03/12/2005 FATTI E POESIA a cura di

Reno  Bromuro

FATTI
05 dicembre 2003: il Senato forte di una maggioranza trasversale approva, tra mille polemiche e scontri, la nuova legge che dovrebbe regolare la fecondazione assistita.
06 dicembre 2001: la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza del processo per l'omicidio di Marta Russo. Ricordo che, per l'assassinio della giovane studentessa, erano stati condannati in appello due ricercatori della facoltà di Giuriprudenza, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro.
07 dicembre 2004: dopo tre anni di lavori riapre il Teatro La Scala. Sotto la direzione del maestro Riccardo Muti, è proposta al pubblico la stessa opera che inaugurò il teatro nel 1778, "L'Europa riconosciuta" di Salieri, con l'allestimento di Luca Ronconi e Pier Luigi Pizzi. La nuova Scala si presenta con gli ambienti originali del Piermarini riportati allo splendore originale,ma con la struttura architettonica, di Mario Botta, e tecnologica completamente nuova.
08 dicembre 2000: muore Bernardo Brusca. Protagonista di tanti processi di mafia tra cui quello per la strage di Capaci, dove perse la vita Giovanni Falcone.
09 dicembre 2004: al processo SME, al termine di una camera di consiglio durata trentuno ore, i giudici di Milano hanno deciso che è da dichiararsi prescritto il versamento di quattrocentotrentaquattro mila dollari del marzo 1991 da un conto Fininvest a uno di Cesare Previti a uno dell'ex capo dei GIP di Roma Renato Squillante. Per gli altri capi d’imputazione il giudice nella sentenza ha ravvisato l'innocenza di Silvio Berlusconi per quanto riguarda nello specifico la presunta corruzione sulla vicenda SME. Il giorno dopo il tribunale di Palermo, dopo tredici giorni di camera di consiglio, condanna il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri a nove anni, perché riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa.
10 dicembre 1999: il ministro dell'Ambiente Edo Ronchi annuncia che ci saranno domeniche senza auto nelle ultime due settimane di gennaio 2000.
11 dicembre 1999: dopo quasi vent’anni di lavori, la Cappella Sistina è stata completamente restaurata. Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato che questo luogo e le sue eccezionali opere d’arte continuano a comunicare vibrazioni del mistero, toccando ciò che c’è di universale nell’uomo. Il commento del restauro per la televisione giapponese è di Giuseppe Selvaggi (1923.2004) critico d’arte, giornalista e Poeta immortale.
PARLIAMONE
MEZZONE, PICOLO DUCE E IL PREMIO ARTISTICO LETTERARIO
Lasciammo Mezzone a colloquio con il suo avvocato per chiarire il plagio e il comportamento di Piccolo duce di fronte ad una Giuria inconsapevole del suo comportamento nei confronti di un premio artistico letterario da lui bandito.
Sono passate due settimane in cui abbiamo sentito la necessità di ricordare due Poeti scomparsi improvvisamente: Adriana Scarpa di Treviso e Enzo Zito di Milano. Ora mentre scrivo mi sembra di sentire la voce di Adriana che mi sprona a parlare ancora del Premio Artistico Letterario, dove maggiormente si annida la setterialità, non palese e perciò più pericolosa perché vede implicati “nomi altisonanti” che incutono rispetto e ammirazione al sono nominarli, che, improvvisamente, diventano pedine inconsapevoli sulla scacchiera di un Piccolo duce.
Ella che ha vinto infiniti premi li esaltava perché presente, specialmente al conteggio dei voti della Prima Talentiate Camugnano (Bologna), bandita e organizzata dall’A.I.A. “Poesia della Vita”, quando ha vinto il primo premio per la silloge di poesie inedite che consisteva nella pubblicazione dell’opera «I bambini guardano la luna», che, commossa esclama: “Finalmente un concorso che rispetta il giudizio del pubblico e nello stesso tempo quello di una giuria tecnica composta di persone qualificate, che non sono per niente settoriali o peggio setteriali”. Mezzone per due settimane è rimasto in attesa di parlare con il suo consigliere avvocato.
Lo scrosciare di pioggia improvvisa lo fa correre al riparo sotto l’ampio arco dell’entrata di Villa Panphili, che si trova all’incrocio tra via della Nocetta e l’Olimpica.
Riaccende il cellulare che aveva spento per non distrarre il pensiero: è l’avvocato che gli comunica alcune note sui vari premi di teatro esistenti in Italia.
Inizia con un Premio Teatrale, fondato a Milano nel 1974, con l'intento di valorizzare la drammaturgia italiana contemporanea. Dopo trentuno anni dalla fondazione, l’intento di una nuova drammaturgia è rimasta sulla carta, tuttavia Franco Portone, afferma: «Sono convinto che i giurati hanno l'obbligo di scegliere l'opera migliore tra quelle pervenute e avere il coraggio di assumersi le responsabilità che ne derivano. Quando questo non avviene si ha un chiaro segno di debolezza da parte della giuria, le cui cause sono da ricercarsi nelle posizioni aprioristiche dei singoli membri, per alcuni dei quali vi è la convinzione che il premio comunque debba esprimere un nuovo Pirandello. Con la istituzione nel 1993 delle giurie esterne non si è più verificata la divisione ex-aequo del premio, un risultato, che reputo di notevole importanza per la serietà del concorso e soprattutto per il rispetto dei sacrosanti diritti degli autori, anche se qualche volta alcuni di essi - pochi per la verità - non hanno mostrato di possedere fair play accusando inopportunamente la giuria di scelte guidate per danneggiarli o di altri che puntavano sull'amicizia per laurearsi. Sono debolezze umane che vanno capite, ma credo che sia un bene per gli autori che sono privi di spirito sportivo di rinunciare a partecipare ai concorsi, almeno potranno contare su un sicuro beneficio della salute. Subito dopo lo spoglio delle schede, a classifica ultimata, è stato proclamato vincitore seduta stante il testo che ha raggiunto il maggior numero di punti. Per solennizzare l'anniversario della fondazione del concorso, è stato presentato il volume "Per una drammaturgia di ricambio", contenente la cronistoria dei venticinque anni di attività del Fondi La Pastora», pur sapendo, che ha volutamente ignorato, le teorie di Richard Schechner, per “un Teatro creativo”; di Artaud, di Grotowskji, di Bene e tutti gli altri innovatori, compreso l’ultimo Eduardo De Filippo per rimanere ancora alla nascita del Teatro dove la parola è il fondamento principale della messinscena.
