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FATTI
20 febbraio 1854: è ufficialmente inaugurata dal re Vittorio Emanuele II, la linea ferroviaria Torino-Genova.
21 febbraio 1883: il filosofo Bertrando Spaventa, uno dei principali esponenti dell'idealismo italiano, muore a Napoli. Era nato a Bomba in provincia di Chieti nel 1817.
22 febbraio 1825: Francesco I concede l'amnistia a tutti gli imputati di atti di guerra civile del 1820 in Sicilia, a eccezione di coloro che hanno esercitato ruoli di comando o sono accusati esplicitamente di omicidio.
23 febbraio 1821: un proclama di Ferdinando I, invita i napoletani a non seguire il fanatismo rivoluzionario e ad accogliere l'armata austriaca come una forza che agisce soltanto pel vero interesse del nostro regno.
24 febbraio 1922: la compagnia di Ruggero Ruggeri mette in scena, al teatro Manzoni di Milano, Enrico IV di Luigi Pirandello.
25 febbraio 1826: il primo battello a vapore compie il viaggio inaugurale sul Lago Maggiore. Seguirà l'istituzione di linee di battelli a vapore sul Lago di Como, sul Po e nei porti dell'Alto Adriatico.
25 febbraio 1863: è inaugurata la linea ferroviaria diretta fra Roma e Napoli. Il treno, partito da Roma alle sei del mattino, giunge a Napoli alle diciannove e cinquanta, con un’ora e ventisei minuti di ritardo sull'orario previsto.
26 febbraio 1821: a Torino muore Joseph de Maistre, ministro reggente la gran cancelleria, uno dei massimi e più intransigenti teorici della restaurazione.
26 febbraio 1831: Maria Luisa a Piacenza, dove ha fissato la nuova capitale del ducato, dichiara nullo tutto l'operato del governo rivoluzionario di Parma e invita i militari dei suoi ducati a non obbedire agli ordini dei rivoluzionari e a concentrarsi a Piacenza. Intanto a Bologna quarantuno deputati delle città e dei comuni insorti della Romagna e delle Marche proclamano la loro indipendenza dal governo temporale della Chiesa e la costituzione di un solo governo delle Province Unite.
PARLIAMONE
IL PREMIO ARTISTICO LETTERARIO
Il 24 marzo di sei anni fa inviai il messaggio che segue,quanti di voi lo ricordano?
mecenate - industriale - comune
L'INDUSTRIA DEL PREMIO LETTERARIO
ora sono gli artisti che sovvenzionano i premi
«Quarant’anni fa sulle pagine di «Sogno», Carletto Mazzoni scrisse : «Il poeta è un pidocchioso». Forse intendeva che quest'uomo, quando è veramente poeta, colui che anticipa i tempi, che stravolge usi e costumi, molto spesso anche i governi, sente la necessità, appena scritta una poesia di leggerla a qualcuno. Diventa quasi paranoico. A volte difficilmente si trova un amico disposto ad ascoltare (non parliamo dei parenti), allora affida i suoi scritti alle giurie dei premi letterari, pagando fior di quattrini pur di sapere che qualcuno ha letto il suo lavoro. In questo modo, il poeta, e l'artista in genere, è diventato mecenate di quelli che bandiscono concorsi letterari, siano essi un Comune, un Industriale, un Editore. Bisogna riconoscere però che non tutti sono esosi, ma “furbetti” sì.
