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FATTI
23 ottobre 1999: il tribunale di Palermo assolve il Senatore Giulio Andreotti dall'accusa di associazione mafiosa. L'accusa di associazione mafiosa non sussiste, dopo undici giorni di camera di consiglio il presidente della Corte d'Assise, Ingargiola, sentenzia l'innocenza di Andreotti. Questa è la seconda assoluzione (in primo grado) dopo quella a Perugia nel processo Pecorelli.
24 ottobre 2003: le forze dell’ordine arrestano sette persone accusate di aver fatto parte del commando che ha ucciso Massimo D’Antona e Marco Biagi: le Brigate Rosse sono decapitate. L’arresto avviene nello stesso giorno in cui entrano in vigore le norme di attuazione della legge di riforma del mercato del lavoro contenute nella cosiddetta legge Biagi. Sempre il 24 ottobre l’Italia si ferma per lo sciopero generale di quattro ore proclamato da CGIL, CISL e UIL in segno di protesta contro la riforma della previdenza varata dal governo.
25 ottobre 2004: il centrosinistra vince in tutti i sette collegi lasciati liberi da altrettanti deputati eletti al Parlamento europeo. Bassa l'affluenza alle urne: ha votato solo il 40,2% degli aventi diritto.
26 ottobre 1995: è respinta la mozione di sfiducia al governo presentata dal Polo (310 contrari e 291 favorevoli): i deputati di Rifondazione comunista che avevano annunciato l'appoggio alla mozione escono invece dall'aula dopo aver ottenuto l'assicurazione che dopo l'approvazione della Finanziaria ed entro la fine dell'anno, il governo considererà esaurito il mandato.
27 ottobre 1999: l’ex fondatore dell’UDR, Francesco Cossiga ha annunciato che sta lavorando ad una nuova entità politica:il Trifoglio, federazione con lo SDI di Enrico Boselli e il PRI di La Malfa.
28 ottobre 1996: imbarcazioni di clandestini provenienti dal Nordafrica tentano di sbarcare nelle isole siciliane, ma sono respinte con l'intervento di un mezzo della Marina Militare.
29 ottobre 2004: nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio a Roma è firmata dai primi ministri dei venticinque paesi dell'Unione Europea la nuova carta costituzionale. Nella stessa sala, nel 1957, fu firmato il trattato della Comunità economica europea, l'embrione della UE. La firma non è che il primo passo verso un'Europa unita anche dal punto di vista sociale e politico, non solo economico: nei prossimi mesi, infatti, i governi dovranno ottenere una ratifica della costituzione europea o per via parlamentare o tramite referendum. I 450 articoli di cui è composto questo grande trattato internazionale entreranno in vigore a partire dal 2009, sostituendo tutti i precedenti.
PARLIAMONE
NASCE A CEPPALONI
“LA LICENZA DI… FARE CIO’ CHE SI VUOLE”
Ceppaloni il cui nome ha un'origine incerta, improbabile è l'ipotesi che derivi dal latino ara Cibelis (altare a Cibele), in riferimento al culto per la divinità. Potrebbe derivare dalle numerose ceppaie presenti nei boschi limitrofi, oppure dalla parola longobarda zippel, ossia estremità è il centro principale: il Comune che accoglie intorno a sé una quindicina di paesetti, distanti un paio di chilometri l’uno dall’altro: Beltiglio, San Giovanni; Barba, Brecciale, Confini, Manni, Martini, Masseria Rotola, Petrara, Ripabianca, Santa Croce, Tressanti, Trocchia, Venaglie.
A San Giovanni Ceppaloni ho trascorso qualche mese, perché mia madre fu costretta, per stare vicino al padre e accudirlo negli ultimi giorni della sua vita di trasferirsi da Paduli. Fu così che nel 1947 conobbi tutti quei paesetti arroccato sull’altipiano sannita e Ceppaloni, dove intravidi una ragazza ch’era la copia perfetta di Venere. Ci ritrovammo a Napoli quattro anni dopo e vedendo il film “Cime tempestose” con Lawrence Olivier e Merle Oberon, c’innamorammo.
