25/02/2006 FATTI E POESIA a cura di

Reno  Bromuro

FATTI
27 febbraio 1821: I soldati austriaci occupano Rieti.
28 febbraio 1829: una vendita di carbonari è scoperta a Roma. La polizia irrompe durante una cerimonia d'iniziazione e arresta tutti i componenti della vendita.
28 febbraio 1831: a Mantova, fallisce il tentativo di liberare dal carcere Ciro Menotti.
01 marzo 1884: l'ingegnere Vincenzo Stefano Breda, uomo d'affari veneto, con l'appoggio di Benedetto Brin, poco tempo prima della nomina di quest'ultimo a ministro della marina, fonda a Terni la Società altiforni fonderie e acciaierie. Grazie al determinante contributo della nuova azienda la produzione di acciaio, oscillante fino al 1885 attorno alle tre, quattromila tonnellate annue, passerà a cento-cinquantasettemila nel 1889.
02 marzo 1900: inizia la discussione parlamentare sulle modifiche al regolamento della Camera, proposte da Pelloux il 20 giugno 1899 per impedire l'ostruzionismo parlamentare.
03 marzo 1894: è votata la fiducia al governo, su proposta di Abele Damiani. Al termine della discussione sulla politica interna la maggioranza parlamentare approva l'energica repressione condotta da Crispi in Sicilia, con trecento-quarantadue voti favorevoli, quarantacinque contrari e ventidue astenuti; votano contro i socialisti e i radicali.
04 marzo 1896: Baldissera sbarca ad Adua e assume il comando delle forze armate italiane.
05 marzo 1886: la Camera approva il bilancio di stretta misura e conferma la sua fiducia al governo, sulla base di un ordine del giorno proposto da Antonio Mordini.
PARLIAMONE
IL PREMIO ARTISTICO LETTERARIO E ATTIVITA’ CULTURALE
Domando scusa se ricorro a cose dette trent’anni fa, durante il Primo Convegno Internazionale dell’Associazione Internazionale Artisti “Poesia della Vita”, ma nulla è cambiato, da allora, sotto il sole e in quei tre giorni, dal 19 al 21 marzo 1976, la discussione dibattito si svolse sul tema: “La Poesia della Vita contro la Mercificazione dell’inutile e il Racket dell’Arte”.
Ebbi l’onore di aprire il dibattito e sottolineare il significato del tema affrontato; ma ciò che voglio sottolineare oggi sono le parole ancora attuali di Francesco Grisi e di Giorgio Carpaneto. Grisi affermò: «La tematica che qui, con tanto coraggio, è stata tracciata può essere sostanzialmente delineata su due fatti apparentemente lontani, ma in realtà vicini. I due fatti sono questi: la Poesia, come Arte, fino a che punto è documento e quando, invece, diventa testimonianza? E' indubbio che il cavalier Marino è un documento del suo tempo, un grosso documento del suo tempo; come Guido da Verona lo è del suo tempo; e, che documento, aggiungerei! Quindi c'è questa prima funzione di essere documento del proprio tempo; ma possiamo accontentarci di questo quando si parla d'Arte? Certamente, no! Ed allora l'Arte deve diventare qualcosa che si serve del proprio tempo, negli eventi del tempo, nel linguaggio del tempo, nelle condizioni del tempo per essere altro e, su quell'altro, è tutto il problema dell'arte".
Di questo teniamo conto, noi dell’A.I.A. “Poesia della Vita” quando esaminiamo le opere partecipanti ai nostri concorsi letterari; in primo luogo vediamo se la poesia partecipante è “poesia come arte” o “poesia come sentimento” facendo una cernita sia della prima corrente sia della seconda. Ma ritorniamo a Francesco Grisi che passa a sottolineare la teoria dei rumori nell’Arte per rifugiarsi nella testimonianza dell’arte: " ... e quindi soltanto quando la poesia, o un quadro, o altro, per una condizione miracolosa propria, esprime una rumorosità e non si sa perché quell'opera d'arte la possiede ed è la condizione misteriosa per non essere documento; ecco che abbiamo la testimonianza, che non è più documento. Ecco perché Dante è un documento, ma è oltre il documento in quanto testimonianza per tutti noi".
