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FATTI
18 settembre 1984: muore a Roma Riccardo Lombardi, uno dei fondatori del Partito d'azione e leader della sinistra socialista. Era nato nel 1901 a Regalbuto, in provincia di Enna.
19 settembre 1985: muore a Siena Italo Calvino. Era nato a Santiago de Las Vegas, a Cuba, nel 1923. Calvino è l'autore di alcuni tra i più espressivi romanzi italiani del secondo dopoguerra: Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959), Palomar (1983).
20 settembre 1990: Libero Gualtieri, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi e il terrorismo, presenta la relazione relativa al lungo lavoro di indagine condotto sulla tragedia di Ustica del DC9 Itavia precipitato nel 1980. Aeronautica, servizi segreti, magistratura, politici sono chiamati in causa per avere, in vario modo e in tempi successivi, contribuito ad ostacolare l'accertamento della verità.
21 settembre 1990: ad Agrigento la mafia uccide il giudice Rosario Livatino.
22 settembre 1992: Bruno Trentin mentre tiene il comizio a Firenze, durante lo sciopero proclamato da CGIL-CISL-UIL contro la manovra economica del governo è colpito da un bullone. Nei giorni successivi analoghe contestazioni nei confronti di dirigenti sindacali avverranno in molte città.
23 settembre 1986:la FIAT, con un esborso di tre miliardi di dollari, rientra in possesso della quota azionaria che nel 1976 aveva ceduto alla Libia.
24 settembre 1995: il volontariato e le iniziative sociali che fanno capo alla Caritas italiana e al Coordinamento delle Comunità di Accoglienza (CNCA), chiudono un convegno a Firenze, chiedendo un'attenzione anche legislativa e progettuale sul "terzo settore" della società (tra Stato e mercato) e sulle imprese sociali non profit.
PARLIAMONE
TRA FUFFA E SCEMI DEL VILLAGGIO: DOVE MANDARE I POETI?
Un amico di Umberto Eco, “poeta laureato”, afferma: “Su Internet si trova la fuffa peggiore: materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio, blog di esibizionisti…”
Nell’articolo, invece, l’Illustre Maestro, ci fa sapere che: «Sul “Corriere della Sera” di sabato scorso è stata aperta una polemica, estiva solo in apparenza. Tutto nasce da un’intervista di Nanni Balestrini su “Liberazione” dove il nostro, incapace di evitare provocazioni anche in età sinodale, lamentando che l'editoria abbia smesso di pubblicare poesia, dice che per fortuna c'è Internet che permette di far circolare le poesie di tutti. Ovviamente Balestrini pensa sia ai siti che antologizzano poeti noti che a quelli che ospitano gli esordienti, e ammette che è difficile orientarsi in mezzo a tanta abbondanza, ma segnala alcuni indirizzi affidabili».
Vi ho parlato di questo avvenimento,ricordate, «Parliamone “Attenti all’esca”?»
Ora scende in campo il più grande semiologo che esista al mondo. Anche lui è preso dalla nostalgia. Avallando quanto ha detto il suo amico poeta, che in Internet c’è materiale scadente la “fuffa” peggiore, e i blog sono proprietà di esibizionisti, noi poveri alunni incapaci d’intendere e di volere restiamo a guardarci in faccia come ebeti, senza reagire.
Ma dobbiamo riconoscere che anche gli “immortali” soffrono di nostalgia. Non fu Lui con Luciano Berio che verso la fine dell’anno 1958 e inizio del 1959 avviò un esperimento radiofonico sul testo dell'Ulisse di James Joyce, con il quale diede il via alla stesura di un saggio che avrebbe dovuto costituire il testo fondamentale della Neoavanguardia?
Insigne Professore, non è stato Lei con Luciano Berio a creare il neologismo “Neoavanguardia”, permettendo al “Gruppo 63” di portare il caos nell’Arte, spiegandolo nel suo libro “Opera aperta”, facendo dell’anno 1963 il più caotico che l’Italia abbia vissuto?
