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FATTI
25 luglio 1997: il banchiere Francesco Pacini Battaglia è interrogato per la terza volta nell’ambito dell’inchiesta D’Adamo, che segue di ventiquattro ore quello del costruttore. Pacini conferma la versione del prestito di dodici miliardi a D’Adamo ed esclude che Antonio di Pietro ne abbia mai intascato una sola lira.
26 luglio 1990: i ministri della sinistra democristiana abbandonano il governo in seguito all'acuirsi dei contrasti con il PSI nel dibattito sulla legge sull'emittenza televisiva. Dopo circa un mese, Andreotti nominerà ministri Gerardo Bianco alla Pubblica Istruzione; Virginio Rognoni alla difesa; Giovanni Marongiu alla Cassa per il Mezzogiorno; Vito Saccomandi all’agricoltura e Franco Piga alle partecipazioni statali.
27 luglio 2001: muore a Genova sua città natale, il novantenne Carlo Bo, studioso di letteratura francese, docente universitario e scrittore, per anni rettore della Facoltà di Lettere dell'Università di Urbino, è stato uno dei patriarchi della cultura italiana. Nel 1984 il presidente Pertini lo aveva nominato senatore a vita.
27 luglio 2004: il consiglio comunale di Genova vota a maggioranza la delibera che concede il voto agli extracomunitari a partire dalle elezioni del 2007. Potranno votare ventiquattromila immigrati regolari, che godranno di voto attivo e passivo, per il rinnovo dell'amministrazione comunale, delle circoscrizioni e per i referendum comunali.
28 luglio 2004: la Camera approva la riforma delle pensioni, su cui il governo aveva posto la fiducia, con 333 voti favorevoli, 148 contrari e 1 astenuto. Al termine della giornata, segnata dall'ostruzionismo dell'opposizione, è stato votato il testo di legge che dal 2008 innalzerà a 60 anni l'età pensionabile con 35 anni di contributi, oppure con 40 anni di contributi a prescindere dall'età.
A Valle dell'Orsigna, non lontano da Pistoia, muore lo scrittore e giornalista Tiziano Terzani.
29 luglio 2004: dopo centoquarantatré anni dalla sua introduzione nell' ordinamento italiano, la Camera ha definitivamente approvato a larghissima maggioranza la legge che abolisce il servizio militare obbligatorio a partire dal primo gennaio 2005. In questi ultimi mesi, la leva obbligatoria dovrà essere prestata dai nati entro il 1985; chi ha ottenuto un rinvio della leva per motivi di studio, non dovrà più andare sotto le armi.
30 luglio 2003: come nulla cambia sotto il cielo, dando ragione alla teoria vichiana «dei corsi e dei riscorsi storici»: il ministro degli Interni Giuseppe Pisanu lancia a Montecitorio l'allarme sulla strategia del terrorismo italiano, sembra accaduto ieri. Dopo la svolta nelle indagini riguardo agli omicidi compiuti dalle Brigate Rosse, seguita all'arresto di Nadia Desdemona Lioce, la brigatista coinvolta in primavera nella sparatoria sul treno nei pressi di Arezzo, il ministro afferma che: «Il rischio non è alto come negli anni di piombo, ma c'è comunque continuità ideologica e pratica tra vecchio e nuovo terrorismo».
31 luglio 2003: dopo lunga attesa la FIGC comunica i calendari delle partite di serie A e serie B per il nuovo campionato e decide sulla sorte del Catania, che è retrocesso in serie C. Nella stessa serie, con la squadra siciliana arrivano il Genoa, il Cosenza e la Salernitana, in modo da confermare la presenza nel campionato di Serie B di 20 squadre. I tifosi protestano.