Mezzone
Carissimo avvocato, grazie per i consigli, ma io, ho il muscolo cardiaco che fa le bizze anche se ha un paecemaker che lo aiuta a pulsare, amo, come afferma Portone: «contare su un sicuro beneficio della salute». Parteciperò al premio fino a quando l’organizzatore e la giuria si renderanno conto che il teatro è veramente cambiato, chi son rimasti fermi sono loro.
Avvocato
Che vuoi insegnare a me i movimenti teatrali esistenti? Piuttosto, esiste veramente un teatro? Una drammaturgia che non sia caotica e incomprensibile? Amico mio, «il Teatro italiano vive i periodi più complicati della sua storia e a causa dei tagli alla spesa pubblica che inevitabilmente colpiscono la cultura teatrale e, per l’indifferenza degli organizzatori dei premi per il Teatro e dei loro membri della giuria, ancorati al teatro di Goldoni e di Pirandello. La crisi del settore, come accade spesso, ricade sulle piccole realtà teatrali». Questo ha affermato Cesare Piccitto il 2 agosto scorso.
Mezzone
… ma la mia compagnia “I Corinti” che dal 1972 ha accumulato un prestigioso quanto vasto “curriculum vitae” organizzando un autorevole Premio Artistico Letterario “Talentiate – Olimpiade di Talenti –“ per la Poesia, Narrativa, Teatro, (atto unico) rappresentandolo, in vari paesi d’Italia meriterebbe, a mio avviso, che fosse ricordato per l’innovazione radicale tra copione e messinscena, senza chiedere mai prebende a chicchessia.
Avvocato
I tuoi sono solo sogni. Ti vuoi svegliare?! Lo vuoi capire che ci sono grosse perplessità quando si tratta di coniugare l’espressione artistica con il suo valore sociale; se è vero che la rappresentazione scenica può avere comunque un valore sociale, ciò non vuol dire che la società, nel suo insieme, non debba permettere ai suoi componenti di potersi esprimere. Il teatro, poi, per quanto mi riguarda, è da considerare un evento prettamente spettacolare: qui sta, appunto, il suo precipuo valore artistico e sociale.
(continua)
LA POESIA DELLA SETTIMANA
ATTILIO BERTOLUCCI
Tra ermetismo, crepuscolarismo e pascolianismo
Attilio Bertolucci nasce giovanissimo alla poesia, aveva solo diciotto anni quando nel 1929 pubblicò “Sirio” per i tipi della Minardi di Parma; proprio nel momento in cui l’Italia culturale si domandava se valeva la pena accettare l’Ermetismo ungarettiano, nato dalla poesia pura di Paul Valery o continuare ad esaltare il crepuscolarismo gozzaniano, o addirittura seguire ancora le orme di Pascoli. Lui come se avesse deciso fin dalla nascita, avvenuta nel 1911 a San Lazzaro di Parma, che avrebbe percorso la via proustiana a rovescio si è dedicato all’ esaltazione della famiglia. Proust partiva dalla famiglia per raggiungere l’annichilimento individuale, lui dall’individualismo, esalta la famiglia. Per lui la famiglia è il solo valore collettivo dell’umanità, è l'unico modo per raggiungere quell’unione cristiana che vuole tutti gli uomini figli dello stesso Padre,come ha affermato Dostoevskij.
La poesia di “Sirio” non fu presa sul serio, proprio perché avviava un colloquio semplice, che si faceva più sapiente nel 1934 con la raccolta “Fuochi in novembre” pubblicata con lo stesso editore. Ho affermato che il suo colloquio si fa più sapiente perché stimolato “dalle immediate impressioni della natura, del paesaggio appenninico scandito dalle stagioni”, perché sentito non come oggetto amato, ma come immedesimazione del suo stesso sentimento, prova ne è “Torrente” (dalla raccolta “Sirio”)
In questo modo si lega a quel suo panorama geografico carico d’umanità, una campagna fiorita di viole, margherite e gaggia con la sua città sullo sfondo: Parma, dove cultura e gusto di vivere si sposano per naturale disposizione.
Una poesia “Torrente” voluta in tono minore, con accenti crepuscolari troppo evidenti per essere autentici. Cioè una poesia che non accetta filtri per essere realtà in cui vive una coscienza moderna, testimoniata dalla libera stesura del verso e dalla trepidazione sottile e ansiosa che s’intravede nella contemplazione dei luoghi.
“Il punto alto della poesia di Bertolucci (afferma Manacorda) si ha quando i piccoli fatti (quelli appunto sempre riconducibili ad una premessa crepuscolare) e un senso vieppiù lacerante dell'inesorabile passare della vita e l'angoscia che ne prende, non già s'incontrano ma si rivelano piuttosto il medesimo, due volti di un'unica realtà che giorno per giorno noi frantumiamo in un gesto, una voce, un accadimento, ma che nel suo complesso è l'unica e intera esistenza:«La neve, in La capanna indiana»
Quando scoppia la guerra, questa non determina un trauma nella poetica di Bertolucci, semmai accelera certi processi già esistenti in lui; e cioè l’uso del verso esatto, che ormai trova la sua soluzione nell’endecasillabo, sia pure qua e là intervallato da altre misure e in cui è possibile rintracciare provenienze illustri, con preferenza leopardiane, rifuse in adagio cantabile di fattura originale, con una vena di realismo in cui sono implicite le notazioni naturalistiche del paesaggio, che poi nel 1946, sentiremo traboccare in canti neorealistici, come ad esempio in “Cronaca”, L’Oltretorrente. Per Ottavio Ricci, ecc…”
Nel 1951 esce per i caratteri della Sansoni, e quattro anni più tardi la seconda edizione accresciuta, “La capanna indiana”, che il poeta ha voluto esplicitamente farne quasi un poemetto pascoliano con le note e le didascalie.
Poi cede alla condizione che si era prefissa fin dai “Fuochi di novembre” quando “ascoltavo battere il mio cuore” fino a bilanciare i limiti della sua esperienza religiosa, “tra l’angoscia sofferta e la felicità sperata”.
“Lascia che lo squallore dell’autunno
distenda la nebbia bassa sulla terra
e il giorno avanzando lunghe nubi
chiudano nevose il cielo lontano.

