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FATTI
01 agosto 2001: Il presidente Carlo Azeglio Ciampi nomina Rita Levi Montalcini, senatrice a vita per gli alti meriti scientifici della sua opera di ricerca. La scienziata, nata nel 1909 a Torino, dove, superate le resistenze paterne, si è laureata con lode in Medicina e Chirurgia. E’ premio Nobel per la Medicina nel 1987, dirige dal 1969 il laboratorio di biologia cellulare del CNR di Roma.
Tre anni dopo, in questo stesso giorno, scompare a Roma, all’età di settant’anni, l'attrice Laura Betti. Aveva esordito nel mondo dello spettacolo nel 1958 come cantante jazz nel varietà di Walter Chiari «I Saltimbanchi», ma è stato con il cinema che ha conosciuto la celebrità. Molti i film importanti che l'hanno vista protagonista, tra i quali «La dolce vita», «Teorema» e «Novecento».
02 agosto 2000: alla Stazione di Bologna, il 2 Agosto 1980: esplode un ordigno che causa la morte di ottantacinque persone. E’ uno dei capitoli più dolorosi dell'era delle stragi, contornato dall'immancabile sottobosco fatto di depistaggi e zone d'ombra. Nel giorno del ventennale della strage Giuliano Amato, intervenendo alla manifestazione in ricordo delle vittime, si dice: «umiliato nel dover ammettere che tante volte nello Stato ci furono connivenze bugie e menzogne che non sappiamo dove andavano a parare»
02 AGOSTO 1980
Si apre la terra e l'Inferno sale al cielo
travolgendo, spaccando, seppellendo vite.
II treno Ancona Basilea sembra colpito
da un bombardamento atomico
la nuvola nera è altissima.
Un orologio elettrico si ferma come
a imprimere l’apocalittico attimo.
Non trombe ai punti cardinali suonavano
eppure qualcuno giura di averle udite
nelle grida che fuoriuscivano dalle macerie.
Nell'incertezza si parla di bomba
mentre i pianti e le grida di raccapriccio
dilaniano il cuore del Vecchio Padre.
Par di vederlo il canuto Vegliardo
piegato su se stesso in lacrime cocenti;
poi pensa che gli ordigni
li costruiscono i ricchi per mettere
ancora in ginocchio l'operaio.
Avevano faticato trecentocinquanta giorni
per quindici di evasione e di riposo!
E’ giunto l'Inferno ha dilaniato corpi.
Le mani piagate e callose
rivolgono le palme al cielo
accennando una lieve protesta
gli occhi sbarrati colmi di calcinaccio
sono tutti rivolti su di un orologio
che segna sempre le dieci e venticinque
per ricordare agli uomini che gli operai
sanno costruire solo bombe di fiori
allevati con amore e innaffiati
con le lacrime di ogni giorno.
03 agosto 1997: si rovescia la gru impegnata nella rimozione del treno deragliato alla stazione Casilina, e blocca il traffico ferroviario tra nord e sud della Penisola. Disagi estremi per i passeggeri: fatti scendere nelle stazioni o abbandonati sui treni, privi d’informazioni e di assistenza, solo dopo molte ore sono soccorsi e trasportati in stazioni dove partono treni sostitutivi. Alle proteste degli utenti esasperati si uniscono le critiche di esponenti politici non solo del Polo, ma anche della maggioranza, in merito alla latitanza del Governo e delle Ferrovie.
04 agosto 2003: il carabiniere venticinquenne Mario Placanica appena prosciolto dall'accusa d’omicidio volontario per la morte di Carlo Giuliani, è coinvolto in un incidente stradale mentre viaggia da solo sulla sua autovettura rimanendo gravemente ferito. L'avvocato del giovane, Vittorio Colosimo, parla di vicenda oscura e precisa che il suo assistito temeva sabotaggi.
05 agosto 2000: muore a Torino l’ottantaquattrenne Edgardo Sogno Rata del Vallino,accusato e assolto per il cosiddetto«golpe bianco»di stampo conservatore
06 agosto 2003: a soli ventisette anni si è spenta la giovane che all'Istituto Neurologico Besta di Milano era rimasta colpita dalla variante umana della malattia di Creutzfeld-Jacob,meglio nota come«Sindrome della Mucca pazza». Ammalata dal febbraio del 2002, la ragazza era stata in una zona della Francia dove si erano registrati diversi casi del morbo, e, con ogni probabilità, proprio lì era avvenuto il contagio.
