21/05/2005 FATTI E POESIA a cura di

Reno   Bromuro

FATTI
23 maggio 1992: Giovanni Falcone, direttore degli affari penali del ministero di grazia e giustizia, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifano sono uccisi presso Capaci, sull' autostrada Palermo-Punta Raisi, in un agguato mafioso. Il giorno dopo, ai funerali, saranno contestate le autorità presenti.
24 maggio 1999: nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie si è concluso, dopo ventun’anni di delicati lavori, il restauro dell’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci; un nuovo sistema di difesa ambientale proteggerà il capolavoro, tornato ai suoi chiaroscuri originali.
25 maggio 2004: a Firenze è terminato il restauro di uno dei capolavori dell'arte mondiale, il David di Michelangelo. A due ani di distanza i magistrati scioperano per protestare contro il disegno di legge varato dal governo di riforma dell' ordinamento giudiziario.Contestato in particolare il punto che attesta la separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. Allo sciopero aderiscono tutte le correnti dell'associazione nazionale dei magistrati.
26 maggio 2004:il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo s’insedia alla presidenza per il quadriennio 2004-2008 in un'assemblea privata che lo ha eletto con il 98 per cento dei voti. Antonio D'Amato, dopo quattro anni alla guida degli industriali italiani, si congeda e passa il testimone al nuovo presidente designato.
27 maggio 2004: muore a Torino, dopo una lunga malattia, Umberto Agnelli, presidente della Fiat. Fratello di Gianni, Umberto Agnelli aveva assunto la presidenza dell'azienda solo dopo la morte di quest'ultimo, nel gennaio 2003. Era nato a Losanna nel 1934. La responsabilità della Fiat passa per la maggior parte nelle mani del giovane John Elkann, nipote di Umberto.
28 maggio 1998:i carabinieri di Milano recuperano alcune tele trafugate nel 1997 dal museo Remo Brindisi di Ferrara, tra cui un Mirò, un Picasso, un Sironi e un Modigliani. Della banda, dieci persone incensurate, fanno parte un carabiniere, un poliziotto e un finanziere.
29 maggio 1988: si svolgono le elezioni amministrative per il rinnovo dei consigli di 1200 comuni e di tre province. L'importante test elettorale registrerà l'avanzata di DC e PSI e il calo di circa il quattro per certo del PCI. Di rilievo è il risultato ottenuto in Italia settentrionale dalle liste civiche e dalla Lega lombarda, che in alcuni comuni sfiora il dieci per cento.
PARLIAMONE
MITOTE – di Patrizio Pinna –STORIA DI UN ROMANZO
UN ASSOLO LUNGO UNA VITA
Patrizio Pinna, trentacinque anni fa è nato a Genova dove vive in compagnia di due famelici felini: Pivo e Gonzo. Ha vinto vari concorsi letterari, «Mitote» è il suo primo romanzo.
Nel 1999 ebbi la gioia e l’onore di leggere questo romanzo e subito m’infiammai, mi accade spesso quando leggo una bellissima opera, di qualsiasi genere sia. Nel 1976 mi accadde con una raccolta di poesie di Selim Tietto «Prismi di smog» edito da L’aquilone Mantova, dopo qualche mese tolsi dal cartellone una mia commedia (che non ho più rappresentato), dopo venti giorni di prove per mettere in scena e rappresentare un’opera di uno scrittore catanese, dal titolo «L’Attesa», poi è accaduto con le raccolte di poesie di Arden Borghi Santucci, Luisa Massari, Antonietta Lamorte, di Eduardo di Bella; del romanzo Vincent, di un giovane rampante e presuntuoso scrittore amato da un editore più presuntuoso di lui, perché anche bugiardo. Ma ritorniamo al presente, il passato è passato, anche se mi ha dato qualche squarcio di luce e riconoscenza affettiva, da altri ho avuto calci sulle gengive.
