive continuano ad arrivare frenetiche, spesso contraddicendosi.

La prima cosa, accertarsi della veridicità dell’informazione.

Le stazioni di San Pietro in Casale e di Castelmaggiore, le prime dal deposito di partenza confermano la notizia.

 

“Locomotiva, apparentemente senza guida sfreccia velocissima verso la stazione di Bologna, e con il fischio costantemente azionato”.

 

La prima cosa, evacuare le stazioni.

 

Nella confusione totale si inizia l’allontanamento di tutte le persone dai binari. Non ci sono sottopassaggi, bisogna attraversare e uscire velocemente dalle banchine, ma senza che si scateni il panico.

Gli agenti della polizia ferroviaria e i capistazione, tutti gli operai i macchinisti che si trovano lì, sono coinvolti nell’operazione di sgombro.

 

Intanto i cablogrammi continuano a giungere, sempre più numerosi e allarmati.

 “E’ passata ora.

Corre a velocità folle, senza controllo. Sembra un cavallo pazzo!

Confermo, non ha vagoni.

Assolutamente senza controllo,

La velocità pare aumentare con il progredire della corsa,

Non accenna a frenare!!

Il fischio…………….

Incredibile!

Impossibile!

Si è vero che

Ma forse ci siamo sbagliati, ma lo riferiamo per dovere di informazione,

E ripetiamo forse, anzi molto probabilmente ci siamo sbagliati,

Ma

Per puro scrupolo riferiamo

Già sapendo che ci prenderete per pazzi.

Ma ci è sembrato di vedere un uomo a bordo,

  

Intanto nelle stazioni continua il rapido movimento dei passeggeri, attraverso i binari, verso le porte di uscita.

Anziani contadini coi cesti delle uova, donne vestite di nero, uomini magri con le loro borse, il cappello grigio e gli occhialini da naso tondi. Ragazzi vestiti da marinaretti, con cerchio e la bacchetta, signorine eleganti nei lori abiti lunghi da viaggio, a vita stretta con cagnolini bianchi sotto braccio e ombrellini in mano.

“Dove sono i giovani corteggiatori, i nostri cavalieri, chi ci porge il braccio? Chi raccoglie il fazzolettino?”

Sole, col cane sottobraccio e l’ombrellino per bastone sono sollecitate, piuttosto bruscamente a sporcarsi le scarpette di vernice sul pietrisco dei binari e goffamente si allontanano verso le porte, Sono nauseate da tanta mancanza di cortesia, e le ultime ad uscire.

“Che scandalo Cara mia; ti giuro IO non sono mai stata oggetto di tanta indifferenza!”

Arrivano alle carrozze, spariscono dietro le tendine delle vetture poi i cavalli al tiro ci liberano di loro...

 

La prima cosa, fermare tutti i treni in arrivo alla stazione

 

Impossibile Non c’è nessun modo per comunicare coi macchinisti. Partono squadre di operai delle ferrovie e posizionano dei petardi lungo i binari dove arriveranno i convogli.

Intanto i cablo continuano aumentando di quantità e di velocità Tutti allarmatissimi. Chiedono direttive.

 

La prima cosa, fermare il treno.

 

Sta per giungere un convoglio, treno speciale solo prima classe, destinazione ………

tra poco entrerà in stazione.

 

Che fare?

 

Presto. Bisogna agire, presto.

I telegrammi continuano.

 

“E’ passata adesso, fugge velocissima, sbandando sui binari, all’altezza delle curve.

Non ho mai visto una cosa simile!

Lascia una scia di fumo nero quasi orizzontale e taglia l’aria.

 E poi quel fischio!!!!!!!!!!!!!!!!

Non finisce mai!!!!!!

E poi. Una figura d’uomo alla guida.

 No!

Non è possibile      “

 

 

Pietro Rigosi ha ventotto anni, una bella moglie una bambina di tre e una nata da dieci mesi.

Fuochista in seconda di locomotive a vapore.

Multa di lire 5 per aver risposto con modo sconveniente al Capo Deposito di Piacenza.
Sospensione per tre giorni dal soldo e dal servizio per essere venuto a diverbio col macchinista Baroncini Federico
.

Sospensione dal soldo e dal servizio per giorni tre per aver preso in mala parte una frase detta per ischerzo da un macchinista del Deposito di Milano e non a lui rivolta

Assente alla partenza del treno 1008 del 7 agosto sebbene avvisato, il giorno prima e avanti alla partenza, dallo svegliatore


Pietro Rigosi esce presto quella mattina. Il turno di lavoro lo terrà lontano fino a tarda serata. Bacia le bambine, prende il fagotto preparato dalla moglie e si avvia alla stazione di Poggio Renatico dove è atteso per delle manovre di aggancio e sgancio di locomotori ai convogli ferroviari.

Sale sul 1343 mette le sue cose a posto e inizia il suo consueto lavoro in compagnia del macchinista. A mezzogiorno si ferma per mangiare lo sfilatino e prendere un caffè. Poi il macchinista titolare, si allontana un attimo, forse per andare in bagno, chissà.

Allora lui, carica il massimo del carbone nella caldaia, sgancia il collegamento dalla locomotiva al treno, allenta i freni a vapore e, velocemente e solo, schizza via in direzione di Bologna, sotto gli occhi stupiti di tutti i suoi colleghi.

 

Pietro Rigosi è un uomo che non ha nessun problema familiare, qualche semplice grattacapo economico –niente di rilevante-, 16 ore di lavoro al giorno. Niente ferie.
Lega la fune del fischio ad un gancio in modo che non si interrompa mai e questo gli serve per non cambiare idea.. e sotto gli occhi di tutta la stazione scivola via velocissimo verso un destino che si è scelto da solo.