Dopo alcuni interventi di artisti presenti, venuti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero (Canada), Grisi passa ad illustrare la condizione dei poeti oggi, “in certo senso, i poeti della Poesia della Vita sono dei reazionari in questo momento della nostra società, perché l'affermazione di questi princìpi porta fatalmente ad essere in una posizione di grande rivoluzione contro tutto l'accomodamento e tutto il comodo che esiste nella nostra società. Poi c'è l'altro aspetto e su questo m’intratterrò. La nostra società tecnologica, consumistica e così via di seguito, ha prodotto dei grandi salti culturali... ".
In questo modo, sposta il problema sul punto focale: la scuola. Dalla scuola allarga la visuale, con un realtà cruda e viva, alle varie organizzazioni culturali del nostro Paese per soffermarsi al problema librario editoriale e, cifre alla mano, denuda la condizione che noi. de «il baricentro»: abbiamo intenzione di combattere, anzi abbiamo cominciato a combattere: editorie, premi letterari organizzati, riviste - fantasmi. Sull’editoria e i premi letterari organizzati si sofferma a lungo Giorgio Carpaneto, esordendo con una nota amara e purtroppo vera, sul comportamento dei quotidiani nei confronti della cultura italiana, che, non essendo cronaca nera, non fa notizia. Ma, con un sospiro ancor più amaro, c’illustra come siano uccise e affossate le speranze belle di un giovane scrittore e come un premio possa vivere a lungo perché "bricconcello". Carpaneto non si limita a denunciare, ma descrive minuziosamente il meccanismo di questi premi "bricconcelli". «Otto persone istituiscono un premio letterario di cui sette fanno parte della giuria e l'ottavo vince il premio. L'anno successivo, il vincitore entra a far parte della giuria dalla quale è uscito il premiabile e così via, di anno in anno. Ed ecco che, così, sono tutti contenti e felici e il pubblico gabbato. Ma che dire, poi, dei premi “BRICCONI”, che si svolgono secondo un congegno meraviglioso, economicamente? Eccolo: un grande editore chiede a dei ricchi industriali, un prestito e pubblica un libro. Gli industriali, poi, insieme con una giuria "ad hoc", premiamo quel libro. Il pubblico crede al giudizio, richiede il libro, l'editore stampa migliaia di copie, vende e restituisce i soldi avuti in prestito con un congruo interesse. Lui, intanto, ha guadagnato, i giornalisti che hanno recensito sono contenti, per evidenti motivi; l'autore è soddisfatto e gli industriali... pure. Così va il mondo»
Improvvisamente la voce di Carpaneto s’incrina, ma Egli è un uomo forte, si è lasciato andare dall'emotività, per un solo attimo. Ora con voce ferma continua:
"All'inizio della carriera giornalistica, credevo di essere libero di scrivere tutto ciò che volessi, di poter formulare giudizi onesti e autonomi. Mi chiama il redattore-capo di un importante quotidiano della sera, in cui collaboravo e mi impone di non formulare giudizi su libri o su quadri. Nei miei articoli di terza pagina, il compito di giudicare non doveva essere il mio, c'era un critico ufficiale che avrebbe stilato il pezzo. Dopo tre anni di giornalismo agonistico, lasciai l'importante quotidiano e mi gettai a capofitto, con amore, illuso nella creazione di una rivista che si proponeva sincerità e combattività. Io e alcuni soci, costituimmo una società per azioni, ne uscimmo con forte passività. Altri continuarono la rivista col principio: prendo lo scrittore più affermato e vado bene. Valorizzare i giovani bravi e senza appoggi politici, questo volevo fare, questo mi impedirono di fare".
Il sottoscritto per tener fede al suo impegno si è fatto tre infarti, del quale uno lo ha portato per poco al di là, ma evidente deve portare a termine ciò che ha iniziato nel 1973, che Nostro Signore vuole rimanga ancora sulla terra.
La piaga aperta dal sottoscritto qualche anno prima, per estirpare il cancro, riprendeva a sanguinare perché Marcello Eydalin ci mette il dito con forza e Giorgio Carpaneto ci lavora di bisturi.
Francesco Grisi suggerisce (era il segretario del Sindacato Nazionale Libero Scrittori). ”Per arrestare l'emorragia, non rimane che un mezzo, Unirsi e fare da sé ciò che oggi si fa in quattro tempi. Si eviterebbero tante cose, soprattutto si toglierebbero molti poteri dalle mani di persone o incompetenti, o opportunistiche. Tenete presente, però che la realizzazione è ardua e aspra di difficoltà".
