04/11/2006 FATTI E POESIA a cura di

Reno   Bromuro

FATTI
06 novembre 1997: l’Assessore alla sanità della Regione Lombardia Carlo Borsani rende noto che la camera iperbarica in cui sono morte undici persone non era mai stata omologata dall’istituto preposto alla prevenzione degli incidenti sui luoghi di lavoro. L’USL, perciò, non aveva mai fatto controlli. Un’altra camera non omologata sarà scoperta all’Istituto lombardo di medicina iperbarica. Ai funerali delle vittime,il giorno dopo,le opposizioni chiedono le dimissioni di Roberto Formigoni.
07 novembre1998: riprendono gli sbarchi dei curdi sulle coste pugliesi: una “carretta del mare” è abbandonata a poca distanza dalla costa di Santa Maria di Leuca con a bordo duecentocinquanta clandestini. Il viaggio sarebbe iniziato dieci giorni prima in Turchia; dell’equipaggio nessuna traccia. Presso Otranto altri duecento clandestini sono fermati dalla Guardia di Finanza. Nell’intera giornata gli sbarchi superano le seicento unità.
08 novembre 1996: nuovo procuratore nazionale antimafia è Piero Luigi Vigna, già procuratore a Firenze. Lo ha scelto il CSM, che ha anche eletto come proprio nuovo vicepresidente Carlo Federico Grosso (in sostituzione di P.A. Capotosti, nominato giudice costituzionale da Scalfaro).
09 novembre 1995: condanne per tangenti alla Finanza sono irrogate dal tribunale di Brescia agli ufficiali e militari imputati, tra cui il generale Giuseppe Cerciello.
10 novembre 2000: il presidente della Regione Lazio Francesco Storace ha chiesto che una commissione di esperti esamini i libri di testo di storia, a suo parere sbilanciati in favore del comunismo, e giudichi la loro correttezza. Il ministro della Pubblica Istruzione Tulio De Mauro ha ritenuto inaccettabile questo tipo di interferenza.
11 novembre 1995: confermate le iniziali condanne per Sofri, Bompressi e Pietrostefani al processo d'appello per l'assassinio del commissario Calabresi.
12 novembre 1997:Donato Cefola,studente di sedici anni,sequestrato a Venosa l’11 novembre, viene trovato ucciso da un colpo di pistola alla testa sul fondo di un dirupo nei pressi di Barile in provincia di Potenza, il paese in cui abitava con i genitori. Subito arrestati gli assassini, che confessano di aver compiuto il delitto a scopo di estorsione: sono Domenico D’Andrea, commerciante fallito, amico della famiglia, e Angelo Volonnino, operaio.Sono anche arrestati due presunti complici. Dalle indagini emerge che il ragazzo era stato ucciso subito dopo il sequestro perché aveva riconosciuto Angelo Volonnino. Nei giorni precedenti un’altra complice, Carmela Lamorte, aveva cercato di attirare Donato Cefola in un agguato, proponendogli per telefono un incontro. D’Andrea rischia il linciaggio, mentre è trasferito nel carcere di Potenza.
PARLIAMONE
NASCE A CEPPALONI LA LICENZA DI… FARE CIO’ CHE SI VUOLE
Mario Clemente Mastella, vede la luce a San Giovanni Ceppaloni, nel 1947 una località beneventana portata da lui a visibilità nazionale. Da allora è entrata nel linguaggio comune con la frase: “No Ceppaloni, no party”.
Il protagonismo lo spinge a presentarsi a questo e quell’altro partito non invitato. Ciò gli consente di fare numerose amicizie che gli serviranno in futuro. Il desiderio di essere protagonista assoluto della scena politica lo porta verso la democrazia cristiana, diventa deputato nel 1976 e da allora non si è più mosso.
Si dice che ogni coalizione di governo lo vede presente alla spartizione delle poltrone, senza essere invitato, ma alla fine riesce sempre ad ottenere qualcosa; cedono appena minaccia di andare da un’altra parte.
E’ celebre la sua esibizione come ministro del Lavoro nel governo Berlusconi in cui risolse il grave dramma della disoccupazione giovanile nel Sud e delle pensioni.
Invece è ambigua e carica di doppi sensi la dichiarazione sulla sua verginità pre matrimoniale, non è mai stato chiarito fino in fondo a quale tipo di relazione sessuale facesse riferimento.
Nel 1999 stanco di presentarsi agli altri senza essere invitato, ma di costringerli ad andare da lui, fonda l’UDEUR che definisce “Il centro della politica, un progetto per il futuro, un’idea, un percorso, un metodo, una storia, un’identità”.
Entra subito in conflitto con Romano Prodi e con coerenza alle primarie dell’Unione dichiara: “Usciamo dall’Unione, da oggi saremo il Centro alleato con l’Unione”.
Perché il progetto abbia più consistenza inserisce nella lista Rocco Salini da Teramo ex presidente dc della giunta regionale abruzzese, arrestata in blocco (presidente e 10 assessori) nel 1992 per uso disinvolto di 450 miliardi di fondi europei. Gli assessori furono assolti dall'abuso d'ufficio, anche perché nel frattempo era stato per metà depenalizzato. Ma l'ex presidente Salini no: lui aveva anche il falso ideologico, e si erano dimenticati di depenalizzarlo: così fu condannato in Cassazione a un anno e quattro mesi.
