09/12/2006 FATTI E POESIA a cura di

Reno  Bromuro

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FATTI
11 dicembre 1999: dopo quasi vent’anni di lavori, la Cappella Sistina è stata completamente restaurata. Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato che questo luogo e le sue eccezionali opere d’arte continuano a comunicare vibrazioni del mistero, toccando ciò che c’è di universale nell’uomo.
12 dicembre 2001: il costruttore siciliano Antonino Ligresti, ex presidente dell'ospedale Galeazzi, è stato prosciolto da ogni responsabilità per il rogo della camera iperbarica dell'istituto. L'incendio, in cui morirono tragicamente undici persone, avvenne nel 1997; il tribunale ha invece stabilito la responsabilità degli altri tre imputati.
13 dicembre 1999:il Presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, ha annunciato che dopo l'approvazione della Finanziaria intende avviare un immediato e radicale chiarimento politico, dimettendosi.
14 dicembre 2001: i due ragazzi di Novi Ligure, entrambi minorenni, sono stati condannati rispettivamente a sedici e quattordici anni di reclusione per l'omicidio della madre e del fratellino di lei, massacrati a coltellate.
15 dicembre 2003: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non firma la legge sull'assetto del sistema radiotelevisivo rinviandola alle Camere. La bocciatura è da attribuire al mancato rispetto della sentenza del 2002 della Corte Costituzionale. Il 23 dicembre il consiglio dei ministri approva il discusso decreto legge che consente a Retequattro di continuare a trasmettere in chiaro sino ad aprile 2004.
16 dicembre 2004: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non firma il testo e rinvia alle Camere la riforma dell'ordinamento giudiziario. La legge, varata in via definitiva dalla Camera il primo dicembre, fissa criteri per la separazione delle funzioni tra PM e magistratura giudicante, istituisce concorsi ed esami interni alla professione per fare carriera e potenzia il ruolo del procuratore della Repubblica.
17 dicembre 1997: a Tortona (Alessandria), il giudice Massimo Gullino rinvia a giudizio sette degli indagati per il lancio di pietre dal cavalcavia della Cavallosa, che uccise Maria Letizia Berdini. Saranno processati per l’ipotesi di reato di omicidio volontario in concorso tra loro e con persone rimaste ignote Paolo Bertocco, Loredana Vezzaro e i fratelli Sandro, Paolo, Gabriele e Franco Furlan. Prosciolti invece Francesco Lauria, Giovanni Mastarone e Claudio Montagner, quest’ultimo deceduto pochi giorni prima in un incidente stradale poco distante dal cavalcavia.
IL VECCHIETTO DOVE LO METTO? HA CANTATO MODUGNO
L’IGNOMIA DELLA FINANZIARIA
Scusate se ritorno sul tema della finanziaria, ma questa volta è la parte più vergognosa del “papiro” del governo Prodi, mi spiego:
“I vecchi, canta Antonio Iaccarino, in una raccolta di poesie del 1985, masticano sughero nell’ora dell’attesa”.
E sono loro, i vecchi, che silenziosamente stanno seduti fuori una delle tante porte delle tantissime ASL. masticando il tempo che diventa eterno, in silenzio. Non protestano mai, perché quello è il momento di non sentirsi soli, di fare il bilancio della loro e dell’altrui salute, magari anche facendo la conta a chi di loro se ne andrà per primo e pensando (qui ritorna alla memoria Iaccarino e la sua raccolta di poesie “Sulla soglia del giorno”) che in quel momento stanno spiando la vita sulla soglia del giorno e riannodano a fatica la trama del gioco.
Ora mi domando, e la testa sembra l’Etna in eruzione: come faranno a continuare a contare i giorni e a vivere sereni il resto che gli rimane da vivere se “l’ignominia della finanziaria” ha tolto loro questa speranza?
Prima un poco per non sentirsi soli, e forse per accertarsi di non morire per strada e fare la fine di quel mendicante trovato accanto ad una cabina telefonica, morto già da oltre dieci giorni, prendevano il tram o l’autobus, il più delle volte a piedi, e si recavano al Pronto Soccorso per sentirsi rassicurati e ritrovare ancora per qualche tempo la serenità perduta per la paura che quel dolorino alla spalla sinistra o l’addormentarsi momentaneo del braccio destro gli avevano messo addosso una preoccupazione inenarrabile. E non avendo modo di parlarne con nessuno della famiglia perché i figli presi dai loro problemi e dalla loro famiglia in crescita dimenticano il vecchio genitore/ce, ed anche il telefono, forse pensando che uno dei genitori per rispondere al telefono, perché la telefonata dei figli, per loro, è ossigeno, possa cadere non telefonano ed eccoli in una villa affollata di bambini,fino a quando il sole tramonta.
Durante la notte sono costretti, per un piccolo dolore insorto improvvisamente, a correre al Pronto Soccorso per sentirsi rassicurati.
