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FATTI
22 agosto 2002: di fronte a una folla di circa diecimila partecipanti al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parla e si dimostra ottimista dopo le polemiche sul suo Ministro Giulio Tremonti: «L'economia va avanti, ha sottolineato, l'aumento dei prezzi non è disastroso, siamo fuori dalla zona di rischio».
23 agosto 2004: il ministro dell'economia Domenico Siniscalco riceve dal commissario europeo agli affari monetari Joaquin Almunia l'approvazione al DPEF programmato per la prossima finanziaria. Lo spagnolo ha definito «realistico» il documento di programmazione economico-finaziario dell'Italia, che resta comunque sotto l'attenzione della commisione europea dopo lo scampato «early warning» di luglio.
24 agosto 1999: la Corte d’Appello di Venezia ha accolto il ricorso di Sofri e Pietrostefani, disponendo la loro scarcerazione e un nuovo processo per il delitto del commissario Calabresi, ucciso il 27 maggio 1972.
25 agosto 1999: dopo diciassette anni di carcere in USA, Silvia Baraldini, è riuscita a tornare in Italia, anche se dovrà rimanere rinchiusa nel carcere di Rebibbia fino al 2008, senza possibilità di riduzioni o benefici penitenziari.
26 agosto 2004: allo scadere dell'ultimatum dato all'Italia per il ritiro delle truppe, è assassinato il giornalista Enzo Baldoni, sequestrato il 19 agosto da un gruppo islamico. Baldoni era stato preso in ostaggio dall'Esercito di Liberazione dell'Iraq, una formazione vicina ad Al Qaeda e ad al-Zarqawi.
27 agosto 2002: pioggia e nubifragi, durante l'estate, si sono accaniti su tutta l'Europa. In Italia le regioni più colpite sono quelle del Centro-Sud. La protezione civile è sempre in allerta, i collegamenti con le isole sono sospesi, i raccolti sono a rischio o seriamente danneggiati in gran parte delle regioni del nostro paese.
28 agosto1997: il SUNIA denuncia che l’evasione fiscale sui contratti d’affitto ammonta a quindici miliardi, il cinquanta per cento dei contratti non è registrato, soprattutto nelle grandi città come Roma e Milano; il fenomeno interessa quasi cinque milioni di famiglie italiane. Nel quarantasette e nove per cento dei casi denunciati dagli stessi inquilini non esiste copia del contratto, nel trentanove virgola nove per cento il contratto non è registrato e nei casi rimanenti l’alloggio figura quale foresteria.
PARLIAMONE
ITALIA DA CONOSCERE
Itinerari turistici nella provincia di Roma
La provincia romana si presenta geograficamente molto variata, la campagna dalla fisionomia inconfondibile è costituita da larghe, ariose distese con antichi ruderi di torri e d’acquedotti, che ne ricordano la storia e che ispirano dal 1960 in poi pittori e scrittori tra i più famosi; ma ne rimase colpito anche il popolo che cantava le cose come gli salivano alla bocca, come questa canzone del Dodicesimo secolo:
"Pellegrino che venghi da Roma
con le scarpe rotte al piè..."
In età storica abbiamo notizie e testimonianze di molti centri abitati che furono assai fiorenti. Alla fine del periodo dei re inizia una lunga repubblica che ha lasciato, nei pressi dell'Urbe, le sue tracce più cospicue nelle mura megalitiche e nel tempio di Giunone Moneta a Segni, nel Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina, e il Tempio della Sibilla a Tivoli. L'età imperiale è il periodo in cui i Romani intraprendono i lavori per le opere più colossali e non solo a Roma, ma anche nella provincia, in modo proprio, originale, funzionale, volto alla soluzione dei problemi concreti.