Mi è capitato di assistere alla premiazione di un Concorso letterario in una cittadina umbra. Si tratta di un premio copiato di sana pianta, non solo nella stesura, ma anche nella realizzazione (prendendo il titolo) da un altro concorso che vive da 24 anni e del quale sono state fatte sedici edizioni. Mi sono scandalizzato, se si può usare questo termine, visto che I'Italia e gli italiani ne hanno fatto un luogo comune, quando l'Assessore alla Cultura del Comune che ha bandito il concorso, ha dichiarato davanti a seicento persone circa, che stipavano il bel teatro ospitante, che il Premio realizzato dalla loro amministrazione è stato ideato da uno pseudo «Organizzatore», che lo scorso anno lo aveva realizzato in un paesino della Puglia. Non ha aggiunto, però che non lo ha ripetuto in quello stesso paese perché il vero ideatore del premio aveva diffidato il sindaco dal ripeterlo. Da “furbastro” si è rifugiato in Umbria, tacendo l’accaduto. L'amministrazione comunale ha fiutato "l'affare" e gli ha permesso di realizzarlo.
Per partecipare il poeta ha pagato 20.000 lire per ogni poesia, più la spesa per 5 fotocopie. 30.000 lire. per partecipare con una silloge di 15 poesie, più 75 fotocopie. Per concorrere con il libro di poesie edito £.50.000 di tassa di partecipazione, più cinque copie dello stesso libro (col prezzo di copertina non inferiore a 15.000 lire). Il pseudo organizzatore ha dichiarato, pubblicamente, di aver ricevuto oltre duemila opere. Facendo una media, tra 50.000, 30.000 e 20.000, abbiamo un introito da parte dell’organizzazione che ha bandito il concorso, di circa 100.000.000 (cento milioni di lire). Sono stati assegnati premi per un totale di £. 2.500.000, più le spese di un centinaio di coppe (altra falla che non permette di valorizzare ne il poeta, ne l'opera, anzi affossa la poesia), lire 1.000.000. più i diploma altre 500.000 lire, più altre piccole spese per l’organizzazione, sono state spese in totale circa diecimilioni. Le casse del comune hanno incamerato circa novanta milioni di lire. Ecco come il poeta è diventato il mecenate dei Premi Letterari.
Alle suddette spese il poeta ha aggiunto anche quelle del viaggio dal luogo di residenza al paese dove si è svolta la cerimonia di premiazione. Con questi risultati chi n’esce con le ossa rotte è proprio la poesia, perché il suo autore è pago e felice.
Sono rimasto tre ore ad assistere alla premiazione, gli autori erano felici e tutti hanno fatto a gara per far conoscere ai presenti, almeno una loro composizione recente, o addirittura scritta per l'occasione. Sono state tre ore d’agonia, dolevano le orecchie all'ascolto di sì tanta zavorra, e lo stomaco si ribellava.
Ho chiamato ingiustamente Poeti i partecipanti al premio letterario, avrei dovuto chiamarli: "Esaltati". Per tale motivo non si leggono più poesie. Ed è sempre Lei, la Signora delle Arti, che ne esce malconcia, mentre chi organizza questi premi dove ci sono duemila premiati risanano il bilancio.
Qualche editore che non si è sentito da meno dei sindaci e degli industriali ha usato lo «specchietto per allodole»: la pubblicazione della silloge di poesie vincitrice. Ha chiamato undici persone (che all’apparenza sembrano di tutto rispetto), ha bandito il concorso. Due giorni prima della premiazione avverte uno dei concorrenti, ritenuto non più concorrente (non si capisce, ma si sa bene perché) lo si invita alla premiazione. Il concorrente non più concorrente si rivolge ad un componente la commissione giudicatrice, suo intimo amico, il quale meravigliato gli dice: «ma veramente hai partecipato al concorso? Io mica le viste le tue poesie!» Il gioco è stato fatto, come il concorrente non più concorrente, ma invitato per riempire la sala e consumare una cena in compagnia pagandola profumatamente, aveva anticipato all’editore quando questi aveva insistito perché partecipasse al concorso. L’editore, intanto, valorizzerà il suo pupillo, e avrà racimolato i duemila abbonamenti ad una rivista che non ha nulla di moderno, reazionaria e conservatrice: inutile dunque.