E’ vero, Maestro ammirato e idolatrato, che Internet da due anni ha cominciato a dare i numeri, gli autori fanno di tutto per eccellere non per originalità, ma per tecnica informatica. Eppure Internet è stata ed è l’unica risorsa per un giovane scrittore che vuole far conoscere le sue opere visto che gli editori, non parlo degli pseudo ma di coloro che vorrebbero fare veramente gli editori e che, per poterlo fare, chiedono al giovane autore la collaborazione al 50% delle spese per la stampa, acquistando un tot numero di copie, per l’editing, la distribuzione e la presentazione, anche se dopo aver intascato gli ottomila euro, minimo, della presentazione e della distribuzione non se ne parla più. Ora hanno imparato la vendita via Internet, però il libro la libreria non la vede nemmeno con il cannocchiale e il lettore non avendo nessuna critica o commento o accenno alla trama, acquista il libro del nome affermato e il giovane, preso in giro, rimane anche scornato perché non vende più delle dieci copie che acquistano gli amici fedeli.
Forse Lei, Maestro illustrissimo, si riferisce a questo? Forse il suo amico e Lei, per “Fuffa” intendete sottolineare l’attuale stato di cose? E sembra proprio che col passo seguente l’Illustre Professore voglia proprio spiegarlo:
«Interrogati altri poeti e critici, ne sono venute fuori tre obiezioni principali. La prima (e mi pare sia giusta) che, anche se alcune collane di poesia sono state chiuse, non è vero che gli editori hanno smesso di pubblicare poesia e alcuni tra i poeti più noti (dico contemporanei, non classici) vendono anche diecimila copie. La seconda (anch'essa giustissima) è che per i poeti giovani che vogliono farsi conoscere ci sono altri canali alternativi come riviste, festival e letture pubbliche. La terza è che, come ha detto un poeta laureato, "se vai su Internet a cercare la poesia, trovi tanto materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio; i blog sono fatti per lo più da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento».
Insigne Maestro, diecimila copie di libri di poesia? E’ un record che può vantare solo Montale con “Satura”, oggi al massimo un poeta più conosciuto quando avrà venduto ottocento copie è fortunato. Il poeta laureato di cui parla, evidentemente non ha visitato i siti che hanno un proprio “indirizzo letterario”. E’ anche vero che i siti letterari non hanno entrate. I giovani possono farsi conoscere, non c’è bisogno di andare nelle piazze o partecipare a festival. Ma dove sono i festival della poesia? Se qualcuno esiste è la brutta copia della “Talentiade Olimpiade di Talenti” ideata e organizzata dalla rivista Marman di Sanremo nel 1973. Oggi, il giovane, non può sperare nemmeno alla pubblicazione in una rivista, perché è richiesto l’acquisto di un tot numero di copie. Quindi il giovane e valente poeta non avrebbe mai, senza Internet, la valorizzazione nel giusto merito.
Maestro sempre più ammirato: “un poeta laureato?” Che cosa intende per “poeta laureato?” Non sapevo che esistessero due tipi di poeti! Poeta si nasce oppure è colui che scrive elucubrazioni in verticale che poi chiama poesie, ma questo è un altro discorso. Forse, essendo nell’Olimpo non s’interessa a quanto avviene nel mondo artistico-letterario dei diseredati: esiste tanto marciume che chiamo, dal 1973, “Racket dell’Arte”. Ora, in questo mondo in cui prevale il nepotismo e l’amico dell’amico,ci sono concorsi in cui un giovane che tutto potrebbe fare, meno che scrivere “esternazioni personali” chiamarle poesie e vincere un concorso serio perché la sua vittoria è stata imposta dal suo amico presidente di giuria.
Questo accade nel mondo editoriale cartaceo, non credo che potrebbe accadere in Internet, dove siti che hanno dal medio all’alto livello culturale, valorizzano nel giusto merito i giovani o comunque nuovi autori attraverso concorsi cui oltre ad una giuria tecnica (di questo festival della poesia itinerante, avendo in concorso più di un migliaio di concorrenti), composta da Francesco Grisi (presidente), Giuseppe Selvaggi, Paolo Diffidenti, Giorgio Carpaneto, Augusto Giordano e…, subentrava il lettore col suo giudizio che, assicuro, in oltre diciassette edizioni sedici volte giuria tecnica e pubblico si sono trovati concordi.