La sagacità e l'ironia arguta non si scatenava soltanto nell'arte, ma anche a tavola, specialmente quando si recavano fuori porta, dove si estrinsecavano in canti allusivi e furbeschi come: «Cosa mangerà la sposa?» I versi recitano che la sposa, almeno nel Decimo secolo quando questo canto è nato, mangerà «Una favola inzuccherata/ mezzo abbacchio e l'insalata/e mezzo piccioncin, e mezzo piccioncin».
Accompagnati dal sottofondo di questa canzone, prendiamo la Tiburtina, che è un itinerario che sfiora le province di Rieti e dell’Aquila, e consente sia la visita a monumenti d’interesse artistico e archeologico, sia la visione di panorami suggestivi per la natura collinosa e talvolta montuosa delle località toccate. Le strade laterali della Tiburtina sono di scarso traffico e permettono di godere appieno della natura circostante.
Ora sorpassiamo l'Aniene e, va bene, qui c'è un po’ di traffico, ma non perdete la pazienza; vedrete che superati i numerosi stabilimenti industriali cominceremo a vedere a destra, la corona dei Monti Corniolani e Sabini e a sinistra, i Monti Prenestini ed i Colli Albani.
Avete visto?Senza accorgercene, siamo giunti alla «Pista d'Oro» di Castellarcione. La pista fu creata per i "go-karta". L'odore caratteristico che sentiamo è quello delle acque sulfuree di Bagni di Tivoli. E' qui che sorge lo stabilimento delle Acque Albule, con piscine molto frequentate, in estate. Bisogna ricordare, però, che le Terme sono aperte tutto l'anno, per curare le affezioni reumatiche. C'è anche un attrezzato centro sauna, dotato d’impianti originali. Quelli che vediamo sulla destra sono l'antico Ponte Lucano e il rotondo Mausoleo dei Paluzi.
Fra due chilometri saremo a Villa Adriana, un immenso complesso residenziale, nella quale l'imperatore, durante il Primo secolo dopo Cristo fece ricostruire degli edifici che gli ricordassero i monumenti che più lo avevano impressionato nei viaggi compiuti nel suo immenso impero: il Canopo della valle del Nilo, il Pecile di Atene, le Grandi Terme, le Piccole Terme, la Piazza d'Oro, l'Accademia e la Terrazza di Tempe.
Chi vuol rimanere lo può. C'è un ampio piazzale e lastre di marmo molto larghe sulle quali si può benissimo improvvisare un Picnic. Però coloro che volessero proseguire, non devono far altro che ritornare sulla Tiburtina, che in questo punto è rettilinea e consente di vedere sulla sinistra, la pianura di Roma e porta direttamente a Tivoli, l'antica Tibur, che per la salubrità del clima e la bellezza del paesaggio fu già luogo di villeggiatura di imperatori e patrizi romani. Tivoli è celebre soprattutto per le sue ville.
Villa d'Este, voluta dal Cardinale Ippolito d'Este verso la metà del cinquecento, il cui giardino è allietato da monumentali fontane e dalla profusione dei giochi delle acque che si disperdono in mille rivoli e cascatelle.
Villa Gregoriana, che prende il nome da Papa Gregorio XVI, dove tra il verde delle rocce e le acque dell'Aniene, che sgorgano dal Monte Catillo, formano le famose cascate con un salto di centoventi metri.
Oltre alle Ville visiteremo, il Tempio della Sibilla e quello di Vesta del Primo secolo avanti Cristo, il Duomo di origine romanica, ma rifatto nel milleseicento, la possente Rocca Pia, il Sepolcro dei Paluzi del Primo secolo dopo Cristo e Ponte Lucano,che di originale gli è rimasto solo il campanile della chiesa di San Silvestro. Tivoli vanta anche una caratteristica produzione d’uva da tavola, chiamata "pizzutello". Gustosissime sono le trote dell'Aniene, sapientemente ammannite dai ristoranti del luogo.
Per gli amanti del folclore ricordo la festa dell'Inchinata che si festeggia il primo agosto. E' una festa molto affascinante, che corona i festeggiamenti popolari. Si portano in processione le due antiche immagini della Madonna e del Redentore.