Intanto il poeta ancora una volta ha sostenuto la parte del mecenate di un concorso letterario. Ci dovete credere ne esistono a migliaia, tra premi bricconcelli e premi bricconi, ma quest’ultimo è il più briccone di tutti.
A questo punto non c’è neanche più da meravigliarsi che, undici persone vendono il proprio nome pur di avere qualche secondo di notorietà».
Due anni or sono, fui chiamato dall’organizzatore di un premio che oggi è affermato, furono tutti contenti perché fummo d’accordo di quanto fosse virile la poesia di quel concorrente scelto: alata e fortemente sociale. L’anno successivo, mi trovai davanti una silloge più alata di quella dell’anno prima, il suo titolo m’incuriosì: «Impronte digitali sulla mia anima», una poesia avvenieristica, bella moderna anche nell’ironia sottile della presa in giro degli «scrivitori di versi», in cui i fatti storici diventavano occasione per far risaltare questa ironia che mi ricordava tanto Parini. Era da parecchio che non leggevo un’opera così perfetta in ogni sua sfumatura, perfetta stilisticamente e chiara come acqua cristallina di montagna; assegnai dieci punti a quest’opera; ma l’organizzatore mi rimproverò asserendo che nemmeno a Leopardi si può assegnare dieci impunemente, come mi ero permesso di assegnare un voto assoluto a quell’opera che conteneva un sacco di errori storici, mi prodigai per farle capire che non erano errori ma sottile ironia. Allora cadde la maschera: «Ma lo sai che il premio consiste nella pubblicazione dell’opera? Quanto mi viene a costare la pubblicazione di un malloppo così voluminoso?»; fu premiata un’opera che non aveva niente di poetico ma in compenso conteneva solo una quarantina di pagine. Lasciai la giuria e non ho voluto più saperne di quella organizzazione.
Lo scorso anno, un caro amico che stimo e voglio bene anche se non lo conosco personalmente, mi raccomandò ad un’organizzazione che bandiva un concorso per la prima volta; non me la sentivo eppure cedetti alle insistenze telefoniche fiume ed andò bene fino a quando, l’organizzatore in una e-mail lascia cadere la maschera affermando: «Non ti preoccupare che appena mi giungono i voti di tutti i componenti la giuria, li manipolo io e vi farò sapere il nome del vincitore», andai su tutte le furie ed abbandonai la giuria.
Oggi leggo un messaggio dell’Avvocato Michele Marra, che giustifica la tassa di lettura per organizzare un premio artistico letterario, lamentando:
«Il nostro concorso parte da un progetto didattico, far accedere gli alunni di una scuola media di provincia, alla poesia e comprendere le regole della grammatica, logica, sintassi, dalle liriche e non dai testi.
Perché cinque euro per partecipare? Semplice perché non troviamo uno sponsor che versi duemila\duemilacinquecento euro per poter organizzare il concorso completamente gratis.
Il costo per l'invio del bando, con spedizione a circa quattrocento poeti, per intenderci; l'invio e-mail per oltre diecimila scrittori, siti e vari, l'acquisto dei premi, la preparazione delle targhe con il simbolo delle varie contrade del paese, la stampa degli inviti per la serata finale,l'organizzazione della serata finale;purtroppo costano
L'idea è quella di togliere la tassa di partecipazione, ma fino a quando il premio non avrà uno sponsor sarà complicato. Tieni presente, che, naturalmente il debito che si accumula ricade sul sottoscritto, nel senso che laddove non si coprono i costi provvedo direttamente io. Non dimenticare, infine, che per i primi dieci poeti di POETILANDIA che inviano UNA LIRICA ciascuno, la partecipazione è del tutto gratuita, attesa la pubblicità che il sito dà del concorso ed il patrocinio del tutto gratuito che Poetilandia ha voluto concedere all'iniziativa».
Quanta dignitoso rispetto verso i concorrenti noto in queste semplici parole che sembrano scritte col sangue tanta è l’amarezza celata dignitosamente.