Mi creda, Professor Eco, ha detto un lettore assiduo di Internet: «coloro che ci chiamano cialtroni e matti se ne stessero nel loro mondo in-cantato in silenzio, perché certamente da Internet Tommasi di Lampedusa e Guido Morselli non moriranno inediti...» Noi internetiani siamo scemi ma sappiamo riconoscere il valore di un’opera sia essa di narrativa sia di poesia o di pittura.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
COME UN’AQUILA
di Luciana Evita Tonietti
«Come un'aquila felice volo lassù
dove nessuno potrà mai arrivare».
Della felicità che ognuno prova nel «volo», specialmente se questo è solitario, se ne può parlare soltanto se si accettano le dottrine e l’esperienza dei grandi oppure si riportano alla memoria le letture crociane per la formazione e l’operosità di critico.
Leggendo «Come un’aquila» di Luciana Evita Tonietti occorre accettare, senza riserve, il concetto dell'arte come intuizione ed accettare, quindi, subito il principio della sua autonomia, ma sempre a proprio modo, accogliendo l’intuizione.
Ho cercato la poesia fuori da tutto ciò che in una composizione poetica può essere edonistico, discorsivo, illustrativo.
Secondo la prima Estetica crociana che non contraddico, ma accetto la teoria dell'intuitività dell'arte, perché sembra coincidere con la concezione dell'arte dei poeti moderni, che cercano esperienze concrete, fondate sulla propria conoscenza delle varie arti, specialmente la pittura e la musica. L'idea fondamentale di Benedetto Croce, il quale asserisce, «che esiste l'arte in assoluto e non le singole arti» è penetrata attraverso formulazioni svariatissime, anche in grafomani che non sanno neppure chi sia.
Ciò che fa diventare poesia la produzione della Tonietti è, invece, l'esperienza, più che l'intuizione, della fondamentale unità delle arti. Si tratta in conclusione di una conferma, in teoria, di una larga e precedente esperienza intellettuale.
Il carattere empirico è di una evidenza solare: Il preludio ad una poesia moderna, in cui la sostanza poetica e rivelata dalla monotonia del verso, quasi a voler simboleggiare il monocorde stridio dell’aquila. Ma «l’anima ha fame» e nessuno fa niente per saziarla. L’anima! Un’anima che lascia il ronzio nella memoria di un'infinità di versi: la disperazione dell’affamato, la rabbia di chi rincorre la giustizia tra gli uomini, il desiderio anelato di poterla saziare, anche se il percorso sarà difficile, lungo ed aspro.
Una confessione con e nello stesso tempo senza vergogna, che senza dubbio cerca di dare un senso anche emotivo ed emozionale attraverso la musicalità piana e forte, appunto, come lo stridio dell’aquila quando si alza in volo verso le più alte vette, verso il cielo terso e luminoso.
COME UN’AQUILA
di Luciana Evita Tonietti
Come un'aquila felice volo lassù
dove nessuno potrà mai arrivare.
Leggera volteggio fino a volare
sulla vetta più alta del picco.
Lassù si libera il mio Spirito e si mescola
con l'universo e odo il sibilare del vento
e lo sguardo si perde nell'infinito.
Leggiadra mi abbandono, sospesa
nell'aria mi lascio cullare dalla corrente,
volo, volo, vado dove il soffio
mi porta alla ricerca di cibo.
La mia Anima ha fame
e difficile è
il percorso per saziarla.
Come un'aquila leggera volteggio
ho ancora molta strada da fare
e la mia vita si perde in miriadi di emozioni
che fanno vibrare il mio corpo, la mia mente.
Il mio essere
ogni giorno lotta per vivere
per amare,
per dimenticare,
per non soffrire.
Come un'aquila volo lassù dove
nessuno potrà mai arrivare.
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