In quei giorni trascorsi tra San Giovanni e Ceppaloni ebbi la certezza di cosa fosse sentirsi veramente liberi.
In questo clima di libertà atavica il 5 febbraio 1947 a San Giovanni Ceppaloni, dove andavo in giro godendo la natura e la passionalità sincera degli abitanti, è nato il Senatore Clemente Mastella, Ministro della Giustizia dell’attuale Governo e Sindaco del suo Paese natio.
Nato e vissuto tra gente libera, non riusciva a sopportare che alcune persone, anche se delinquenti e assassini, vivessero rinchiusi tra quattro mura dove potevano vedere il sole un’ora al giorno. Quindi una volta al posto giusto è scattato il suo forte senso atavico di libertà ed ha fatto sì che il Governo accettasse la sua proposta di indulto.
Gli danno tutti addosso, ma come poteva sapere lui che volendo fortemente l’indulto a Cino in provincia di Sondrio un assassino scarcerato per indulto sei anni fa avesse ucciso a coltellate la moglie. Scarcerato lo scorso dodici ottobre dal penitenziario di Biella, ed aveva l'udienza fissata per oggi sedici ottobre, davanti al giudice di sorveglianza del tribunale di Vercelli non c’è stata a causa di un difetto di notifica, rimando in libertà.
Eppure si sa che sei anni fa uccise la moglie di ventuno anni davanti alla figlia di tre anni. L’omicidio era nato perché nel gennaio 2000 la donna aveva avviato le pratiche di separazione dal marito che aveva denunciato per violenza sessuale. Oggi l’uomo uccel di bosco per volontà di Clemente Mastella e il suo forte senso atavico di libertà, pur essendo stato condannato a undici anni di reclusione con il riconoscimento della parziale incapacità di intendere e volere.
Come poteva prevedere che a Brindisi due fratelli sarebbero stati arrestati per aver malmenato l'ex moglie di uno dei due e tentato di strangolare il suo convivente. I due, di ventisette e ventitrè anni, in piena notte hanno sfondato l'ingresso di casa dei due conviventi e hanno aggredito con calci e pugni la donna e hanno poi tentato di strangolare il suo compagno, trascinandolo in strada dove l'uomo è stato colpito con un bastone. L'aggressione è stata interrotta dall'arrivo di pattuglie dei carabinieri.
Come poteva prevedere che a Saviano, un paesino del nolano, Antonio Pizza sarebbe morto nel tentativo di difendere la sua auto dai rapinatori? Il commerciante di ventotto anni che il 6 ottobre tentò disperatamente di opporsi al tentativo di rapina aggrappandosi alla vettura, ma il ladro, uno slavo, poi arrestato dai carabinieri, era stato scarcerato grazie all'indulto.Il ladro per non mollare l’auto si è trascinato dietro per chilometri il corpo di Antonio attaccato all’automobile e per toglierselo di torno, visto che lui non mollava la presa si è buttato contro un’altra automobile, ma Antonio era già morto. I familiari hanno donato gli organi di cui ne hanno beneficiato pazienti di Cagliari, Salerno e Napoli.
Antonio Pizza ha lasciato un figlio di pochi mesi, che cosa gli sarà detto al piccolo quando sarà diventato uomo e potrà comprendere la morte del padre?
Gli parleranno dell’Indulto voluto da Clemente Mastella di San Giovanni Ceppaloni che ha permesso che il padre per salvare l’unica proprietà lo lasciasse piccolino per colpa di… un ladro slavo messo in libertà per volontà del Ministro della Giustizia.