Ne so qualcosa io che sentendomi rinvigorito in salute ho ripreso la battaglia dei premi e la lotta contro quel “Racket dell’Arte” che vuole ad ogni costo seppellire la Poesia e l’arte in genere, senza pensare che se la Poesia muore con essa muore anche l’uomo! Un concorso semplice svolto sul web dove giudici e giuria sono gli stessi concorrenti, coadiuvati all’esterno da cinque critici, scrittori e poeti riconosciuti. Ho avuto la partecipazione di ventinove Poeti, la tassa di partecipazione è stata con offerta piacere, ma non inferiore a dieci euro.
I concorrenti sono stati magnanimi, qualcuno non ha pagato nemmeno i dieci euro, però c’è stato qualche altro che ne ha inviati cinquanta, eppure tra premi, diploma e antologia, che forse si venderanno soltanto una cinquantina di copie, l’Associazione però ha ricevuto il premio più bello, gli stessi poeti concorrenti hanno votato la vera poesia e questo ci consola e ci inorgoglisce, perché certi che la vera poesia abita ancora questa Terra.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
ASCOLTAMI
di Daniela Costantini
Daniela Costantini, vive e lavora a Roma. Divide il suo tempo tra ufficio, casa, famiglia e le sue passioni: la pittura il disegno, la lettura, l'informatica, la musica specialmente quella dell’australiano Tony O'Connor.
Trascorre le ore libere leggendo Prévert, Neruda, Gibran, De Mello e altri.
Ha iniziato a scrivere poesie per dare un'espressione ai sentimenti che spingono ad essere compresi e accettati.
Il titolo «Ascoltami», dà la sensazione che l’autrice colloqui con qualcuno che la sente in silenzio senza ribattere alle sue parole, spinta dalla speranza che bisogna «pensare più a far bene che a star bene; perché si finirebbe anche a star meglio».
Lo star bene e nello stesso tempo fare del bene, questo il concetto esaltato e cantato da Daniela Costantini, fare bene, come enuncia Manzoni, la nostra lo vive nelle innumerevoli gioie e dolori che una famiglia dona e prende, perciò la lirica che ha vinto il Secondo Premio al «Premio Arden Borghi Santucci – Una poesia d’Amore 2006 - » è la manifestazione della soddisfazione di stare e fare bene; perché parla con l’amato senza essere interrotta, ed Ella appare soddisfatta perché finalmente può dire il suo pensiero senza essere contraddetta.
E la lirica dice a voce spiegata questa realizzazione: canta il suo amore. Ed è proprio questa la tesi spirituale che la Costantini, afferma.
Questo concetto è stato enunciato fin dalla prima lirica e a cui la Costantini in futuro è stata sempre fedele: lo abbiamo visto e assaporato nelle altre liriche. Il senso acuto e vigile della realtà, fa della sua poesia una lirica di alto lignaggio perché tiene alta la bandiera della verità nell’arte. Nel suo mondo poetico c’è una larghissima eco che ti fa sentire infiammato di tutto l'ardore sentimentale e altruistico, non è solo impressione ma canto sincero e pieno di desiderosa speranza. Ecco perché il suo linguaggio è semplice: è rivolto al Dio di giustizia; perciò è stato capito e accettato dai colleghi elettori e giudici.
ASCOLTAMI…
di Daniela Costantini
Ti piango con tenerezza,
ti penso con nostalgia,
ti ricordo con tutti i nostri ricordi,
ti mando un sorriso
quando ripenso al tuo.
Volo da te come piuma
colorata d’arcobaleno
e tu accogli tutto il mio amore,
asciughi le mie lacrime,
ascolti i miei sussurri.
Uno scambio d’amore
oltre la vita
protetto dall’amore di Dio,
dagli Angeli che sorridono
alle nostre anime innamorate.
Il nostro indissolubile nodo d’amore
cinge profondamente il cuore.
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