PARLIAMONE
L'INDUSTRIA DEL PREMIO LETTERARIO
ora sono gli artisti che sovvenzionano i premi
Oltre cinquant’anni fa sulle pagine di «Sogno» una rivista di fotoromanzi diretta da Stefano Reda, Carletto Mazzoni scrisse: «Il poeta è un pidocchioso». Forse intendeva che quest'uomo (quando è veramente poeta) che anticipa i tempi, che stravolge usi e costumi, molto spesso anche i governi, sente la necessità, appena scritta una poesia di leggerla a qualcuno. Diventa quasi paranoico. A volte difficilmente si trova un amico disposto ad ascoltare (non parliamo dei parenti), allora affida i suoi scritti alle giurie dei premi letterari, pagando fior di quattrini pur di sapere che qualcuno ha letto il suo lavoro. In questo modo, il poeta, e l'artista in genere, è diventato mecenate di quelli che bandiscono concorsi letterari, siano essi un Comune, un Industriale, un Editore. Bisogna riconoscere però che non tutti sono esosi, ma “furbetti” sì.
Ci è capitato di assistere alla premiazione di un Concorso letterario in una cittadina umbra. Si tratta di un premio copiato di sana pianta, non solo nella stesura, ma anche nella realizzazione (prendendo anche il titolo) da un altro concorso che vive da 24 anni e del quale sono state fatte sedici edizioni. Ci siamo scandalizzati, se si può usare questo termine, visto che l'Italia e gli italiani ne hanno fatto un luogo comune, quando l'assessore alla Cultura del Comune che ha bandito il concorso, ha dichiarato davanti alle persone che stipavano il bel teatro ospitante che il Premio realizzato dalla loro amministrazione è stato ideato da uno pseudo "Organizzatore", che lo scorso anno lo aveva realizzato in un paesino della Puglia. Non ha aggiunto, però che non lo ha ripetuto in quello stesso paese perché il vero ideatore del premio aveva diffidato il sindaco dal ripeterlo. Da “furbastro” si è rifugiato in Umbria, tacendo l’accaduto. L'amministrazione comunale ha fiutato "l'affare" e gli ha permesso di realizzarlo.
Per partecipare il poeta ha pagato un tot euro quale tassa di partecipazione, per ogni poesia, più la spesa per cinque fotocopie. Il triplo in euro per partecipare con una silloge di quindici poesie, più settantacinque fotocopie. Per concorrere con il libro di poesie edito circa 30,00 euro, più cinque copie dello stesso libro (col prezzo di copertina non inferiore a 15,00 euro). Il pseudo organizzatore ha dichiarato, pubblicamente, di aver ricevuto oltre duemila opere. Facendo una media, tra 25,00, 15,00 e 10.00, abbiamo un introito da parte dell’organizzazione che ha bandito il concorso, di circa € 100.000.00 (centomila). Sono stati assegnati premi per un totale di € 5000,00 lire, più le spese di un centinaio di coppe (altra falla che non permette di valorizzare ne il poeta, ne l'opera, anzi affossa la poesia), € 500,00, più i diploma altre € 200,00, più altre piccole spese per l’organizzazione, sono state spese in totale circa 2500,00 euro. Le casse del comune hanno incamerato oltre novanta milioni. Ecco come il poeta è diventato il mecenate dei Premi Letterari.
Alle suddette spese il poeta ha aggiunto anche quelle del viaggio dal luogo di residenza al paese dove si è svolta la cerimonia di premiazione. Con questi risultati chi n’esce con le ossa rotte è proprio la poesia, perché il suo autore è pago e felice.
Siamo rimasti tre ore ad assistere alla premiazione, gli autori erano felici e tutti hanno fatto a gara per far conoscere ai presenti, almeno una loro composizione recente, o addirittura scritta per l'occasione. Sono state tre ore d’agonia, dolevano le orecchie all'ascolto di sì tanta zavorra, e lo stomaco si ribellava.
Abbiamo chiamato “ingiustamente” Poeti i partecipanti al premio letterario, ma avremmo dovuto chiamarli: "Esaltati". Per tale motivo non si leggono più poesie. Ed è sempre Lei, la Signora delle Arti, che ne esce malconcia, mentre chi organizza questi premi dove ci sono duemila premiati risana il bilancio.
