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FATTI
06 febbraio 1822: l'imperatore Francesco I commuta la pena di morte sentenziata contro Pietro Maroncelli e Silvio Pellico rispettivamente in venti e quindici anni di carcere duro. I due patrioti sono condotti nelle carceri di Murano (VE) e di lì tradotti alla fortezza dello Spielberg, in Moravia, dove saranno rinchiusi il 10 aprile. La loro pena sarà successivamente dimezzata per grazia dell' imperatore.
06 febbraio 1831: Cesena, Rimini e Ravenna, senza combattere, disarmano la truppa pontificia e innalzano il tricolore. Ferrara chiede soccorso ai bolognesi essendovi in città il presidio austriaco che rende più difficile la rivolta. A Roma Gregorio XVI, la sera stessa della consacrazione a vescovo di Roma e dell'incoronazione papale, riceve le notizie della rivoluzione a Bologna.
I rivoluzionari del Modenese marciano sulla città alla notizia della fuga del duca. Assalito il municipio, i manifestanti obbligano il consiglio di reggenza a ritirarsi e costituiscono un governo provvisorio e una guardia nazionale. Liberano dalle carceri gli arrestati della notte del 3 in casa Menotti e altri detenuti politici rinchiusi dal 1822.
07 febbraio 1815: Vittorio Emanuele I è a Genova in visita solenne.
08 febbraio 1830: l'Indicatore livornese cessa le pubblicazioni, per ordine del governo toscano, per aver pubblicato un articolo di Giuseppe Mazzini giudicato pericoloso.
09 febbraio 1831: a Ferrara un governo provvisorio è istituito. A Pesaro il delegato pontificio affida il governo della città e della provincia ad un comitato di notabili. L'enciclica ai "dilettissimi sudditi" di papa Gregorio XVI esorta paternamente all'obbedienza e promette "pietà e perdono" ai rivoluzionari pentiti e "provvidenza, beneficenza e prosperità" alle province ribelli che ritornino alla legalità.
10 febbraio 1829: muore a Roma papa Leone XII. Il cardinale Annibale della Genga era salito al soglio pontificio il 28 settembre 1823. Come di tradizione, il municipio di Roma libera dalle carceri i detenuti per colpe minori. Nella fase di sede vacante assume il governo della Chiesa il cardinale cesenate Pier Francesco Galeffi.
11 febbraio 1843: l'opera di Giuseppe Verdi, I lombardi alla prima crociata, con libretto di Temistocle Solera, è rappresentata per la prima volta, con grande successo, alla Scala di Milano. Il celebre "coro dei lombardi" diventerà uno dei canti patriottici più popolari in Italia.
12 febbraio 1831: a Roma il governo pontificio, per timore di disordini, sospende i festeggiamenti del carnevale; alcuni scontri fra gendarmi e carbonari si svolgono in diverse parti della città. Nei tumulti di Parma il popolo cerca di disarmare i soldati, ma la duchessa Maria Luisa si rifiuta di lasciare la città. Fugge invece di nascosto il segretario di Stato, il barone Joseph von Werklein.
PARLIAMONE
STRATEGIA E TENSIONE ELETTORALE
Già da prima che si sciogliessero le camere dal “parallelepipedo” ogni immagine che appariva metteva addosso una tensione senza pari, per la strategia dei candidati.
L’espressione “strategia e tensione” comunemente designa la catena di attentati terroristici che si sono verificati in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta; gli esecutori dei più gravi sono rimasti sconosciuti, mentre altri attentati sono stati riconosciuti opera di forze appartenenti ad ambienti estremisti politici e alla criminalità organizzata. Sembra che ciò sarebbe dovuto rientrare in un progetto che mirasse a destabilizzare la situazione politica e sociale italiana, in presenza di una crescita delle forze del Movimento Operaio e Studentesco, per provocare una reazione conservatrice, se non autoritaria.
