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FATTI
03 aprile 1924: l'ex presidente della Camera Enrico De Nicola, che aveva aderito al "listone" fascista, ritira la sua candidatura e dichiara l'intenzione di ritirarsi dalla vita politica, per contrasti con i fascisti napoletani.
04 aprile 1932: lo scrittore tedesco Emil Ludwig conclude a Palazzo Venezia una lunga serie di interviste con Mussolini, iniziate il 23 marzo. Ne ricaverà il volume Colloqui con Mussolini che, pubblicato in dodici lingue, si rivelerà un importante strumento di propaganda per il regime.
05 aprile 1914: la Camera vota la fiducia al nuovo governo con trecentotré voti favorevoli, tra cui quelli della compagine giolittiana, centoventidue contrari e nove astenuti.
06 aprile 1917: gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania. La decisione è presa in seguito alla rottura delle relazioni diplomatiche fra i due paesi, avvenuta il 3 febbraio dopo lo scatenamento della guerra sottomarina illimitata da parte della Germania, e alle manovre tedesche per provocare un intervento del Messico contro gli Stati Uniti. Il 2 aprile il presidente americano Thomas Woodrow Wilson aveva esposto al Congresso le ragioni che rendevano indispensabile l'entrata in guerra in difesa dei valori della democrazia e della libertà dei popoli.
07 aprile 1921: un decreto scioglie la Camera e indice le elezioni generali per il 15 maggio. Giolitti giustifica la decisione richiamandosi alla necessità di tenere le elezioni nei territori annessi di recente e affermando che la Camera uscita dalle votazioni del novembre 1919 non rappresenta più la volontà del paese. Spera di ottenere dalle nuove elezioni una maggiore rappresentanza delle forze liberali e democratiche a discapito del PSI e del PPI. A tal fine favorirà, attraverso i blocchi nazionali, l'alleanza tra liberali e fascisti, nello sforzo di coinvolgere questi ultimi nel sistema parlamentare.
08 aprile 1915: Sonnino invia un progetto di trattato in undici articoli all'Austria. Fra le varie richieste il progetto prevede la cessione all'Italia del Trentino con Bolzano e la Val d'Isarco fino a Chiusa (BZ) e di varie isole del Mare Adriatico lungo la costa dalmata, uno spostamento del confine orientale italiano che includa Gorizia, Gradisca d'Isonzo (GO) e Monfalcone (GO), la creazione di uno Stato autonomo di Trieste e l'immediato sgombero dell'Austria dalla città e dal territorio circostante, la rinuncia austriaca a ogni pretesa sull'Albania. Sonnino assicura in cambio la neutralità italiana nella guerra in corso e la rinuncia a ulteriori richieste sulla base dell'art. 7 della Triplice alleanza.
09 aprile 1931: il Commissariato per le migrazioni e la colonizzazione interna è istituito con apposita legge. Suo scopo è provvedere "alla razionale distribuzione della manodopera disponibile al fine di ottenerne il più conveniente impiego" su tutto il territorio nazionale. In particolare, nel quadro della campagna a favore della ruralizzazione, indirizzerà prevalentemente i disoccupati verso i lavori agricoli nelle zone di bonifica.
PARLIAMONE
ANCORA CONTRO IL “RACKET DELL’ARTE”
Dicevo nel numero scorso: «è proprio così che avvengono i grandi delitti della storia contro uomini di genio, lo stesso che commette il «Racket dell’Arte»» permettendo al piccolo editore di pubblicare libri e libri di qualsiasi genere, ma di non muovere un dito, per pubblicizzarli, tanto l’autore ha acquistato un tot numero di copie che hanno coperto sia la spesa, sia il proprio guadagno, permettendo che quel Poeta o Scrittore da lui tanto esaltato, fino a quando non ha accettato di pubblicare la sua opera, cadesse nel dimenticatoio e nel silenzio. Chi lo sa che è nata un’altra stella?