Proseguiamo per la Tiburtina Valeria. Attenti che da questo punto la strada si fa più stretta e presenta molte curve; in compenso è più interessante per l'alternarsi dei panorami. Questo é San Polo de' Cavalieri, una località di villeggiatura con boschi nelle immediate vicinanze, che ci consente anche delle escursioni di tipo alpinistico sul Monte Morra, alto milletrenta metri. In cima all'abitato sorge la Rocca Quadrata di origine medievale, che fu residenza estiva di Federico Cesi e di Galileo Galilei, ora dei Borghese. Più avanti c'è la monumentale tomba di C. Menio Bollo. Salendo verso l'abitato di Vicovaro, dove gli Equi fondarono Varia, vedremo il Campanile quattrocentesco della chiesa di San Nicola e le mura: resti delle antiche città. A Vicovaro ammiriamo il Tempietto di San Giacomo, a pianta ottagonale; dal bellissimo portale, ricco di bassorilievi goticheggiante nella parte inferiore e rinascimentale in quella superiore.
Lasciamo la macchina e facciamoci una passeggiata di due chilometri; andiamo al convento di San Cosimato, circondato da cipressi altissimi e imponenti. Questo luogo ricorda il miracolo di San Benedetto: gli avevano offerto una coppa di vino avvelenato e Lui la spezzò, facendo soltanto il segno della croce.
Il sole volge al tramonto. E' l'ora di rientrare. Sabato prossimo faremo un'altra gita, andremo a Cervara di Roma.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
BRUNO VILAR: L'UOMO - IL POETA
Il 28 giugno 1978, aveva 36 anni 3 mesi e 25 giorni quando, forse per un colpo di sonno, l'auto su cui viaggiavano lui, Bruno Vilar e sua moglie Paola Borboni, rubò la vita a lui e rese invalida la donna che gli aveva ispirato i più bei versi d'amore:
«Nei tuoi occhi
-come allora-
biancheggia la luna
ma non sono più gli stessi.
Quante notti
sotto questo cielo infinito
ho stretto la tua anima selvaggia»
Si erano incontrati «per l'infinito spazio del cuore», lei sola con i personaggi che l'hanno resa celebre, lui, un Uomo complesso, difficile, introverso, oscuro, inafferrabile; ma capace di caricare i suoi versi di una forza intensa, «a volte, angosciosamente sofferta», in cui i rapporti si mitizzano come espressioni bibliche.
I rapporti con l'amore, con le persone care, si caricano di suggestioni religiose in cui la pregnanza poetica si eleva a vera preghiera, mentre dalla musica dei versi si leva il grido angoscioso di un Uomo che chiede solo amore, che vuole donare amore. Durante questo processo interiore, il cui discorso è rigorosamente mantenuto sotto il controllo stilistico e la coscienza si apre alla realtà, incontrò la donna che lo avrebbe capito, amato come Lui voleva essere amato; come Lui intendeva l'amore: nuovo e vero ogni giorno «per non morire inutilmente». Un amore che è diventato eterno, attraverso la Sua Poesia.
Le radio libere di tutta Italia, da Milano alla Sicilia, se lo contendevano; era felice di correre, di essere davanti al microfono, non per «gigionismo» ma per puro altruismo. Lo ricordiamo a Radio Anna, dai cui microfoni, oltre alle sue poesie, donava tutto se stesso; aveva una parola d'amore per tutti, una parola di sollievo per tutti i sofferenti, una parola di amicizia per tutte le persone sole. Il suo dettato di Amore Evangelico non finiva quando lasciava i microfoni ma continuava anche da casa. Era sempre disponibile, in ogni ora del giorno. Negli ultimi tempi della Sua vita terrena, aveva preso l'abitudine di incontrare i suoi ascoltatori (era il momento del boom delle radio libere), almeno due volte il mese, organizzando simposi durante i quali si facevano conoscenze, e persone sole, non lo erano più. La parte più bella dell’Uomo, era chiusa in questo atteggiamento.