(Continua 1)
LA POESIA DELLA SETTIMANA
IO, AI TUOI OCCHI NESSUN VALORE
di ANGELA NICOSIA
Angela Nicosia, è nata Vittoria, in provincia di Ragusa, ma risiede in un piccolo paese della provincia di Trapani. La sua vita è stata molta travagliata e continua ad esserlo, però ha imparato ad essere forte e che si può affrontare tutto se indossi una corazza che ti protegge dalle sofferenze.
Ultimamente ha scoperto di avere una nuova passione, quella per la poesia, che le è di diletto scrivere. Si sta appassionando anche della psicologia, un'altra materia che l'intriga molto e della quale vuole fare un più dettagliato approfondimento.
La parte infantile di lei sogna di riprendere gli studi di piano, afferma che «la parte più matura si è resa conto che i sogni sono solo desideri che raramente si realizzano, rimangono nel mondo incantato per darci modo di poter evadere da una vita che se no sarebbe invivibile».
Intenta, sicuramente e considerare che democrazia significa autogoverno di popolo, civilmente evoluto, che sa darsi savie e legittime leggi, che è capace di difendersi da coloro che vorrebbero sottoporlo al loro potere, rosi da quell'ambizione che Tacito elogiava come «libido imperatoria», che sa guardarsi da quei moti interni, capeggiati da demagoghi faziosi, i quali vogliono porsi a capo dello stato, spingendo le folle a sovvertire l'ordine pubblico.
Una collettività che esercita e difende tutti i suoi diritti civili, che sì da quella forma di governo ritenuta più conveniente, dev'essere colta e matura, deve aver una fisionomia ben definita, una struttura propria; non può essere una massa disorganizzata dove domini l'istinto, dove sovversivi prezzolati e astuti mestatori mettano in giuoco gl'incomposti moti delle folle e la mutevole opinione pubblica.
L'uguaglianza non dev'essere soltanto formale, ma effettivamente giuridica e morale; ha la sua base nel rispetto che il cittadino deve al suo simile e direttamente, o di rimesso, si fonda sul grande precetto evangelico: «Amerai il prossimo tuo come te stesso».
«Importa che l'uomo, disciolto dagli esterni vincoli — ammoniva Gino Capponi — non cada nella peggiore di tutte le servitù, la servitù dì se stesso, miseria di quelli che il volgo chiama beati; importa che a tale infermità dello stato nostro l'educazione provvegga; importa all’ Italia soprattutto un'educazione virile».
Angela Nicosia, in regime di democrazia, pensa che ogni cittadino si senta una libera cellula vitale d'un grande organismo e l'educazione morale e sociale del futuro cittadino assuma importanza grandissima. L’essere umano si sente già membro della società; i suoi atti si determinano in modo da non recar danno agli altri; il proprio comportamento diviene l'espressione tangibile dell' umana convivenza, della collettività, di cui l'utile pubblico risulta dal complesso di tutti quelli individuali ed è di natura superiore.
L'espressione poetica, indocile al pensiero, ha distrutto la poesia forse più originale di Goethe, di Byron, o del Leopardi. In un secolo, in cui tanto si apprezzava il suono d'ella parola, e si vestiva con gran pompa un simulacro d'idea.
Angela Nicosia a questo ha pensato prima e dopo aver vergato sulla carta questi versi incisivi che a mano a mano che la storia avanza, si fa sempre più sicuro, certo e virile.
IO, AI TUOI OCCHI NESSUN VALORE
di Angela Nicosia
Annegare in una immensa solitudine,
aspettando che qualcuno si accorga ,
della tua sofferenza,
del tuo silenzio,
ma si è troppo impegnati dal contratto firmato con il tempo e se stessi,
per accorgersi che colui/ei che ti sta accanto ha bisogno di te,
del tuo appoggio,del tuo entusiasmo,
del tuo abbraccio,del tuo amore.
Lasci che il tempo fugga e,
con se trascini tutto ciò che trova,
non importa chi,come,quando,
ti serve tempo per te stesso,
non puoi sprecarlo per gli altri.
Ognuno di noi vale qualcosa,
eppure per te "gli altri" non valgono niente,
non valgono il tuo sorriso,
non valgono il tuo amore.
Vale la loro solitudine che con se li trascina,
in una corsa affannata,
contro qualcuno qualcosa che li possa salvare,
spesso non si trova nessun appiglio,
si rischia di affogare nella solitudine,
o morire per essa o di essa.
Io non valgo ciò che tu vorresti che io valessi!