Un giornalista, qualche anno fa, parlava di “orde di sedicenti poeti” e per mantenersi in un equilibrio pericoloso concedeva un "colpo al cerchio e uno alla botte", senza approdare ad un solo fatto e "affondare il coltello fino al manico" in difesa della Poesia, se non per infamare il Poeta attribuendogli l'aggettivo: «Sedicente». Bisogna riconoscere, che in qualche modo, l'articolista in questione abbia ragione al 95%. Basta leggere e considerare con obiettività le “cosiddette” poesie messe in circolazione da alcune ML o su siti, sitini e blog letterari. Sì, c’è qualche buona composizione, ma la Poesia è ben altro.
Non si può fare di "un'erba un fascio". Le case editrici sono «imprese» e devono essere gestite come tali. E anche se gli s’imponesse di pubblicare una percentuale di giovani promettenti ma sconosciuti, chi sarà a determinare la scelta? Un gruppo di lettori anonimi, o esseri di un'altra galassia sopra d’ogni sospetto? Poi, però, sopraggiungono le raccomandazioni.
Perché non ci ripassiamo un poco di storia e ricordiamo, per esempio l’ardimento di Giulio Ricordi? Se non avesse avuto l’idea di fondare da solo un'impresa editoriale, avremmo avuto Giuseppe Verdi, Donizetti, Puccini, ecc...?
Oggi le case editrici prima di puntare su un manoscritto geniale pensano all'estero e pubblicano opere d’autori stranieri, già ultracollaudate nel paese d'origine.
Come mai in altri Paesi, specialmente in America e in Spagna i giovani vengono presi in considerazione mentre in Italia sono costantemente bistrattati, anche se il libro se lo stampano a spese proprie, perché la casa di distribuzione non accetta l'opera in quanto è una tiratura inferiore a cinquemila copie? E' anche vero che D'Annunzio, prima che trovasse in Arnoldo Mondatori, il suo paladino, pubblicava con i propri soldi e non si lamentava perché c'erano distributori che non guardavano il marchio dell'editrice o la tiratura per distribuirli; e con i soldi della vendita pubblicava un'altra opera.
«Come può un Poeta scrivere sapendo che esistono premi letterari, organizzati esclusivamente per permettere l’arresto del progresso, con il preciso scopo di arricchire uomini lupi vestiti da difensori dell’arte i quali per facilitare la nostra illusione di un’affermazione divulgativa, chiedono, anzi pretendono, spese di segreteria esorbitanti?»
Perché, il poeta scrive solo per i Premi? Senza i premi come farebbe un giovane a farsi conoscere ed imparare ad esprimersi correttamente e ad agire come gli altri artisti? Ho vissuto vicissitudini oltremodo preoccupanti. Un Editore di Roma mi fece la corte perché partecipassi ad un premio organizzato dalla sua casa editrice, dicendo che aveva bisogno di buone firme: doveva risollevarsi dopo due fallimenti.
Commosso per l’insistenza accettai, durante la premiazione seppi i nomi dei componenti la giuria esaminatrice, c’erano degli amici miei. Domandai loro che fine avesse fatto la mia raccolta di liriche inedita, mi dissero perplessi: "Perché hai partecipato anche tu? (il concorso non era anonimo) Se avessimo letto le tue poesie non credo che avremmo soddisfatto l'attesa dell'editore che ci ha proposto il vincitore".
Sto parlando dei premi "piccoli" non entro in merito con quelli altisonanti, che sono «organizzati esclusivamente per permettere l’arresto del progresso».
E poi, avete veramente un'idea dei costi d’organizzazione, di un concorso letterario? E questi costi chi li deve sostenere, la Croce Rossa Letteraria?