POESIA DELLA SETTIMANA
CHIUDO IL TUO LIBRO
di Sibilla Aleramo
Rina Faccio, vero nome di Sibilla Aleramo, nasce ad Alessandria il 14 Agosto del 1876. Per motivi di lavoro del padre viaggia spesso di città in città per stabilirsi definitivamente a Porto Civitanova Marche. Ha quindici anni è sedotta da un collega e si sposa. Questo fatto segna in modo indelebile la sua esistenza fino a criticare il rapporto coniugale che definisce, nella sua autobiografia dal titolo «Una donna», oppressivo e frustrante. Tenta il suicidio e quando si riprende comincia a concretizzare le sue aspirazioni umanitarie e sociali. Inizia a scrivere racconti e articoli giornalistici. Sono gli anni 1898 - 1910. Sibilla scrive che il femminismo si concentra ora nella letteratura e nella spiritualità, nella rivendicazione della diversità femminile, crede, infatti, in una spiritualità femminile e cioè nel fatto che tra uomo e donna c'è una spiritualità diversa. Le donne sono intuitive e hanno un contatto più rapido con l'universo producendo così una poesia sconosciuta al mondo maschile. Nel 1899 si trasferisce a Milano dove dirige il giornale «L'Italia Femminile».
Nel 1902 la sua relazione amorosa con il poeta Damiani la spinge ad abbandonare la famiglia e a trasferirsi a Roma. Qui lega una nuova relazione con Giovanni Cena, direttore di una rivista e animatore di iniziative democratiche e unitarie. A Roma entra in contatto con l'ambiente intellettuale e artistico con il pseudonimo Grazia Deledola.
Nel 1906 pubblica «Una Donna» che rappresenta un concentrato di tutti i modi positivi e negativi che lei nel corso della sua carriera modulerà in forme diverse. Intensifica la sua attività femminista e unitaria soprattutto promuovendo l'istruzione del mezzogiorno (Agro-pontino e Maccarese ancora paludosi e malsani).
Conosce Emilio Cecchi,con il quale mantiene una grande amicizia, e poi Marinetti e D'Annunzio col quale instaura una fitta corrispondenza. Dopo la relazione con Cena ha altre relazioni più o meno lunghe con intellettuali e artisti fino a quando incontra il giovane Matacotta al quale resta legata per dieci anni. Nelle sue opere parla di tutti i suoi amori evidenziando il fatto che la vita e la letteratura fossero legate in modo inscindibile.
Nel 1919 è pubblicato il suo secondo romanzo «Il Passaggio». Continua a pubblicare altri libri e raccolte di poesie e spesso parla della sorte di donna-poeta.
Scrive anche un poema drammatico in tre atti «Endimione» in cui rappresenta la relazione che lei aveva avuto con Tullio Bozza e che è finita tragicamente con la morte di lui.
In uno dei suoi libri ha confessato: «Che cosa io sarei senza questi incontri, senza le strade che ho percorso».
Nel 1910, nel romanzo «Il passaggio» di Felice Guglielmo Damiani scrive: «...il tuo viso era chiaro e fiamme erano i tuoi capelli e bello trovai per la prima volta l'ardore virile..." (pag.42)
Nel 1902 in «Un amore insolito» (pag. 320) dice di Giovanni Cena: «...In un giorno di settembre del 1910 io lasciai Cena. Il nostro legame s'era già allentato da oltre un anno, ma nessuno dei due aveva mai creduto che si sarebbe veramente spezzato...»
In «Lettera d’amore a Sibilla Aleramo»,pag.287,scrive a Vincenzo Cardarelli
«...Pietà... di te ne ho, sì, almeno quanta ne ho di me, e forse, sì, di più. Io non so quel che c'è di vero in tutto ciò che contraddittoriamente hai detto e fatto di te e di me fino ad oggi, non lo so e non lo saprò mai, e accetto Questa oscurità... umilmente, so che sei disgraziato, che sei infelice, e davanti a questo il lamento per me stessa tace, istintivamente. Questo è l'amore Vincenzo...»
Finisce con Vincenzo Cardarelli e due anni dopo la troviamo compagna di Giovanni Papi e Joe Luciani; ancora un anno e la sappiamo legata a Vincenzo Gerace, di cui afferma a pagina 301 di «Diario di una donna»: «...Fra gli uomini che ho amato è forse quello a cui ripenso più raramente, strano. Forse tutto si consumò nel grande incendio di quel semestre...»