07 agosto 2000: si conclude l'accordo per l’acquisizione dal Gruppo Cecchi Gori della quota di maggioranza di Tmc e Tmc2. Seat-Pagine Gialle ha acquistato il 75% di TMC: l'operazione si è articolata in tre tronconi: Seat acquisisce un 25% della tv monegasca attraverso un aumento di capitale di duecentocinquanta miliardi e il restante 50%tramite l'emissione di azioni ordinarie per un valore di cinquecento miliardi.
PARLIAMONE
MIA MARTINI E GLI UOMINI CHE NE HANNO FATTO «IL MITO»
Sarebbe facile, etichettarla come «La donna che visse tre volte», parafrasando il capolavoro di Hitchcock. Il primo è nel magico 1964 quando avviene il battesimo al successo per Mimì Berté. Quell’anno si aggiudicò con la canzone «Il Magone» il Festival di Bellaria e partecipò a «Teatro 10», show del sabato sera presentato da Lelio Luttazzi con l’intrigante canzone surf «Ed ora che abbiamo litigato».
Nata il 20 settembre 1947 a Bagnara Calabra, secondogenita di Giuseppe Radames, professore di lettere al liceo classico e Salvina Dato, insegnante elementare, Domenica Berté, futura Mia Martini vive i suoi primi quattordici anni di vita fra Porto Recanati ed Ancona, inizia a cantare nella prima infanzia.
Studia piano e danza classica, elegge Paul Anka, suo primo modello artistico e si guadagna i primi applausi alle feste in piazza. Il primo uomo che mette la prima pietra per il suo monumento di «Mito» è Carlo Alberto Rossi, l’autore di tante canzoni di successo, che le concederle il primo provino serio nella sua etichetta milanese «Juke Box» e l’onore del primo disco a soli quindici anni. S’intitola «I miei baci non puoi scordare». Ma è «Il magone», un pezzo tutto italiano, di Icardi e Guarnieri, a regalarle i primi consensi di pubblico e di vendita, tanto da convincere il mensile musicale giovanissimo «Tuttamusica» ad inserirla nel clan di talenti d’assalto.
Nel 1967 si trasferisce a Roma, nella zona dove nello stesso anno nascerà il mitico Titan, diretto rivale del Piper, studia lingue, frequenta il liceo artistico e si dedica anima e corpo a rivisitare il repertorio di grandi star come Ella Fitzgerald, Sara Vaughan, Julie Driscoll.
Nell’aprile del 1972, Carlo e Renato con la complicità di Loredana mi fecero conoscere questa donna minuta nel fisico, somigliante in modo impressionante a Edith Piaf, perché colpiti dalla drammaticità e dalla messinscena del mio dramma «…Quella maledetta…» certi che con il mio fervore e lo straripante amore per il teatro, l’avrei convinta ad interpretare il personaggio di Hanoi, che lei avendo letto il copione avrebbe espresso il desiderio di volerlo interpretare, tanto è il dolore interiore di questo personaggio e il coraggio con il quale sacrifica la propria vita per il bene dell’uomo che ama. Era il momento in cui si stava preparando il successo di «Piccolo Uomo». Era contenta si disse soddisfatta della vita perché le dava l’occasione di gustare un doppio successo, ma… Alberigo Crocetta, l’impresario talent-scout che aveva valorizzato Patty Pravo, ora si stava interessando a lei, Mimì, ormai battezzata Mia Martini, s’impuntò: o canti o reciti, devi scegliere, ora è ancora presto per saltare dal canto alla recitazione.
La vidi piccola e indifesa, mai come in quel momento aveva desiderato di possedere il dono dell’ubiquità.
Dopo qualche giorno firmò il contratto con la Ricordi ed ebbe nuovi collaboratori come Lauzi, Baldan Bembo e i fratelli La Bionda: con «Piccolo uomo». Come Crocetti aveva pronosticato, arriva immediato l’exploit al Festivalbar dove Mimì sbaraglia tutti ed a settembre lancia alla Mostra Internazionale di Venezia «Donna sola», un brano che trasuda blues e soltanto lei, sembra poter reggere quanto ad intensità d’interpretazione. Entrambi i pezzi scalano in fretta le classifiche di vendita.
