|
FATTI
03 aprile 1987: Il processo contro la mafia in corso a Messina si conclude con un verdetto che suscita polemiche: dei 245 imputati, soltanto 65 sono condannati per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti ed estorsione.
03 aprile 2004: all’età di 62 anni muore, in circostanze non chiarite, la cantante romana Gabriella Ferri, caduta da un balcone della sua abitazione. Secondo voci non confermate soffriva da tempo di depressione.
04 aprile 1992: ad Agrigento, la mafia uccide il maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, che indagava sull'assassinio del giudice Rosario Livatino.
05 aprile 2001: cinque nordafricani sono arrestati dalla polizia perché ritenuti appartenenti ad una cellula terroristica Italiana che fa riferimento al miliardario saudita Osama Bin Laden e in collegamento con gli ambienti islamici coinvolti nel progetto di attentato all'ambasciata Usa a Roma. L’allarme, causato dalla scoperta del piano nel gennaio scorso, ha spinto il dipartimento di Stato Usa a chiudere l'ambasciata.
06 aprile 2001: la Corte Costituzionale da via libera al referendum sulla Devolution. I cittadini della Lombardia potranno andare a votare per dare più poteri alla Regione in materia di scuola, sanità e polizia.
06 aprile 2004: muore ad Albano Laziale all’età di 78 anni, Enrico Ameri, la voce storica del calcio italiano, a lungo conduttore della trasmissione radiofonica «Tutto il calcio minuto per minuto».
07 aprile 1999: circa 60.000 persone, provenienti da tutta Italia, prendono parte ad un imponente corteo che si svolge a Bari, per manifestare contro la guerra nei Balcani, e a favore del negoziato per la pace.
08 aprile 2000: dopo il completamento della mappatura del genoma umano, avvenuto negli Usa, il premio Nobel, Renato Dulbecco, ha affermato che questo è un risultato importantissimo, una premessa alla comprensione del comportamento di tutti i geni.
09 aprile 2002: il Tribunale del Riesame di Torino, che a fine marzo decide la scarcerazione di Anna Maria Franzoni accusata dell'omicidio del figlio Samuele Lorenzi, in un'ordinanza lunga sessantotto pagine depositata oggi, smonta l'accusa del GIP Fabrizio Gandini, sostenendo: «Contro di lei indizi né precisi, né univoci».
PARLIAMONE
KAROL WOJTYLA – IL PAPA DELLA SPERANZA
Karol Wojtyla è eletto Papa all'ottavo scrutinio,lunedì 16 ottobre 1978, con 99 voti su 111. Il nuovo Papa ha cinquantotto anni. Il 263° successore di Pietro assume il nome di Giovanni Paolo II. Da ricordare che il Papa polacco è eletto dopo trentatré giorni del pontificato di Giovanni Paolo I. La Sua elezione è accolta con grande stupore. La decisione del Conclave supera quattro secoli di tradizioni della Chiesa. Infatti, dopo quattrocentocinquantacinque anni, infatti, il Vaticano elegge alla guida della Chiesa cattolica un Papa non italiano: l'ultimo era stato Adriano VI. Durante il suo primo discorso, del 22 ottobre, in una Piazza San Pietro gremita di folla, Wojtyla lancia il suo motto per il pontificato: «Non abbiate paura. Aprite le porte a Cristo e alla speranza».
Questo è il primo passo di un lungo viaggio che nel mondo ha visto Wojtyla indiscusso protagonista di autentiche rivoluzioni sul piano teologico, spirituale, sociale e politico. Gli eventi che lo hanno fatto amato dai cattolici, rispettato dai fedeli delle altre religioni, stimato dai non credenti. Il Papa polacco caratterizza la sua missione d'evangelizzazione viaggiando in ogni continente in viaggi apostolici. In quasi venticinque anni di pontificato riesce a raggiungere novantaquattro Paesi dove porta la parola del Vangelo e si confronta sulle problematiche del mondo moderno, senza reticenze, con le altre fedi religiose, del mondo laico e l'intera umanità. Ogni Suo è un autentico pellegrinaggio «al santuario vivente del Popolo di Dio». Il significato delle visite compiute ai Paesi e alle singole Chiese locali di tutto il mondo si concreta in questa logica. Karol Wojtyla,viaggia per annunciare il Vangelo in ogni angolo della terra, sostenuto da tutta la Chiesa, ma anche da una forza morale e fisica fuori del comune. Nei suoi viaggi vuole «confermare i fratelli» nella fede, per consolare la Chiesa, per incontrare l'uomo, perché secondo una Sua suggestiva espressione «Roma non è più a Roma ma, proprio perché è cuore di una Chiesa pellegrina, è diventata pellegrina anch'essa sulle strade del mondo».