Qualche editore che non si è sentito da meno di sindaci e degli industriali ha usato lo “specchietto per allodole”: la pubblicazione della silloge di poesie vincitrice. Ha chiamato undici persone (che all’apparenza sembrano di tutto rispetto), ha bandito il concorso. Due giorni prima della premiazione avverte uno dei concorrenti, ritenuto non più concorrente (non si capisce, ma si sa bene perché) lo si invita alla premiazione. Il concorrente non più concorrente si rivolge ad un componente la commissione giudicatrice il quale meravigliato gli dice: “ma veramente hai partecipato al concorso? Io mica le viste le tue poesie!” Il gioco è stato fatto, come il concorrente non più concorrente, ma invitato per riempire la sala e consumare una cena in compagnia pagandola profumatamente, aveva anticipato all’editore quando questi aveva insistito perché partecipasse al concorso. L’editore, intanto, valorizzerà il suo pupillo, e avrà racimolato i duemila abbonamenti ad una rivista che non ha nulla di moderno, reazionaria e conservatrice: inutile dunque.
Intanto il poeta ancora una volta ha sostenuto la parte del mecenate di un concorso letterario. Ci dovete credere ne esistono a migliaia, tra premi bricconcelli e premi bricconi, ma quest’ultimo è il più briccone di tutti.
A questo punto non c’è neanche più da meravigliarsi che, undici persone vendono il proprio nome pur di avere qualche secondo di notorietà.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
Enrico Besso e Renato Volti
SI DISSETANO ALLA STESSA FONTE
Miracolo di stile, due liriche condensano due quadretti: l'alba, il meriggio, il vespro della vita; entrambe le liriche vincono lo scalpello dello scultore, e sono, esse stesse, scultura.
«Lo specchio non riflette più che gli occhi
e smascherato il viso al giorno,
schivo, nell'estro di luce,
l'ansia rubata di soppiatto al buio».
Eccola la prima scultura, che sorpassa e supera la levigatezza neo – classica, per andare oltre il neo – realismo, più esattamente, «oltre il neo - verismo».
«Lo specchio non riflette più che gli occhi»: l’alba radiosa della vita; «e smascherato il viso al giorno»: il meriggio, nel momento in cui il corpo si abbandona nell’attesa del tramonto, «schivo, nell’estro della luce»; infine il vespro chiuso in un nostalgico e malinconico endecasillabo: «l’ansia rubata di soppiatto al buio».
Una riprova della mia affermazione è data dalla facilità con la quale si può trovare, ancora oggi, la vittoria della ragione sulla struggente malinconia che spesso rapisce i Poeti. Afferma Giovambattista Vico, che «il dolore è fonte della poesia; se così non fosse stato, non avremmo avuto il «De Rerum Natura» di Lucrezio, né La Divina Commedia di Dante».
Il Poeta Enrico Besso, come per un istintivo bisogno di agganciare la poesia alla sua esistenza riflette il suo volto creativo sulla scorta di alcuni pensieri precedenti, che lo assillano e sa che la sua non è un’avventura su di un terreno insidioso e fa di tutto per farci trovare dei riscontri storici ad un bellissimo mito che vive e rivive ogni minuto, ogni secondo del giorno; ed è questo che rende la lirica universale, perché contiene il destino di ogni uomo che voglia davvero dare un valore ai suoi giorni; senza che il poeta smentisca la propria conoscenza, senza incrinare la fusione cercata.
Non possiamo, però, non porre l'attenzione sull'importanza della citazione della seconda parte della lirica. Enrico Besso (Eby, per gli amici), impegnato a richiamare l’attenzione sul suo pensiero poetico, racchiude in un brevissimo spazio il destino sia della Natura sia degli uomini, isolandone gli elementi principali del viaggio e della morte.
«Hanno le mani piccole i bambini,
piccole mani ad inventare grandi sogni
sui vetri appannati di fiato,
la morte è altrove».
Sull'altro versante dei suoi interessi letterari, è necessario ricordare che ha a più riprese trattato i poeti che ospita nel suo sito www.poetilandia.com/ poeti noti e meno noti, bravi e meno bravi, con un grandissimo rispetto per la Poesia più che per colui/lei che l’ha scritta.
Nel sito, a proposito della poesia poco nota, rievoca, nella struttura grafica, l'avventura del cantore, senza aggiungere commenti, ché esso è nella grafica.