 

La prima cosa, fermare la corsa!

Questo è l’imperativo.

Impossibile!

Questa la risposta.

Intanto le notizie giungono all’ufficio telegrafico con velocità crescente e con preoccupante allarmismo. La locomotiva è vicinissima. Se ne avverte il fischio in lontananza, verso già la periferia della città. La Verità di quel fischio raggela e supera e travalica anche l‘ultima flebile speranza che tutto questo non sia.

La Verità di quel fischio che sempre di più si avvicina riporta tutti alla Realtà

Il panico diffuso negli uffici e tra gli operai disponibili in banchina, è superato da quel maledetto fischio. Il sibilo del treno e la macchina impazzita dei cablo riportano la calma assoluta.

 

L’unica cosa da fare è fare!

L’unica cosa che si vuole fare è fuggire.

 

Intanto arriva il treno di lusso, frena poco prima della stazione, il macchinista sudato, i passeggeri ignari. In attesa.

L’ultima cosa da fare, una volta accertato che l’assurdo coincide con la verità. Deviare il treno e sacrificare quel folle macchinista, ma deviare, allontanare il più possibile dal centro, dalla stazione dai pochi passeggeri rimasti, da quel treno di lusso, dalla città. Allontanare, quell’uomo, la sua non-storia, la sua follia, da tutti gli altri.

 

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria! Trionfi la giustizia proletaria! Trionfi la giustizia proletaria!"

 

 

La macchina scorreva veloce, il sangue pulsava in sincrono con i pistoni e il respiro diventava sempre più corto, rapido. I movimenti di Pietro erano perfetti, oliati, così come i suoi pensieri; correre, correre, correre contro quel maledetto treno dei ricchi e avvisare i contadini con quel fischio che giustizia sarà fatta, per loro, per gli altri..

E stordirsi, cacciare la paura con quel fortissimo suono monocorde, stordire i pensieri ipnotizzando lo sguardo, quindi guardare in basso, le traversine che sfilano via sempre più veloci tra le ruote della locomotiva. E poi guardare avanti e quando tutto sembra così folle e la paura della morte troppo grande, riprendere a guardare le traversine che fuggono via sempre più rapide come le onde che la prua della stessa nave produce.

 

 

La calma riprende tutti nella stazione di Bologna. 20 Luglio 1893

Caldo. Un caldo opprimente.

L’unica cosa: Deviare il treno.

La seconda: sperare che la cosa riesca.

 

Con ormai minuti che separano dalla rovinosa “caduta” del proiettile nella stazione, partono gli operai dei binari. Di corsa. Giungono allo scambio.

Afferrano la maniglia.

La locomotiva è adesso visibile piccolo puntino urlante.

La locomotiva adesso è visibile, puntino ululante.

La locomotiva adesso è nettamente visibile. Supplicante aiuto.

La locomotiva adesso è tutta alla loro vista. Grande mostro fischiante.

La mano di uno afferra la leva.

Non ci riesce eppure deve. Ma i nervi non trasmettono il segnale al braccio.

Gli occhi sono fissi su di lei grande mostro di fumo nero.

Grande figura sbuffante.

Gli occhi sono fissi su di Lei. Muro scuro tremolante.

Adesso ne distingue il luccichio dei vetri al riflesso del sole.

La locomotiva adesso appare. Enorme mostro di fumo nero che fischia come un pazzo.

La mano stringe la leva. Il cervello trasmette il comando, al braccio, alla mano.

Non arriva.
Arriva.

Deviazione attuata, la locomotiva adesso è immensa, nera, avvolta nel fumo, urlante, e con una figura di uomo che guarda allucinato i binari proprio sotto i suoi piedi.

Arriva, li sta per investire, poi devia sbandando pericolosamente.

E’ un istante. Adesso è già oltre. Quanto può restare un uomo senza respirare?

 

 

Quando Pietro si accorse di essere stato deviato verso un binario morto questo era già accaduto. Nel momento del passaggio era troppo preso dallo stupore di vedere la fuga dei travertini ad una velocità a lui sconosciuta. E sentire la testa che gli girava. Si rese conto che la sua missione di lanciarsi contro il treno di lusso era fallita e che tra poco si sarebbe schiantato contro la coda di quel merci che avvicinandosi sempre più diventava ogni istante più grande.

Allora fece una cosa strana. Uscì dalla cabina, passò per il corridoio esterno e si posizionò alla punta della macchina.

Giusto il tempo di allargare le braccia; un segno. V

Poi il tempo, per un po’ di tempo smise di avere valore.

 

con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo,

poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,

lo raccolsero che ancora respirava,

lo raccolsero che ancora...

 

Si risvegliò in ospedale. Aveva perso una gamba e aveva escoriazioni multiple. Ma era vivo.

La direzione delle ferrovie non prese nessun provvedimento contro di lui. Lo congedò e lo collocò a riposo con una buona pensione. Capitava d’essere indulgenti, in quei tempi coi lunatici, i romantici, i pazzi…

 

 

 

“Ho tanti fratelli che non riesco a contarli e ho una sola sorella, bellissima, che si chiama Libertà”. Ernesto Guevara

 

 

 

 

 

 

 

 

mimmo bencivenga  -occhiosingolare raccontastorie-



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Commenti  

 
#2 divinafollia 2010-12-20 02:21
Come sempre sei un grande Mimmo! Mitico!
 
 
+1 #1 libero 2010-12-13 00:26
bella, belle! Bella la storia e bellissima la canzone
avanti tutta
 

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