La Sua eredità continua tuttora, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Nessuno dei conduttori che oggi siede davanti ad un microfono ha la Sua umanità, anche se si "picca" di scrivere versi (che poi risultano essere stati scopiazzati - meglio dire rubati - a questo o quel poeta celebre).
Il Poeta
"Era tempo di guerra il 3 marzo 1942
allora nascevo a Gravellona Toce
in provincia di Novara..."
La pregnanza poetica dei versi di Bruno Vilar, anche se ricorda quella religiosità mediterranea delle poesie di Alvaro è molto più vicina nella forma - versi smozzati, tagliati e pungenti - a Federico Garcia Lorca con il quale si sente un’unione spirituale, non solo, ma anche la comunione dell’esaltazione panica: la paura della morte.
La vena poetica è permeata di dolore, di gioia, tormento; è autentica poesia perché si avvertono tutte le ansie comprese le gioie della giovinezza. Vi è la policromia delle sensazioni trasfigurate in forma poetica, non scevra da squisita sensibilità.
Afferma Carlo Terron: «E' un Uomo del nostro tempo che - non assume atteggiamenti da intellettuale ribelle- vive credendo in una futura migliore società».
Fonte dell'ispirazione è l'amore; quell'amore che Lui sentiva urgergli dentro, con tutta la forza accumulata dall'esperienza. Un’esperienza carica d’umanità, e perché era autodidatta e per l'attività di attore e per quella di conduttore di colloqui con gli uomini, attraverso i microfoni.
La voce poetica di Bruno Vilar è voce autentica, è, prima di ogni altra cosa, voce intima che diviene canto aperto, a pieni polmoni, in quanto diventa poesia. Ha detto Montale di lui: «ha sensibilità e predisposizione alla poesia e che deve, però anche maturare». Molti poeti, oggi, cercano di imbrogliare le carte a furia di morfemi e stilemi per rendersi molto importanti. Vilar, invece, è chiaro e stringato, il suo stile è dinamico e nervoso, ecco perché, ho detto che avverte molto la vicinanza di Garcia Lorca. Ma a differenza di Lorca, lui risolve le sue composizioni, per lo più, in pochi versi, e dice benissimo ciò che vuole trasmetterci.
La sua prima opera Solo nella sera è presentata al pubblico con un brano tratto da Questo è il prologo di Garcia Lorca.
Queste poche righe nei confronti della poesia di Bruno Vilar ci dicono che essa è veramente - come afferma Giuseppe Piccoli - «alla portata delle piazze, delle strade, dei negozi. E' poesia che tocca i problemi umani senza retorica, senza polemica, egli scrive le sue poesie come epistole senza destinatario, cronaca del rendiconto, informazione di emozioni e di ispirazioni, sorvegliato documento della vita dei miseri, dei solitari; pieno di quel riguardo e di quella pietà per la vità».
Emozionati non possiamo che dire: «Grazie Bruno, di essere stato, di averci lasciato un tesoro tanto immenso».
…E IO TI AMO
di Bruno Vilar
Quante sere ti amo senza saperlo
sento le tue mani di carezza
gli occhi segreti
il profumo del corpo che cerco
avvicinarsi come l'onda smisurata
di un mare senza rotta.
Quante sere ti amo senza saperlo
io sono come una sabbia sola nella notte infinita
un nido di febbre con frecce di fuoco
Il ricordo di te mi accende il sangue
mi ruba la pace fino a urlare
E io ti amo
Come un bambino piango senza sonno
la tua libertà ha un segreto
verrai anche tu a piangere con me
Annullàti nel nulla di una fame trasparente
Perseguitati dal bisogno d'immense braccia
- idioti e falsi -
nascondiamo ulcere che il sole combatte
Quando viene la sera ti amo senza saperlo
Il ricordo di te mi accende il sangue
mi ruba l'anima fino a urlare
e io ti amo
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