Dopo, invece, di sentirsi sollevati cominciano i dolori veri perché debbono pagare 25,00 Euro. Allora che si fa? Il vecchietto li paga una volta digiunando per una settimana, ma se ricapita? Morirà perché la pensione non gli permetterà più di rassicurarsi di stare ancora bene e quel dolorino che avvertiva era solo nel suo pensiero. Questa, amici miei, è la parte più disonorevole della Finanziaria di questo governo: cancellare anche l’ultima illusione.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
LA SPINA NEL FIANCO
di Renato Milleri (REMIL)
(l’intima compenetrazione del linguaggio è l’interpretare)
Remil chiamava i suoi versi “Prosa poetica” non si sa perché dava questa definizione alla sua Arte, che, per me, è un incontro (essendo anche un fotografo considerevole) tra le due forme in cui l’arte parla in nome della scienza e, il Nostro mette, l'artista della parola (LUI) di fronte alle esigenze dell'interpretare. Si scompone neanche perché non intende rivaleggiare per l'eleganza della fotografia e dello stile poetico con gli altri che distribuisce nell'arte della parola.
Vorrei soltanto attraverso le sue poesie valermi della mia capacità di interpretare, raccontare questa Arte, che consiste nel mostrare al pensiero ciò che è. Far capire ciò che è significa scorgere con la riflessione quel che tutti possiamo intendere.
II problema sarà spiegare cosa è il poetare e che cosa l’interpretare, che entrambi si fondono nell'elemento del linguaggio. La differenza fra il poetare e l’interpretare è stata espressa nel modo più efficace da Paul Valéry, il quale afferma che: “la parola del discorso quotidiano, e così pure quella del discorso scientifico e filosofico, indica qualcosa scomparendo come alcunché di transitorio dietro a ciò che mostra. La parola poetica, invece, giunge ad evidenziarsi essa stessa, restando per così dire in primo piano. L'una è come la moneta spicciola, che circola qui e là in cambio di qualcos'altro: l'altra, la parola poetica, è come l'oro autentico”.
Gadamer (L’Attualità del bello) afferma: “La riflessione deve muovere dalla consapevolezza che, nonostante l'evidenza di questa constatazione, esiste tuttavia una serie di passaggi che vengono ad interporsi tra la parola poetica e creatrice e la semplice parola significante. Proprio il nostro secolo è divenuto particolarmente familiare con l'intima compenetrazione di questi due modi del parlare”.
Gadamer parte dagli estremi: Da una parte sta la poesia lirica (a cui senza dubbio avrà pensato anche Paul Valéry), dall’altra il linguaggio poetico, che nella nostra epoca è un fenomeno sorprendente perché “la parola della scienza si insinua come elemento scientifico nella poesia”.
Asserisce Gadamer (op. cit.) Parlando del linguaggio narratico del romanzo: “la riflessione, la parola che riflette sulle cose e sugli eventi, ha da sempre diritto di cittadinanza, e non solo come discorso pronunciato dai personaggi, ma come intervento del narratore stesso, chiunque egli sia”.
Se la parola, quel linguaggio musicale perché poetico, si riflette sull’operato di Remil, sarà possibile comprendere da cosa questo dipende.
L'arte necessariamente richiede l’interpretazione poiché è caratterizzata da un’ambiguità inesauribile e niente potrà tradurla in conoscenza concettuale. Questo vale soprattutto per l'opera poetica, pur lasciando aperta la discussione di come si presenti all’interno della discussione stessa, di come si presenti la tensione tra immagine e concetto nel rapporto particolare tra poetare ed interpretare.
La parola attraverso cui egli si esprime, e secondo cui egli crea, non si lascia mai svincolare del tutto dal suo significato. Questo non vuol dire che l'opera d'arte linguistica si riduca al semplice intendere, piuttosto ci accorgiamo che implica ogni volta la propria identità tra significato ed essere, così “come il sacramento è insieme essere e significato”.
Come si nota ogni discorso significante rinvia le parole a non essere complesse di suoni, ma gesti significativi che vanno al di là dei cenni verso altro e da sé. La forma sonora della poesia acquisisce i suoi contorni soltanto quando se ne sia compreso il significato, per averlo dolorosamente acquisito con tutta la tensione che caratterizza un grande compito, perché la poesia, sempre, è vincolata alla sua lingua e che la sua traduzione rappresenta un’impossibilità insieme formidabile e penosa. Nella lirica che qui presento l'unità di suono e significato che si verifica in ogni parola, trova nel discorso poetico la sua più autentica attuazione.
LA SPINA NEL FIANCO
di Renato Milleri (REMIL)
Mi son punto
prendendo una rosa.
Gocce di sangue
coprivano tasti
d'una vecchia Olivetti
dal cuore spento
non più palpitante
per nulla e nessuno.
Fogli di carta,
hamburgers.
La perfezione della bellezza
nel mio long playing
di sinfonie.
Un lampo di Mozart e un sorriso di Rossini.
Un palpito di Verdi e un impeto di Wagner.
Così
fuso in un mondo morente
ho preso la spina dal dito
e l'ho infilata nel mio fianco
per essere come te
per un solo instante
bella e perfetta rosa
che lungo il tuo stelo
fai conoscere il prezzo
della bellezza.