Sempre i Papi del Ventesimo secolo sono intervenuti per la pace contro la guerra, tutte le guerre. Lo ha fatto Benedetto XV, che definì la Prima Guerra Mondiale «una inutile strage». Lo ha ripetuto Pio XII, quando nel 1939, afferma: «Tutto può essere salvato con la pace, tutto può essere perduto con la guerra». Il Concilio Vaticano II ha affermato: «Se non verranno in futuro conclusi stabili e onesti trattati di pace universale (…) l’umanità (…) sarà forse condotta funestamente a quell’ora, in cui non altra pace potrà sperimentare se non la pace di una terribile morte». Sempre Pio XII nel 1951 afferma: «Oggi meno che mai» la guerra può essere «un mezzo atto a dirimere i conflitti e a ristabilire la giustizia», perciò la guerra è giustificata solo nel caso della legittima difesa. Giovanni XXIII, nel 1963, nell’enciclica Pacem in Terris scrive: «Nella nostra età, in cui è disponibile la forza atomica, riesce impensabile che la guerra sia più strumento di reintegrazione dei diritti violati». Il questo modo è scardinato il legame tra guerra e giustizia che per quindici secoli ha guidato la riflessione ecclesiale sul tema. Gli interventi successivi dei pontefici non fanno altro che suggerire queste affermazioni: basti citare Giovanni Paolo II che in Gran Bretagna, in piena guerra delle Falkland, afferma: «Oggi la portata e l’orrore della guerra moderna, sia essa nucleare o convenzionale, la rendono totalmente inaccettabile per comporre dispute e vertenze tra le nazioni». E durante Desert Storm, del 18 gennaio 1991, ribadirà: «La guerra non può essere un mezzo adeguato per risolvere completamente i problemi esistenti tra le nazioni; non lo è mai stato; non lo sarà mai»
Giovanni Paolo II esorta le grandi religioni del mondo al dialogo e al rifiuto delle logiche della guerra. E di fatto, così facendo, evita con intelligenza diplomatica l’islamizzazione e l’allargamento del conflitto in Iraq. Oggi per la Santa Sede l’uso della forza militare è giustificato solo se si richiama a un concetto fondamentale già espresso da Giovanni Paolo II nel Natale 2002: «se la comunità internazionale, ispirandosi al diritto internazionale e in particolare alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, giudicasse opportuno e proporzionato il ricorso alla forza».
I GRANDI PAPI DELLA STORIA
Sono dodici i grandi predecessori di Karol Wojtyla, su duemila anni di storia della Chiesa Cattolica. Molti di loro sono ricordati con affetto e reverenza, altri più per le loro capacità diplomatiche e la loro intransigenza dottrinale.Tutti hanno svolto, un ruolo di primo piano e hanno cambiato in qualche modo la vita della Chiesa.
Leone Magno (440- 461) Dottore della Chiesa, che impose la supremazia del vescovo di Roma sugli altri vescovi e nel 452 scongiurò l’invasione di Roma da parte di Attila.
Gregoria I Magno (590 – 604) Dottore della Chiesa, costruì le basi per la fondazione dello Stato Pontificio; promosse l’evangelizzazione dell’Inghilterra e fu il primo biografo di San Benedetto.