Intanto, guidato da Renato, cominciai il giro delle case di produzione, salimmo e scendemmo scale di antichi e nuovi edifici, prendemmo ascensori, camminammo fino a tarda ora tra i tavoli di Via Veneto, ma il dramma non si mise più in scena perché intanto Renato e Loredana avevano sfondato e Carlo aveva avuto la nomina a direttore del Teatro Rossini di Roma dove si recitava solo in lingua inglese.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
MORTI CHE PIU’ NON FANNO NOTIZIA
di Sandra Cervone
Sandra Cervone abita a Gaeta, dove è nata e svolge la sua attività di giornalista e addetta stampa dei concorsi letterari che sono banditi nel Comune e nella Provincia; scrive poesie a getto continuo, però qualche cosa nasce quando meno te lo aspetti. Lei spazia nella realtà d’ogni giorno e di questa ha fatto il «suo mondo poetico». Fra le tantissime liriche di Sandra abbiamo scelto «Morti che più non fanno notizia» per la crudezza espressiva e per la drammaticità contemporanea che stiamo vivendo, molti sottacendo ai soprusi di qualche «dittatoruncolo», altri ignorando ciò che accade intorno; anche se di Sandra Cervone avremmo potuto parlare di altre poesie più dolci ed anche di quelle incluse nelle varie antologie.
La descrizione di un periodo che non è una stagione o un giorno, di quanto accade in mare aperto, in cui poveri disperati in cerca di libertà e di un poco di benessere, riescono, nella loro ansia, a dare all’autrice uno degli aspetti di un paesaggio, in cui in primo piano ci sono il cielo, il mare e un gommone che barcolla più che dare certezza, si unisce qui con una celebrazione vivissima della vitalità di sensi accesi e vigili del Poeta Sandra Cervone. Il pianto dei disperati «assiepati nei gommoni come bestie», a poco a poco si tace, tra cielo e mare resiste solo qualche nota sempre più lieve, che scaturisce dalla fame, dalla sete e dalla speranza che forse morirà prima ancora che vedano terra. A mano a mano che la luce lunare invade il barcone, ormai nel silenzio che pare portarsi via la poca viva speranza, che il fruscio sottile delle onde fa sembrare un calmo respiro d’insetti e un silenzioso respiro di pesci. Il gommone si muove, si solleva leggero ad ogni ondata del mare. Ma il poeta Sandra Cervone, avverte un altro ben più vivo e reale respiro, quello delle persone assiepate una accanto all’altra, ferme e silenziose, come se pregassero, ma senza dubbio per riscaldarsi a vicenda: «senza lacrime o riguardi o sentimenti...» sembra fissare la sentenza finale rilevando il senso impetuoso di vita, quasi che di essa sia stato raggiunto il culmine della sopportazione, che deriva dalla contemplazione della solitudine tra tanti, nella notte di luna, e soprattutto, dalla pienezza del desiderio di vedere il più presto possibile la terraferma.
Può bastare questo che è stato per farci avere un'idea di quello che sarà, se l’uomo non si deciderà a stringere la mano dell’altro uomo, di qualsiasi colore sia la sua pelle? Se ciò accadrebbe sarebbe più bello e migliore il mondo.
Senz'altro, non ci sarebbe più «Morte color della tempesta» e il mondo sarebbe sempre come l'uomo lo vorrà. I mezzi disponibili, le risorse, vogliono dir molto, ma è la buona volontà dell'uomo che deve bene impiegarli. Vi sono nella nostra epoca troppe disparità, vi è ancora troppa fame nel mondo.
MORTI CHE PIU’ NON FANNO NOTIZIA
di Sandra Cervone
Morti che più non fanno notizia,
assiepati nei gommoni come bestie,
sballottati da correnti e pregiudizi,
senza lacrime o riguardi o sentimenti...
Morti per viaggi insani e non compresi,
per speranze ignorate e bestemmiate,
per letarghi colpevoli e blasfemi
che mai nessuna mano basterà a colpire.
Morti sognando nuova vita,
senza spiccioli in tasca e senza pane,
qualche foto sul cuore e qualche addio,
qualche promessa incerta
e tanta speme.
Morti di freddo e di mare,
morti per errori umani o per disprezzo:
allontanati dai cuori e dai video,
dai singhiozzi e dall'inedia della sorte.
Eppure e comunque morti
perché nonostante tutto erano vivi!
La morte arrecata e negata
imprecata e invocata
su sponde avverse e straniere...
Morte color della tempesta
arrivata con l'onda e la miseria,
coll'urlo del vento e la sirena.
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