Nel 1913 è con Umberto Boccioni
«Il tuo sorriso
Vibrazione che aduna la vita
e la sconfina.
C'è il tuo genio nel tuo sorriso...»
Così si esprime nei confronti di Umberto a pagina 21 di «Selva d’amore».
E in «Diario di una donna» pagina 467, confessa: «...E tu m'hai amata proprio per la mia sensibilità..., per la mia assurda passionalità..., per il mio genio, credulo e mai stanco cuore. In che cosa mi son smentita, in che cosa t'ho deluso, amore...»
In «Sibilla Aleramo e il suo tempo» a pagina 100, riprende il discorso «...Ti dicevo stasera che vorrei affrettare la mia morte (...) Lo sai che sei il solo uomo forte che ho incontrato?...»
Michele Cascella è definito «...Un fanciullo m'amava, migrante arcangelo, in vertigine di luce spada bella; e lo vidi colpito piegarsi, accettar la sorte, accettar di sparir... Come era caro, allora, trasognato come un Aligi, abruzzese delle montagne, mistico e panteista, pieno di grazia e così felice in quei pochi mesi in cui mi illusi d'amarlo…»
Dopo arrivano Giovanni Boine, Fernando Agnolotti, Raffaello Franchi e nel 1916 nasce l’amore più tormentoso e tormentato, passionale e turbolento della sua vita: Dino Campana, lo confessa lei stessa in «Diario di una donna», pagina 435: «...Forse Dino fu l'uomo che più amai...» mentre a pagina 392 «...Tutta la sera m'è ondeggiata alla memoria, l'immagine di lui, della sua pazzia, e di quel altipiano deserto, in quelle prime poche notti estive del nostro amore che son rimaste le più pervase d'infinito ch'io abbia vissuto...». E in «Le mie lettere sono fatte per essere bruciate», pagina 27 «...E amai perdutamente Campana per non lasciarlo solo nella sua follia...»
Poi dopo due anni tormentati e burrascosi con Dino Campana, vive i suoi giorni d’amore fino al 1936 con Giovanni Merlo, Tullio Bozza, Tino Zaniboni, Julius Evola, Giulio Parise, Enrico Emanuelli, Salvatore Quasimodo, Franco Matacotta, di cui scrive a pagina 339 di «Diario di una donna»:
«Odore dei tuoi vent'anni
che su te respiro ben desta
e l'aurora t'è intorno,
sei tu stesso aurora...»
«...Mi sento atterrita dinanzi alla grandezza di quella mia - ultima per fortuna - illusione d'amore...»
Sibilla Aleramo morì a Roma il 13 Gennaio 1960 dopo una lunga malattia
«Chiudo il tuo libro,
snodo le mie trecce,
o cuor selvaggio,
musico cuore…
con la tua vita intera
sei nei miei canti
come un addio a me.
Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
né mai saperci, con notturni occhi.
Or nei tuoi canti
la tua vita intera
è come un addio a me.
Cuor selvaggio,
musico cuore,
chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo».
Sibilla Aleramo a Dino Campana, Mugello, 25-7-1916
La prossima settimana vi racconterò un aneddoto vissuto in prima persona a Piazza San Silvestro a Roma in compagnia di Cardarelli e la visione fuggevole di Salvatore Quasimodo.
Bibliografia
Sibilla Aleramo, "Il passaggio", Fratelli Treves, Milano 1919 - "Amo dunque sono", Mondadori, Milano 1927- Il frustino, Mondadori, Verona 1932 - Selva d'amore", Mondadori, Verona 1947- Diario di una donna, a c. A. Morino, Feltrinelli, Milano 1978- Sibilla Aleramo e il suo tempo, a c. di B. Conti e A. Morino, Feltrinelli, Milano, 1981- Dino Campana, Le mie lettere sono fatte per essere bruciate, a c. di Gabriel Cacho Millet, All'insegna del pesce d'oro, Milano - Vincenzo Cardarelli, Lettere d'amore a Sibilla Aleramo, a c. di G. A. Cibotto e B. Blasi, Newton Compton, Roma 1974
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