La stesura del testo si accompagna alla grafica in un connubio che sembra quasi un'ossessione, giacché ricorre spesso ad una grafica «solare», invasa dal sole più sincero.
Con la medesima operosità,attraverso il sito http://digilander.iol.it/wholt/poeticamente agisce Renato Volti, camminando sullo stesso binario, operando con il medesimo amore, ecco il motivo per cui fra di loro c'è una stretta correlazione cronologica esistente tra la stesura di un sito e la ricerca di valorizzare, nel giusto merito l’Artista di talento qualsiasi età abbia.
Entrambi pongono l'accento sul fatto che «la composizione della lirica precede la conclusione della prosa» e che non ci sono solo degli influssi diretti dalla seconda verso la prima, ma anche influssi che vanno in direzione opposta.
«Oggi ho letto
con voce incerta
ciò che la tua mano ha vergato in fretta,
poche parole»,
Renato Volti con pochi versi ci porta alla genesi filologica della lirica, sottolinea che il punto di partenza della poesia è rappresentato dai versi sull'amore che è andato, non c’è più neanche in una terra lontana, appartiene ad altro, e per questo motivo irreperibile, perciò contiene delle interessanti varianti, in particolare nella prima quartina, nella quale Renato Volti rende evidente il suo profondo dolore, peraltro comprensibilissimo, visto che insiste sullo stesso pensiero. Tra i numerosi segnali di considerazione, spicca ovviamente:
«… ho letto/ con voce incerta/ ciò che la tua mano ha vergato in fretta…»
La «bella poesia», insomma, piace anche a chi smonta le tesi storiche e naturali della lirica, indipendentemente, e, in generale, trova caldi ammiratori pure fuori dai confini degli amanti della Poesia.
«ma quanto dolore, quanta amarezza,
una lacrima lenta ha solcato il mio viso,
cancellando l'ultima ombra
di un antico sorriso».
I due Poeti Enrico Besso e Renato Volti che si erano lasciati vincere dai pensieri, sulla considerazione dell’esistenza, riflettendo sulla caducità delle cose e sul vano desiderio di fermare le lancette del tempo, s’imbattono nella stessa contraddizione, provano la stessa amarezza. Cambia il tema, che è quello dell'amore, per la vita, per l’umanità, ma non lo stato d'animo, che segue con partecipazione il pensiero creativo.
In entrambi troviamo un tramonto doppio, che con la sua luce impreziosisce e immortala, nella sospensione di quel momento creativo.
Il sole che termina il suo corso, i versi che s’insinuano straordinariamente nella memoria, nulla toglie a questo giudizio la considerazione che alle loro spalle ci sono due grandi anime illustri.
Seppure è solo l'ombra d'un sogno, che ritornerà con un diverso valore in altre liriche degli stessi autori.
Dopo quanto affermato possiamo dire che «Tutto è placido, tutto ribadisce lo stesso concetto, e da questa generale pace l'immagine si sposta, inquadrando per l'ultima volta i due protagonisti, uniti nel trionfo dell'amore: con la medesima Amante che non li tradirà mai, «Nostra Signora Poesia», perché è un raggio di pura ed intensa bellezza, quella che si posa su di loro».
LO SPECCHIO NON RIFLETTE PIU’ CHE GLI OCCHI
di Enrico Besso (eby)
Lo specchio non riflette più che gli occhi
e smascherato il viso al giorno,
schivo, nell'estro di luce,
l'ansia rubata di soppiatto al buio.
Non puoi conoscere quel vuoto
- a richiamare con la mente un gesto
e abbandonarlo, vinto,
ché anche una lacrima è fatica -,
non puoi.
Hanno le mani piccole i bambini,
piccole mani ad inventare grandi sogni
sui vetri appannati di fiato,
la morte è altrove.
PENSIERO
di Renato Volti
Oggi ho letto
con voce incerta
ciò che la tua mano ha vergato in fretta,
poche parole,
ma quanto dolore, quanta amarezza,
una lacrima lenta ha solcato il mio viso,
cancellando l'ultima ombra
di un antico sorriso.
Commento di Reno Bromuro
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