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I pouf e le poltrone sacco nella storia e nel costume degli italiani (ma non solo)

Domenica 27 Luglio 2014 19:47 redazione nonsoloparole
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fracchia_pouf
I pouf e le poltrone sacco nella storia e nel costume degli italiani (ma non solo)

 

Le novità nel campo dell'arredamento vengono spesso salutate attraverso modi e tempi differenti che distinguono chiaramente un costume che si modifica. E i pouf non fanno differenza. Tranne per il fatto che dalla loro nascita a oggi si confermano icone del design italiano e internazionale

 

Tutti lo ricorderanno fin da quando erano piccoli: parliamo del celeberrimo sketch in cui Paolo Villaggio aveva difficoltà a sedersi su un pouf del tipo poltrona a sacco. Lo sketch, che si era inizialmente imposto in televisione, fu portato anche sul grande schermo e non terminò la sua immensa carica comica. Nella scena, Villaggio nel personaggio di Fracchia, già provato dagli eventi, non riusciva a sedersi sul pouf, uno dei modelli più in voga negli anni '70, e quando ci riusciva lo faceva molto maldestramente.

 

 

Il rapsodo COSIMO CINIERI in ODE MARITTIMA di Fernando Pessoa

Martedì 08 Luglio 2014 09:40 monica rossi seelye
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Il rapsodo COSIMO CINIERI in ODE MARITTIMA di Fernando Pessoa

YAP MAXXI ORE 21              Ingresso LIBERO fino a esaurimento posti

Roma- Via Guido Reni, 4a

Con BIBIANA CARUSI, soprano e flauto traverso;

DOMENICO VIRGILI, direzione, orchestrazione, pianoforte;

MARCELLO FIORINI e SALVATORE ZAMBATARO, fisarmoniche;

MIMMO GORI, percussioni.

Musiche originali di Domenico Virgili e Marcello Fiorini.

Regia: IRMA IMMACOLATA PALAZZO

Quasi un trip iniziatico che, prendendoci per mano, non si risparmia nessuna scaltrezza linguistica per guidarci

 

Alexsandr CAJANOV: Lo specchio veneziano. A cura di Luigi Alviggi

Venerdì 30 Maggio 2014 00:00 redazione nonsoloparole
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Cajanov

LO  SPECCHIO  VENEZIANO

di  Alexandr  Cajanov

 

 

Questo racconto, breve ma intenso, risale al 1921, scritto dall’Autore insieme con altre quattro novelle “romantiche”, tutte nel filone del fantastico russo che ci darà il grande capolavoro “Il maestro e Margherita” del medico ucraino Michail Bulgakov, terminato prima della sua morte (1940) ma pubblicato solo nel 1973. È da segnalare la “fantastica” coincidenza che un personaggio di una di queste novelle di Cajanov si chiama proprio Bulgakov: incredibile ma vero, la realtà giunge a superare la fantasia.

Economista agrario – l’agraria era una passione dei genitori -, Cajanov ebbe una sorte sventurata. Nato nel 1888 a Mosca, incappò nelle purghe del regime staliniano. Arrestato una prima volta nel 1930, nonostante un’abiura dei suoi principi del 1929, finirà fucilato in Kazakistan nel 1937. Sulle sue opere scese un lungo silenzio, rotto dalla riabilitazione del 1987 e dal crollo dell’URSS nel 1989. Socialmente brillante e ben inserito negli ambienti moscoviti, aveva idee e progetti troppo innovativi per non richiamare l’attenzione della potentissima polizia segreta -  allora OGPU, l’antenata del KGB -, il cui principale precetto era il conformismo ai canoni approvati e propagandati dal regime. Cajanov promuoveva la cooperativa contadina, giusto all’opposto della collettivizzazione statale imposta nel paese dal Governo.

Il romanzo si apre sui riflessi a specchio, increspati dalle piccole onde delle imbarcazioni, dei mille canali di Venezia. Il ricco Aleksej è in visita ad un negozio d’arte alla ricerca delle raffinate cose di cui è acceso estimatore per il suo nuovo palazzo sulla Jauza, piccolo fiume moscovita. Ed è qui che incontra il vero protagonista, un antico specchio che entrerà da padrone nella sua vita, riducendolo ad uno schiavo quasi fuor di ragione. L’incontro tra i due è un funesto colpo di fulmine:

 

La Sindrome di Stoccolma

Giovedì 29 Maggio 2014 08:43 Micco07
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Sembrano manichini, figli dei giornaletti patinati, essi non ridono mai ma vivono come oggetti sottomessi al mercato del superfluo; si fanno chiamare “ARTISTI” ma quello che vendono conta più di quello che fanno o non sanno fare, e non riescono a farlo perché chiusi in un’immagine perenne di duri. Sono oggetti da marketing, bianchi ma con la lampada abbronzante sempre accesa come i riflettori della società vacua che rappresentano…il nulla gioioso ma efficace per vendere cose che butteremo nel cesso il mese prossimo e poi sotto con la nuova inutile pubblicità: automobili, occhiali firmati, abiti per anoressici mai malati…e noi? Finti borghesi senza mai un centesimo pronti ad osannare, a scannarci per un autografo e difendere i carnefici del nuovo millennio, mentre inauguriamo la “guerra dei poveri” costretti ad acquistare beni di lusso a rate ad interessi zero. Amiamo il nostro carnefice, non vi è dubbio, come una sorta di Sindrome di Stoccolma non riusciamo ad amare chi sta peggio di noi ma solo biasimare la povertà, siamo pronti a scagliarci contro tutti quelli uguali a noi, poveri scemi, che acclamano il vuoto ed odiano il prossimo come se stessi…

stoccolma

 


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