Quando lessi «Mitote» per pubblicarlo nel mio e nel sito di Patrizio (gli scrittore del disagio) scrissi la breve prefazione che riporto, senza togliere niente al già detto anche se oggi ho avuto la fortuna di rileggerlo stampato per la Chinaski Edizione. La dedica mi ha commosso come un bambino «A Reno, il primo che ci ha creduto»; ho dimenticato le bugie che mi ferirono da far diventare le piaghe purulente, dette sia dallo scrittore drammaturgo catanese, sia dall’editore del giovane presuntuoso. Ma sono certo che a voi interessa sapere che cosa e chi è Mitote di che cosa tratta questo romanzo che appena pubblicato e presentato al pubblico e alla stampa a novembre dello scorso anno, che dopo sei anni di gestazione, si è avviato sulla strada dei best seller.
«Mitote, una terra promessa? Un paradiso dove si può vivere ascoltando musica e godere la serenità sognata? Forse un luogo dove poter continuare a vivere dopo la morte terrena? O soltanto la storia, che si svolge nel quarto millennio dopo Cristo, di quattro ragazzi che vivono un'avventura voluta e disperatamente realizzata?
Un on the road spaziale con illuminazioni interiori, uno splendido romanzo …
C'è Danilo che "Viveva il suo delirio in maniera estrema, faceva paura, guardarlo negli occhi una volta preso in mano il volante, era come se lui e la macchina si fondessero dando luce ad un essere nuovo”. Federico, dalle cui «maniche corte spuntavano i tatuaggi, testimoni dell’abilità di Roberto, rimasto forse il solo sul pianeta capace di tatuare a mano con l’ago, che posa la sua chitarra e sposta la mia per sedersi, non rimaneva altro che la musica”.
I quattro giovani si avviano verso il luogo auspicato, attraverso sette livelli terrestri per trovarsi come primo impatto sotto “il cielo, di cui hanno sempre sentito parlare, non esisteva, sopra le nostre teste solo un’immensa, triste, cappa grigia; sembrava che la vecchia signora si fosse tolta il mantello appendendolo al nostro pianeta. L’asfalto fumava lasciando nell’aria un odore atroce, appiccicoso e tremendamente consistente, era come se stessimo respirando colla”. E’ il punto che li spinge all'avventura: abbandonare il pianeta Terra, ormai invivibile.
Il loro viatico fa danzare nella memoria la Commedia dantesca: i ragazzi che dal “settimo livello vanno verso un pianeta, la cui nomea, inizialmente, non lascia intravedere nulla di positivo”. Ma loro continuano il viaggio imperterriti: importante è avere con sé la chitarra, ammettono: “Non avevamo nulla da perdere, solo tanta paura di non riuscire, passare ancora qualche giorno su Pace non era nemmeno lontanamente nei nostri pensieri, eravamo appena scappati dai livelli, pensavo, ed ora ci darebbe veramente fastidio rimandare di due giorni la nostra partenza. Anche Pace ci andava stretto”.
Il viaggio sembra concludersi anche se non credono fosse quello agognato, una volta giunti ma: “Fui letteralmente abbagliato. Un sole giallo e di un'intensità mai vista puntava letteralmente contro il mio viso, mi ci vollero circa dieci minuti per abituarmi a tutta quella luce, d'altra parte i miei occhi conoscevano solo le fibre ottiche dei livelli e la cappa di Pace, senza contare il sole visto dallo shuttle alla partenza che in confronto a questo non era che una lampadina rotta”.
Mitote è un romanzo giallo? Per il ritmo incalzante sembrerebbe di si, per il dialogo scattante, fresco, si. Ma giallo non è di certo. E' senza dubbio un romanzo fantascientifico. L'affermazione è d'obbligo per i richiami ad Asimov e alla sua trilogia «Cronache della Galassia» del 1953. Potrebbe essere un romanzo d'avventura per gli infiniti richiami a Kerouac, ma più che «Sulla strada» del 1957, a «I sotterranei» del 1958, o piuttosto un romanzo storico per la meticolosa raccolta di «documenti» scientifici tratti dalla cronaca odierna e trasportati ai futuri millenni, mettendo in luce una realtà non conosciuta da tutti?