Nell’Unione cambia il vento e Clemente Mastella rientra nell’Unione. Dopo le elezioni di aprile il suo desiderio di protagonismo lo fa delirare, pretende tre ministeri, tra cui la Difesa, la vice presidenza del Consiglio e il trenta per cento dei sottosegretari al consiglio dei ministri. Su quest’ultimo punto entra però in conflitto con Massimo D’Alema e deve fare un passo indietro. Prodi, che ha sempre segretamente apprezzato la sua capacità di barcamenarsi, dopo una telefonata per verificare le sue credenziali con Gianni Letta, lo nomina ministro della Giustizia.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
L’INFINITO
di Giacomo Leopardi
Alle 15,30 del 16 ottobre 1986 entravo a Recanati, quando dal fondo valle, vidi la grande scritta: «Sempre caro mi fu quest'ermo colle...», vidi le scale che portavano sopra al colle e bloccai di colpo la macchina, che fece un salto in avanti perché tamponata. Dopo la prassi: generalità e nome dell’assicurazione, finalmente potei salire, o meglio mi trovai sul muro che cela il giardino, perché sono convinto di aver volato. Alle diciannove andai a cena nel ristorante situato nella casa del Poeta, sotto la Biblioteca Museo che si trova al primo piano del Palazzo Leopardi, edificio abitato dalla famiglia, fin dal Tredicesimo secolo. Ristrutturato, poi nelle forme attuali dall'architetto Carlo Orazio Leopardi verso la metà del Diciottesimo secolo.
Ricordo che in quel periodo era in atto la celebrazione del bicentenario e Recanati era molto popolata e, per lo stesso motivo, la sera alla cerimonia di premiazione dell’Arcobaleno di Pace, c’erano una ventina di persone tra bambini e vecchiette.
Giacomo Leopardi è il più grande poeta dell'Ottocento e indubbiamente considerato il fondatore della moderna poesia italiana. La sua eccezionalità si rivela nel fatto che è Poeta moderno e innovatore, pur interessato ad una continuità stretta con la tradizione, si è sempre autodefinito antiromantico. Il suo classicismo è molto lontano dalla polverosa letterarietà italiana del tempo. La grandezza di Leopardi si sintetizza in una semplicissima formula: «aver pensato alla poesia come scommessa dignitosa per capire l'esistenza e cercare la verità».
Nacque a Recanati il 29 giugno 1798, primogenito della più illustre casata della cittadina. Il padre, conte Monaldo, è un erudito bibliofilo di idee reazionarie; la madre, Adelaide dei marchesi Antici, una donna dispotica, religiosa fino al fanatismo. Primogenito di dieci figli, di cui ne sopravvivranno cinque, Giacomo nutre un affetto profondo per il fratello Carlo e per la sorella Paolina. Ha come istitutori il gesuita Giuseppe Torres e l'abate Sebastiano Sanchini; ma è soprattutto un autodidatta, esploratore febbrile della ricca biblioteca paterna. Nel 1809 scrive la prima poesia, il sonetto La morte di Ettore, cui seguono altri componimenti in italiano e in latino, traduzioni da Orazio, qualche dissertazione filosofica e due tragedie. Nel luglio del 1812 inizia «sette anni di studio matto e disperatissimo» che contribuiscono al peggioramento delle sue già precarie condizioni di salute: impara da sé il greco e l'ebraico, intraprende lavori filologici di eccezionale impegno, nel 1813 stende una Storia dell'astronomia e nel 1815, un Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, interessante per le pagine sugli stupori infantili, sui sogni e sugli incubi notturni, sul terrore dei fulmini e delle tempeste.
Allo studio appassionato di queste grandi opere risale la «conversione letteraria», ossia la scoperta della vocazione poetica che, si rivela tra il 1815 e il 1816, è in realtà il risultato di profondi turbamenti interiori che coinvolgono le esperienze letterarie. Da un lato l'angoscia per l'aggravarsi della malattia, il timore della morte, il rammarico per una giovinezza che appassisce già al suo primo fiorire: stati d'animo espressi in modi tumultuosi, ma personali, nella cantica del 1816: Appressamento della morte. Dall'altro un'ansia di evasione,di liberarsi dalla prigionia di Recanati. Nel 1816 tenta di inserirsi nella polemica tra classicisti e romantici con una Lettera (rimasta inedita) in cui contesta l'esortazione di Madame de Staël a rinnovare la letteratura italiana attraverso la traduzione e lo studio degli scrittori stranieri.
Nell’Idillio “L’Infinito” Giacomo, vuole rappresentare il pensiero costante dell’ Uomo di dare sfogo alla propria immaginazione dell'indefinito, attraverso la semplicità della vista delle cose, ecco perché è piacevolezza, per i fanciulli e per gli uomini. Sono sensazioni che stanno all’origine delle illusioni che vanno oltre alla semplice vista delle cose: come qualcosa che non esiste, che è solo prodotto dell’immaginazione, anche se il Poeta, vale a dire l’uomo, desidera perdersi in quest’illusione perché perdendosi in essa trova la dolcezza delle cose. Questo idillio apre la via verso la meravigliosa dolcezza delle sensazioni, anche se rimangono solo immaginazioni che il Poeta ha constatato e poi cantato.
L’INFINITO
Ascoltala recitata mentre la leggi.
Sempre caro mi fu quest’ermo colle
e questa siepe che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni e la presente
e viva, e il suon di lei: Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Bibliografia
G. De Robertis, Saggio sul Leopardi, Firenze, 1943; L. Russo, La carriera poetica di Giacomo Leopardi, in Ritratti e disegni storici, Bari, 1946; C. Galimberti, Linguaggio del vero in Leopardi, Firenze, 1959; A. Brilli, Satira e mito nei “Paralipomeni” leopardiani, Urbino, 1968; W. Binni, La protesta di Leopardi, Firenze, 1973; I. Origo, Leopardi, Milano, 1974; A. Ranieri, Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, Milano, 1979; W. Binni, La poesia di Leopardi negli anni napoletani, in “La Rassegna della Letteratura Italiana”, 3, 1980