Noi dell'A.I.A. "Poesia della Vita" per il Premio Arden Borghi Santucci “Una Poesia d’Amore”, la cui premiazione è stata fatta il 14 febbraio, tra spese tempo, stampa per la pubblicazione delle poesie partecipanti, votate dagli stessi concorrenti, spedizione e varie, ci abbiamo rimesso oltre ottocento euro, ma siamo stati felici di averlo fatto perché abbiamo dato la possibilità ad un «vero Poeta» riconosciuto tale sia dagli elettori partecipanti al premio stesso, sia da una giuria tecnica composta da persone qualificate quali, Marcella Boccia, Viviana Buzzoli, Sandra Cervone, Marco Gavotti e Marco Saya, lanciando un appello attraverso una pagina staccabile dell’antologia «Basta una Poesia» di dare la possibilità ad una dei trenta partecipanti di essere inserito nella rosa del concorso «Renato Milleri – REMIL – “Poeta dell’Anno 2006”».
Si accumuleranno altre spese, ma siamo ben felici di farlo, perché siamo certi, che qualche editore vero si accorga di lui o di lei e gli o le permetta di pubblicare la sua opera prima.
Non vi meravigliate, il “Racket” ci ha messo in ginocchio per qualche tempo, ma non ci ha eliminati. Non è servito, a lor signori, di ucciderci una sedicenne manifestazione culturale (la sola che metteva in scena le opere teatrali partecipanti). Questa manifestazione «Talentiade Olimpiade di Talenti» è vissuta sedici anni pur non avendo chiesto mai prebende, felici di aver dato al grosso pubblico la gioia di scoprire un artista con la A maiuscola. Solo perché non la smettevo di parlare contro il Racket dell'Arte, nel 1990 mi trovai intrappolato e il Racket con la scusa di sponsorizzare il concorso se lo è "succhiato", non permettendomi la manifestazione della finale e della premiazione. Non c'è bisogno della Croce Rossa Italiana per portare in porto la barca di un concorso letterario, c'è il budget offerto sempre dalle autorità per i giurati e per i premi da assegnare, importante che la giuria sia composta da persone integerrime, incorruttibili, perché c'è sempre un sindaco o un assessore alla cultura, se non il presidente della giunta provinciale a chiedere che vinca questo o quello perché suo “figlioccio”.
Questo combatto dal 1973 e continuo a combattere. Voglio, Esigo, come organizzatore, la «Trasparenza», soprattutto nel premio. E questo mio comporta-mento lo testimoniano i curriculum di Poeti come Adriana Scarpa (Dio l’abbia in Gloria), Antonio Iaccarino (ha vinto due volte il Premio per la Cultura del Consiglio dei Ministro), Marcella Boccia, Enrico Besso ed altri, potrei fare tanti nomi, alcuni di cittadini italiani in America, in Argentina e altrove: sempre la «Trasparenza», innanzitutto.
«Come si possono accettare proposte di un concorso letterario che pretende opere, per la sezione “Poesia Inedita a tema libero (massimo 30 versi), per la Narrativa Inedita a tema libero (massimo 5 cartelle standard di 30 righe per 60 battute)?”»
La Poesia quando va a far visita al Poeta non conosce il limite, come non lo conosce la narrativa: il racconto o la novella rimarrebbe tronca o deturpata per la bramosia di partecipare al concorso letterario, meno male che il Poeta (il vero Vate) sa che per partecipare ad un concorso non deve inviare un poema, e per il racconto partecipa sempre con racconti brevi, non si sogna di inviare un romanzo al posto del racconto solo per mettere in crisi una Giuria. Sono stato e sono presente in alcune giurie di premi seri non ricordo di essere stato costretto a leggere un poema di oltre cento versi, ma poesie brevi perché il "Vate" sa che la sinteticità è la forza della Poesia.
(2 continua)
LA POESIA DELLA SETTIANA
LE SORGENTI DEL CUORE
di Daniela Costantini
Il mondo poetico di Daniela Costantini, romana di Roma, è cosparso di simboli, i versi non snodano metafore, che pure arricchiscono la poesia, sillogismi o neologismi, ma creano simboli, che nel loro viaggiare con le parole ingigantiscono la lirica come i colori, il quadro.