La fragile spoglia degli alberi (quelle
gaggie e siepi deserte e solitarie)
trema per un volo troppo raso
di passeri, è il tempo più grigio

e dolce dell’anno, prima ancora
che brilli la bacca improvvisa
dell’inverno. Lo scricciolo
lo saluterà col suo becco minuto.”

E ancora, sempre da “La capanna indiana”
“Ora ci sconvolgeva inaspettata
un'aria ignota, vibrante,
presagio di futura beatitudine,
di quell'eterno che ci strazia.
Mai più pensammo, mentre il mezzogiorno s'animava d'intorno, rivedremo
un luogo cosi dolce, e ci prendeva
fastidio della vita.
Quando venne il tramonto alla campagna
ci apri canali illuminati, terra
nera e tenera, muri lentamente
di nuovo asciutti, un'estrema
felicità di esistere era nell'aria”.
Com’è vivo, come soffre e gioisce quasi quanto l’uomo, questo paesaggio padano che pur malinconico è di una dolcezza che annulla, che fa dimenticare la nebbia bassa che avvolge tutto, forse il cuore stesso del Poeta. Queste nuvole pesanti che fanno presagire le prime nevi, con gli alberi già nudi, appena mossi dal volo basso degli uccelli. Nel 1971 pubblica con Garzanti “Viaggio d’inverno” una raccolta che conferma l’indissolubile legame che tiene stretto il Poeta alla sua terra, anche se salta dall’imprevisto biografico Roma, con le sue erbe con i suoi calori dell’estate e i freddi senza neve d’inverno.
Attilio Bertolucci era laureato in lettere, ma ha insegnato per alcuni anni Storia dell’Arte. Ha svolto compiti di direzione editoriale e ha collaborato a numerose riviste culturali. Si è dedicato anche all’attività cinematografica come documentarista. Ci ha lasciato un giorno di giugno del 2000, ma
“…un angelo ottantanovenne
gode ora la gioia del Signore.
Ci ha lasciato orfani ma non poveri,
ricchi come siamo del sole
che l'anima sua ci ha donato.
Grazie Maestro per essere esistito”.