Quindi metodo di lotta politica caratterizzato dal sistematico ricorso di voler violentare lo spettatore con la sistematica strategia violenta, per fortuna solo verbale (per il momento) che si è venuta a creare tra le due fazioni politiche italiane; soprattutto dal perseverare televisivo di chi da tre canali, dopo le ultime elezioni, è passato a sei e chi, invece, ci fa mangiare la mortadella e, sembra, che gli interessi solo questo: “Vendere più mortadella possibile” facendoci capire, senza aprir bocca, che ama coloro che la mangiano; gli altri, che per ragioni religiose non possono, a lui non interessano.
Ecco nata la “Strategia elettorale” che ci tiene in tensione perché nel nostro Paese ci sono moltissime persone che non mangiano carne suina.
La strategia sembra giustifichi, generalmente, tale tensione con la necessità di rovesciare un potere costituito cui attribuisce un carattere repressivo.
State buoni, se potete, diceva San Filippo Neri ai bambini; e noi, con la medesima pazienza spegniamo il “parallelepipedo” fino al 7 aprile, se non vogliamo vedere sempre la stessa faccia. Fatevi coraggio ottantasette giorni passano presto. Fatemi sapere.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
IL GIOCO DELL'ESISTENZA
di Marco Besso
Fino all’esaurimento del secolo e del millennio, trascorso da un lustro, si è ritenuto fossero i versi di Alfonso Gatto, i più belli dedicati al papà. La fine del secolo ventesimo ha coinciso con un’attenzione crescente e una moltiplicazione di studi sulla musicalità e il sentimento di quei versi sono la pietra miliare del Novecento poetico italiano.
Unica versione poetica che potrebbe tener testa ai versi di Alfonso Gatto ci sarebbero quelli di Clemente Rebora.
La prima lirica presenta, una sezione iconografica; la seconda registra l’affetto che riguarda il contatto sentimentale del figlio verso il padre.
Più ampio respiro iconografico e sentimentale, inciso con versi di fuoco come la “tavola dei Comandamenti” lo offre Marco Besso, che in pochi versi, fa un viatico con una serie di itinerari di lettura e di approfondimento, dandoci tracce utili per ricostruire e comprendere la sua opera, che permetta al lettore non soltanto che si ponga attenzione alla lunga battaglia che ha visto la nascita della lirica, che non è collocabile né con l’avanguardia né con la tradizione. Una lirica che configura il tentativo di limitare il sentimento a favore della ricerca verbale e di restringere e comprimere l’area molto estesa della poesia che infesta il nostro tempo, in cui il poeta è più “scrivitore di versi” che poeta,estendendo l’area dello “scopiazzamento”.
Marco Besso a partire dalla prima lirica ci ha fatto capire il suo mondo poetico con un discorso limpido e musicale. Egli sviluppa la sua poesia passando attraverso una serie complessa di esperienze interiori: dai dubbi frequenti, dovuti e ingigantiti dalla sua giovane età, al lirismo umanitario appassionato e acceso, fino all’infuocarsi della parola nella meditazione e nella contemplazione lucidamente razionale del mutare oscuro della vita e delle forme che premono gli uomini.
Il linguaggio del ventenne Poeta pare nascere dall'urgenza di fondere contenuti sociali e sentimentali, con una propria attenzione al periodo che vive, con lo sguardo e la memoria irta e drammatica sintesi espressiva, passando attraverso Campana, Rimbaud e Apollinaire, come una musica non più sensitiva, ma interiore. La lirica ha vinto la seconda edizione del Premio Arden Borghi Santucci “Una poesia d’amore”
IL GIOCO DELL'ESISTENZA
[a mio padre]
di Marco Besso
Sfiancala questa vita,
abbarbicata all'anima con le unghie
come la notte al giorno
e stridente sul rasoio del cuore.
Struggila questa vita,
mentre, apparentemente, giace inerte
come il morto sul mare,
come piuma in mano al vento di maggio.
Amala questa vita,
oltre ogni respiro, oltre ogni battito.
E' sempre troppo tardi,
ma adesso gioca ancora un Poco a "vivere".
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