Questi simboli germogliano come fiori a primavera, durante il viaggio da casa all’ufficio o trastullandosi col nipotino Nicola, magari lavorando all’uncinetto o sferragliando per confezionare maglie. I simboli sono vivi e si moltiplicano perché la Costantini venera la poesia come regina assoluta della sua vita. Il simbolismo non le nasce dalla lettura di Prévert o di Neruda oppure di Gibran; ella prende e fotografa con la mente tutte le cose che passano davanti agli occhi, e sono queste immagini che rivivono nelle parole o nei colori, come simboli.
La proiezione di questi simboli è insieme una tecnica psicodiagnostica e un metodo psicoterapico, per scrollarsi di dosso lo stress estenuante di un lavoro sempre uguale, ai giorni che si susseguono monotoni. In questo modo i versi e il colore si snodano in tre principali origini e fanno parte dello sviluppo delle:
1° Tecniche psicoterapeutiche
2° Diagnosi proiettive
3° Descrizioni fenomenologiche di processi psicologici.
Due principali limitazioni sono superate dalle immagini simboliche che già si espandono sul foglio, e non una tecnica dell'analisi della proiezione dei simboli, quali: dover dipendere dalla comparsa non controllata delle immagini simboliche; e affrontare la difficoltà della completa l’analisi di ciò che Erich Fromm ha chiamato «il linguaggio dimenticato» nei termini del pensiero cosciente. La proiezione simbolica permette, volontariamente, di affrontare esperienze psicologiche simili ai fantasmi che solo l’Arte sa creare nella mente di Poeta.
Con questo sistema è come rivivere l’insorgenza dell’idealismo, che tanto amarono gli intellettuali europei tentando di destarsi dal niccismo, bergsonismo, contingen-tando, l'attualismo e il neotomismo delle filosofie generose e ambigue, scatenate a ruota libera verso l'abisso, fino all'azionismo e al collaborazionismo...,
I versi sono in prosa ametrica, anche se per l’accento diventano apparenti gli endecasillabi che sono come poesia azzerata, ma rinnovata dai simboli che ci fa avvertire la virtù stoica, proprio perché lo stoicismo storico è un simbolo, coi nomi di Epitteto, Lucano nipote di Seneca, il patriarca Enrico Pea; quel che vale è il complesso di rinunciare il fatto nuovo! Che potrebbe sembrare pietà animatrice.
Ho accennato a una filosofia, in senso corrente, stoica o mentalità o disposizione patetica in senso generico - sincretistico, giacché la mitopoiesi dei grandi poeti, soprattutto rappresentativi del loro tempo, genera in personale sincronia situazioni storiche del pensiero filosofico,variamente selezionando,polarizzando ed elaborando i dati dell'enciclopedia culturale più o meno approssimativa e usuale di cui dispone la loro curiosità.
LE SORGENTI DEL CUORE
di Daniela Costantini
Le lacrime sono le sorgenti del cuore: sono perle d’amore o di dolore. Nascono dal nulla, ma il loro significato è grande.
E’ strano come la gioia e il dolore scelgano la stessa strada per esprimersi; sanno trascinare via i sentimenti, sanno purificarli, esaltarli, rinvigorirli o spegnerli.
Questi piccoli pompieri dell’anima sono la nostra salvezza.
Dopo i temporali, anche i più minacciosi e torrenziali spunta l’arcobaleno ed il cielo si colora di nuovo.
Alla nostra anima e al nostro cuore accade la stessa cosa: dopo aver pianto
ci sentiamo più sereni e la vita ritrova i suoi colori.
A volte ci si ritrova immersi nei colori di un paesaggio autunnale,
a volte i colori splendono come sotto il sole di primavera!
Forse tutti dovremmo provare a vedere attraverso le nostre lacrime,
provare a far affiorare gli immensi tesori del nostro cuore.
Se provassimo a far sgorgare la sorgente che è dentro di noi, scopriremmo che la sete di vita della nostra anima si può saziare
con un semplice gesto di tenero abbandono.
Solo allora potremo indossare la più bella collana di perle che esiste al mondo: quella formata da sentimenti autentici,
preziosi, sinceri, profondi, ma soprattutto nostri.
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