«Mitote», una storia affascinante come la vita, vera come i sogni realizzabili o realizzati, narrata con sincerità e slancio giovanile. In poche parole, un libro che se gli editori (affermati) fossero più accorti alla scrittura dei giovani, già sarebbe nelle librerie per la sua scalata, per far sapere che non esiste solo l’alcool e la droga, ma che attraverso i sogni si possono realizzare molto, ma molto di più le proprie aspirazioni. Ho detto troppo. Leggetelo, ma non andate subito all'ultima pagina, rimarreste con la bocca aperta e vi dannereste per averlo fatto perché avreste perduto la cosa più bella del romanzo: LEGGERLO.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
LA MESSINSCENA
di Rosalba Sgroia
Rosalba Sgroia è nata a Frosinone nel 1964 e risiede in Roma. Ha conseguito la laurea in Psicologia e insegna nelle scuole elementari. Durante il periodo universitario «ha respirato l’odore delle tavole del palcoscenico», in una compagnia teatrale del frusinate. Si dedica alla lettura, all’ascolto di musica antica e classica, alla danza e a tutto ciò che le offre la possibilità di esprimersi.
Nel giugno 2001 ha vinto il 3° Premio nel Concorso Internazionale bandito da «Le Driadi» di Roma. E’ presente in alcuni siti internet, le sue poesie e articoli sono periodicamente pubblicati sulla rivista culturale «Il Saggio» e le recensioni di libri sul periodico «L’Ateo».
Nel febbraio 2002 ha ricevuto il Premio Speciale dell’Assessorato alla Cultura Città di Eboli per il Concorso Internazionale di Poesia «Il Saggio» con l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana.
Alcuni suoi componimenti sono stati inseriti nelle antologie ed ha partecipato a incontri di poesia in alcuni circoli culturali della capitale.
Vi sono quattro classi di sensazioni che possono essere evocate da questa breve lirica: la cinestetica, la tattile, la gustativa e l’olfattiva. Per semplicità tratterò, la visualizzazione spinto dai versi della Sgroia, iniziando dallo scopo di quest’ osservazione.
Lo scopo generale della visualizzazione è come un’indicazione specifica. In particolare, le sensazioni muscolari della tensione e del rilassamento dei muscoli sono importanti per il buon esito degli esercizi per acquistare efficienza muscolare. I principi informatori sono gli stessi che per la visualizzazione. Posso aggiungere che il fatto di combinare l'evocazione dell'immagine con le sensazioni prodotte dai diversi sensi, rafforza l'effetto che si desidera produrre.
Il tentativo di associare l'evocazione delle sensazioni tattili, gustative ed olfattive, accresce l'efficacia dell'evocazione delle immagini visive e uditive: il procedimento è simile, ma poiché le immagini tattili, gustative, olfattive e cinestetiche sono generalmente più deboli, la loro evocazione può essere resa più facile se l’artista ha effettivamente provato la sensazione e poi immediatamente dopo cerca di evocarla con l'immaginazione, così come l’ha vista durante la creatività; questo fatto va collegato all'esercizio d’osservazione o «fotografìa mentale»; ad esempio per la sensazione tattile si chiede di passare la mano sulla superficie di un vetro freddo, o su di una pelliccia, di accarezzare il dorso di un gatto, e subito dopo cercare di farlo con l'immaginazione provando e riprovando, fino a che non sia sviluppata la capacità di evocare la sensazione tattile, e trasportarla in una messinscena per la rappresentazione teatrale. In questo modo lo sviluppo creativo sia lirico sia teatrale, è di riportare alla superficie l’immagine fotografata con la mente, per improntare la messinscena da proporre al pubblico con le medesime sensazioni personali.
Ora «La Messinscena» porta alla memoria le indicazioni e le applicazioni più utili che riguardano due tipi opposti di soggetti, affrontati dall’autrice.
Rosalba Sgroia, con questa brevissima lirica ha provocato la consapevolezza della tensione particolarmente utile per individui, che tuttavia non se ne rendono conto; provocando ha cercato di aiutarci a riconoscere le parti del proprio corpo che sono ipertese è incentivare alla pratica dell'esercizio di rilassamento: punto primo della messinscena. E’, questa, un’utile combinazione come quella dell’utilizzazione dei simboli: l'evocazione d’immagini provenienti da vari sensi accresce l'effetto dinamico del simbolo utilizzato e Rosalba Sgroia lo ha elementarmente stimolato.
LA MESSINSCENA
di Rosalba Sgroia

Non meritate ingegno e arte
a rallegrare vita e morte,
ma solo corse e sfinimenti
sapranno tendervi la mano.
Di roboanti messinscene,
di chilate di fandonie
son costellate le giornate.