Poi si sono susseguiti Gregorio VII (1073 – 1085), che afferma il primato della Chiesa sul potere secolare, si ha così la lotta per le investiture;
Innocenzo III (1198 – 1216), considerato il fondatore dello Stato Pontificio;
Bonifacio VIII (1294 – 1303), il più acceso sostenitore del primato della Chiesa sulle monarchie nazionali; Giulio II (1503 – 1513) è il più grande mecenate del Rinascimento italiano; Paolo III (1534 – 1549), ricordato per aver indetto il Concilio di Trento; Pio IX (1846 – 1878) il Papa del Risorgimento che promulga la costituzione liberale dello Stato Pontificio; Leone XIII (1878 – 1903), affronta con spirito aperto e consapevole della modernità scrivendolo nell’Enciclica «Rerum, Novarum», del 1891; Pio XII (1939 – 1958) ha avuto il compito gravoso di guidare i fedeli attraverso la tragedia della Seconda Guerra Mondiale; Giovanni XXIII (1958 – 1963)il Pontefice più amato,che con il Concilio Vaticano Secondo, avvia una grande opera di rinnovamento della chiesa; Polo VI (1963 – 1978) che presieduto il Concilio Vaticano Secondo, impegnandosi in numerosi viaggi per avvicinare alla Chiesa di Roma i Cattolici di tutto il Mondo.
LA POESIA DELLA SETTIMANA
NON SI STUPISCE LA FIUMARA
di Karol Wojtyla
Non si stupisce una fiumara scendente
E silenziosamente discendono i boschi
Al ritmo del torrente
– però un umano si meraviglia.
Il varco che un mondo trapassa attraverso l’uomo
È dello stupore la soglia,
(una volta, proprio questo portento fu nominato "Adamo".)
Ed era solo, col suo stupore,
fra le creature senza meraviglia
– per le quali esistere e trascorrere era sufficiente.
L’uomo con loro scorreva
sull’onda dello stupore!
Meravigliandosi…
*********************************************
L’asserzione principale di questa lirica del Santo Padre è che «L’uomo è il «luogo d’incontro primordiale del Verbo».
Molti si chiedono come mai il Sommo Pontefice ha sentito il bisogno di ritornare a comporre opere poetiche, come aveva fatto da giovane.
Dobbiamo tener presente che in Italia è noto che «Benedetto Croce nega valore di poesia ai Promessi Sposi di Manzoni, e in particolare alla tesi teologica di fondo del romanzo. Inoltre,nella Divina Commedia di Dante separa le parti (da lui) considerate veramente «poetiche», da quelle giudicate «filosofiche» e «teologiche», quindi non-poetiche». In realtà, si tratta di un’idea errata.
Paul Valéry, sostiene (nell’Athenaeum del 23 luglio 1920) che poesia e filosofia non possono fondersi insieme, in quanto implicano «condizioni e applicazioni dello spirito incompatibili fra di loro»; la filosofia crea nozioni, ossia concetti, mentre il poeta esprime stati d’animo, portandoli ad un punto di perfetto godimento.
Il Poeta Thomas S. Eliot, riprendendo le affermazioni di Valéry e mettendole a confronto con la poesia di Dante, le confuta in maniera perfetta. E ciò che dice per la poesia di Dante vale anche per la poesia di Wojtyła. «Senza dubbio – egli scrive – la fatica del filosofo, dell’uomo che cerca di trattare idee pure, e la fatica del poeta, che può essere quella di realizzare le idee, non si possono sostenere contemporaneamente. Ma questo non significa negare che la immaginazione visiva poetica possa essere in certo senso filosofica. Il poeta può trattare i concetti filosofici, non come materia di discussione, ma come materia di visione». E ancora: «Quella di Dante è una immaginazione visiva»
Il tutto significa che il filosofo in quanto creatore di concetti è un «pensatore», mentre il poeta in quanto creatore di immagini è un «visionario» e dissacratore della realtà. «Proprio perché visionario, vede ed esprimere per «immagini» ciò che il filosofo e il teologo esprimono per concetti».
Bibliografia
Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes, n. 82).
PIO XII (Discorso al Corpo Diplomatico - 1/1/53)
Giovanni Polo II (Discorso a Coventry - 30/5/82).
(Opere 1904-1930, edizione Bompiani, p. 419)
|